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CONTROVENTO
Rifiutare il nazismo
Claudia Daurù · Fuori Binario n. 265, Settembre 2024, pagina 2
!Controvento
Rubrica: CONTROVENTO | Autrice: Claudia Daurù
Per fede e per coscienza, dissero no a Hitler. La resistenza solitaria di una coppia di austriaci
Quando nel 1933 Hitler arriva al potere, Franz Jägerstätter ha 26 anni. È un contadino pratico e benvoluto che vive in un paesino dell'Alta Austria. È una persona semplice, ha salde convinzioni religiose ma non è bigotto, ha l'abitudine di leggere, di farsi domande, di ragionare con la propria testa, di confrontarsi con la moglie Franziska e pochi amici.
Di fronte al dilagare del nazismo, che in soli 5 anni porterà l'Austria all'annessione al Terzo Reich e la Germania nel '39 ad invadere la Polonia, dando inizio al secondo conflitto mondiale, si chiede cosa stia portando l'Europa verso la guerra. Comprende che il nazismo si diffonde da un lato con la minaccia e la violenza esercitati dai nazisti di ogni livello, dall'altro con l'accettazione, da parte delle persone comuni, di mille compromessi che determinano il coinvolgimento di tutti nel sistema nazista: così decide di non cedere alla paura.
Al plebiscito per l'annessione dell'Austria al Reich, il suo è l'unico voto contrario del villaggio e, successivamente, non chiede ai nazisti quei favori che gli eviterebbero l'addestramento militare.
Le ragioni del suo rifiuto del nazismo e della guerra poggiano su un sentimento religioso vero e riflettuto. Condivide le idee di J.M. Gföllner, uno dei rari vescovi che si opposero al nazismo e che, nel 1933, in una lettera ai fedeli scrisse: "Il nazionalismo è afflitto da materialistico delirio razzista, da nazionalismo ateo, da una visione nazionalista della religione, da finto cristianesimo; pertanto rigettiamo il suo programma religioso. Tutti i cattolici fedeli devono rifiutarlo e condannarlo … è impossibile anche essere buoni cattolici e veri nazionalsocialisti".
Gföllner rimase sempre coerente ma nella Chiesa molti sottovalutarono il nazismo e molti lo sostennero in silenzio o apertamente. Coloro che si opposero furono minacciati, incarcerati, inviati ai lager; in breve scomparvero dalla circolazione. Del resto il Reich voleva liberarsi dell'influenza di tutte le Chiese e lo fece asservendole, minacciandole, neutralizzandole.
Al ritorno dall'addestramento, Jägerstätter decide che non avrebbe combattuto e, nel tempo che precede la chiamata alle armi (nel febbraio 1943), si pone molte domande, mettendo per iscritto i suoi pensieri. Tra questi troviamo: "Oh noi povero popolo tedesco, accecato dalla mania di grandezza, riusciremo a tornare alla ragione? … questa guerra che noi tedeschi stiamo conducendo contro quasi tutti i popoli e le nazioni della terra forse è scoppiata improvvisamente, come una terribile tempesta, e quindi non si può fare altro che guardare impotenti la grandine, al massimo pregare che smetta presto? Quasi tutti noi sapevamo dai giornali, dalla radio, dai raduni …ciò che Hitler voleva attuare…". E poi ancora: "È una presa in giro chiedere a Dio la pace quando non la vogliamo affatto, perché altrimenti dovremmo deporre finalmente le armi".
Inoltre sulle connivenze della chiesa con il nazismo Franz scrive: "Vorrei vedere dei cristiani che riescono a resistere nei tempi bui con lucidità, calma e sicurezza, che si oppongono con letizia e spirito di servizio all'assenza di pace e di gioia, all'egoismo e all'odio; che non sono canne sbattute dal vento, che non stanno a guardare cosa fanno i camerati e gli amici, ma che si chiedono cosa insegna la fede e cosa dice la loro coscienza".
Nel febbraio 1943 arriva la chiamata alle armi. Franz si presenta alla caserma e dichiara che, come cristiano, non può servire Hitler né combattere. Trasferito al carcere di Linz si rende disponibile per un servizio in sanità ma non viene ascoltato. A luglio è processato e condannato a morte. Il 9 agosto 1943 viene decapitato.
In quel momento Franziska, lontana centinaia di chilometri, sente una forte emozione tanto da annotare l'ora.
I preti che fino all'ultimo cercano di convincerlo ad andare al fronte usano due argomenti: il buon cristiano deve obbedienza all'autorità politica e religiosa e la responsabilità non è dei singoli ma dei superiori. A queste critiche Franz risponde, con le parole e i fatti, affermando il valore della libertà di coscienza, della responsabilità personale, della coerenza.
Franziska – che più di ogni altro lo ha compreso e sostenuto – rimane sola con le tre figlie, isolata per decenni, osteggiata e ritenuta responsabile di non aver dissuaso il marito dalle sue scelte. L'Austria democratica per anni non riconobbe alcun sostegno alla famiglia, e la Chiesa – interessata ad una pacificazione sostanzialmente basata sulla rimozione – per anni non volle si parlasse di lui o lo si portasse ad esempio.
Solo alla fine degli anni Sessanta la sua storia ha cominciato a riemergere e a solo partire dagli anni 2000 il Vaticano ha avviato il processo di beatificazione che si è concluso nel 2007, quando Franz è stato dichiarato Beato.
Due libri e un film
Una storia d'amore, di fede e di coraggio, Franz e Franziska Jägerstätter di fronte al nazismo, a cura di Giampiero Girardi e Lucia Togni, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2013.
Erna Putz, Franz Jägerstätter. Un fulgido esempio in tempi bui, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2023.
Hidden life [La vita nascosta], film del 2019 scritto e diretto da Terrence Malick.
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Uscito sul numero 265 (Settembre 2024), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
