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FINE PENA MAI
Galere in fiamme
Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 265, Settembre 2024, pagina 4
!Carcere
Sezione: FINE PENA MAI | Autore: Francesco Martinelli
63 suicidi dall'inizio dell'anno: la reclusione è insopportabile per chi da una cella rovente non vede prospettive di futuro
Dall'inizio dell'anno 2024 ad oggi sono stati contati 63 suicidi all'interno delle patrie galere italiane. Fate un esercizio e paragonate questo dato alle morti causate da una delle tante guerre del mondo. Bravi! È una guerra con poche vittime! Peccato che siano tuttx civili che hanno preferito la morte piuttosto che la galera. C'era forse qualcosa che li spaventava così tanto da rinunciare alla vita? Si stavano forse reintegrando così tanto nella società che qualcuno o qualcosa gli ha fatto pensare che forse non ne valeva la pena? Non credo, soprattutto parlando con chi dal carcere ne è uscito.
Si dice che le proteste degli ultimi mesi siano dovute al caldo e, dato che la capienza delle carceri è molto sotto il reale numero degli occupanti, non lo metto in dubbio. Ma il trattamento che i detenuti e le detenute subiscono è degradante e se qualcuno si rifiuta di entrare in cella è effettivamente legittimo. Non solo perché ci si scotta i piedi nei quattro metri quadri di cemento. La penitenziaria talvolta per dispetto accende quei termosifoni che d'inverno non funzionano (ne siamo stati testimoni diretti!). Non è questo che però alza la temperatura. Negli ultimi tre mesi le proteste nelle carceri sono dilagate dal sud al nord come un vento sahariano.
Si parla di educazione e reinserimento, per chi ha la fortuna di uscire, ma chiedendo ai detenuti e alle detenute tornati in libertà cos'è che effettivamente gli manca, questa è la possibilità reale di ritrovare un posto nel mondo esterno. Se c'è una recidiva del 70% in Italia, secondo me è perché chi esce da queste istituzioni non ha mezzi. Hai voglia a fare programmi Ser.d. e co. Hai voglia a essere il carcerato modello, seguire percorsi psicologici o lavorativi e avere amici. Per carità, tutto fa, a volte questi mediatori sono davvero importanti, ma anche se uno prende una laurea, è inutile se non gli è data la possibilità di esprimersi. Sante Caserio nel 1893 era un semi analfabeta eppure le sue idee erano molto chiare. Da allora non è cambiato molto. Quando si esce dal carcere si scopre che alcuni dei percorsi seguiti non contano nulla. Conta invece, e pesa molto, il fatto di essere un ex detenuto.
Inoltre, tra sovraffollamento e isolamento c'è una situazione di disagio che i garanti e i direttori carcerari non riescono a risolvere e le statistiche di cui prima ne sono la conferma. I/le detenutx che vivono in queste condizioni disumane finiscono per perdere le speranze e trascinarsi in un'apatia che spesso purtroppo si traduce in disinteresse per sé stessi.
Personalmente credo negli strumenti e non nella rieducazione. Non si cancella una vita, ma la si può arricchire. Un abbraccio a tutte le sorelle ed i fratelli detenuti, vi aspettiamo fuori con la speranza di non rientrare anche noi con la recidiva. Vi voglio bene.
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Uscito sul numero 265 (Settembre 2024), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
