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STORIE

Canzoni contro la guerra

Moreno Biagioni · Fuori Binario n. 266, Ottobre 2024, pagina 8

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Rubrica: STORIE | Autore: Moreno Biagioni

Il 4 novembre, festa delle Forze Armate, 12esima edizione dell'evento antimilitarista le cui radici affondano nella tradizione pacifista fiorentina

Il 4 novembre al Circolo "L'Affratellamento", una delle più vecchie società di mutuo soccorso, si terrà la dodicesima edizione di "Canzoni contro la guerra", iniziativa pacifista nata nel 2012 da un'idea del Comitato Fermiamo la Guerra e dall'Istituto Ernesto De Martino, in contrapposizione alla cosiddetta "Festa delle Forze Armate".

In questi dodici anni (si è saltato il 2020 a causa della pandemia) "Canzoni contro la guerra" si è creato un suo pubblico, dando il suo piccolo contributo a quell'ampia galassia pacifista, che ha avuto punte molto alte di presenza attiva sullo scenario mondiale e che oggi è in una fase di riflusso, con un diffuso clima bellicista che trova notevoli spazi sui media e fra i soggetti politici.

L'evento affonda le radici nella tradizione pacifista fiorentina e si rivolge a una galassia la cui iniziativa sarebbe estremamente importante rilanciare, visto che di conflitti armati ve ne sono molti nel mondo.

L'idea di contrapporre delle iniziative pacifiste alla ricorrenza della festa delle Forze Armate - e della vittoria nella guerra del '15/'18 - viene da lontano, in quanto da tempo, da varie parti, si era cominciato a pensare che ci fosse poco da far festa per quella che era stata "un'inutile strage" e che non fossero nemmeno da festeggiare le Forze Armate, visto che gli armamenti producono sempre morte e devastazione.

Già negli anni '60 dei cattolici fiorentini, "lapiriani", avevano diffuso il 4 novembre volantini anti-militaristi e a Firenze il Sindaco La Pira aveva riunito le città del mondo contro la guerra e contro il riarmo atomico, per far sì che gli Stati, sotto la pressione delle comunità urbane, imboccassero finalmente strade pacifiche.

Sempre a Firenze aveva preso corpo l'azione per l'obiezione di coscienza al servizio militare, con la proiezione, non ancora permessa nelle sale, di "Tu non ucciderai" di Autant Lara; la "Lettera ai cappellani militari" della Scuola di Barbiana e la successiva "Lettera ai giudici" di don Milani; il sostegno di padre Balducci ai primi obiettori, che subivano il carcere per non aver voluto indossare la divisa e imbracciare le armi.

Tutto ciò si inseriva in un percorso animato da ristrette minoranze, il cui principale esponente era Aldo Capitini, del Movimento di Azione Nonviolenta, di ispirazione gandhiana, organizzatore nel 1961 della prima Marcia Perugia-Assisi, una Marcia che sarebbe poi ripresa nel 1978, divenendo un appuntamento annuale del pacifismo italiano.

Il movimento contro la guerra aveva dato luogo, negli anni '80, a grandi manifestazioni, perché i venti di guerra erano tornati a soffiare minacciosi - in Irak, nei Balcani, in Afghanistan. A Firenze era risuonata alta e forte la parola di padre Balducci, con i suoi Convegni "Se vuoi la pace, prepara la pace" e in piazza San Giovanni, accanto al Battistero, era stata montata la Tenda della Pace.

Sempre negli anni '80, a Comiso, in Sicilia, il movimento era riuscito ad ostacolare l'installazione dei missili statunitensi Cruise e fu anche per la pressione esercitata dal movimento che fu raggiunto un accordo fra il Presidente degli Stati Uniti Reagan e il Presidente dell'Unione Sovietica Gorbaciov, per non installare in Europa ulteriori missili, sia ad Ovest che ad Est.

Dopo un periodo di stasi - del movimento, non delle guerre, che sono proseguite intense -, le iniziative pacifiste hanno ripreso con forza nella stagione dei Social Forum, culminata nel Social Forum Europeo di Firenze del 2002, quando le quattro giornate di incontri sono state concluse da una straordinaria manifestazione per la pace, dando inizio a quella mobilitazione che vedrà nascere, nella realtà fiorentina, il Comitato "Fermiamo la guerra", tra gli ispiratori dell'evento pacifista del 4 novembre.

La soluzione dei problemi non può passare dalla via delle armi, ma ha come unica possibilità la trattativa, la mediazione, il rifiuto "senza se e senza ma" dell'uso della forza. Tutte le energie andrebbero concentrate sul far fronte alla crisi energetica e ambientale, che richiederebbe un radicale cambiamento di rotta nelle politiche generali e nei comportamenti individuali, negli stili di vita, nelle relazioni fra le persone, al fine di recuperare una dimensione di comunità oggi inesistente, un cambiamento di cui per ora si vedono poche tracce.

Per questo occorre come premessa indispensabile il NO ALLA GUERRA, a cui devono poi, immediatamente, far seguito scelte di rinnovamento profondo, in grado veramente di costruire un mondo in cui la cura - di sé, delle altre persone, dell'ambiente - prenda il posto del profitto nella scala dei valori, la solidarietà e la cooperazione prevalgano sulla competizione, il mercato non sia più il punto di riferimento a cui subordinare tutto il resto. In altre parole, si ricominci a parlare di socialismo come sbocco razionale di una situazione che sta portando l'umanità verso il baratro.

Anche un'iniziativa come "Canzoni contro la guerra" può dar luogo a pensieri e riflessioni che mettono in discussione lo stato di cose attuale e definiscono, a partire dal no alla guerra, un orizzonte diverso. Per tutto questo la nostra iniziativa di novembre costituisce un'alternativa alla retorica patriottarda e militarista della Festa della Vittoria e delle Forze Armate e intende esprimere un'altra visione della società. Siamo convinti che anche la musica ed il canto abbiano un ruolo in questa prospettiva. "Canzoni contro la guerra" ne è una testimonianza efficace.

Pagina 8 del numero 266 Uscito sul numero 266 (Ottobre 2024), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero