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ATTUALITÀ
La trappola dell'azzardo
Felice Simeone · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 4
!Attualità - Azzardo
Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Felice Simeone
La probabilità di vincere al superenalotto è di una su 620 milioni. La probabilità di morire centrati da un meteorite è di una su due milioni, mentre quella di un incidente sull'aereo su cui stiamo viaggiando è di una su un milione e mezzo. In parole povere, prima che vinciamo al superenalotto potremmo essere già morti, e più di una volta. Eppure, ci hanno raccontato di uno che ha vinto; noi stessi abbiamo racimolato qualche euro grattando dal tabaccaio. Qualcuno deve pur vincere prima o poi il premio plurimilionario: e perché non proprio io?
L'attesa, il desiderio, la speranza, la delusione, le vincite minuscole ma inaspettate spingono ad un'altra giocata, e poi un'altra ancora, e poi ancora. Giocare diventa abitudine, poi vizio. Proprio in quel momento, forze molto persuasive ci attraggono dentro il vortice della dipendenza. Nel 2013, il gioco d'azzardo è stato riconosciuto come una patologia, alla stregua delle dipendenze da sostanze, ed è diventato oggetto di salute pubblica.
Avviso Pubblico, una rete da tempo impegnata a diffondere consapevolezza sui pericoli del gioco, ha presentato questi dati in una serie di eventi in giro per l'Italia, di cui l'ultimo, "La Trappola dell'azzardo", si è tenuto a Firenze lo scorso 8 Maggio. Nel 2022, in Italia si è giocato per 130 miliardi di euro: una cifra enorme se si pensa che le leggi finanziarie dello Stato si fermano a soli 30 miliardi l'anno. Ed è molto probabile che questa cifra crescerà in futuro viste le tendenze degli ultimi anni. I dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, analizzati dalla rete di enti locali Avviso Pubblico, rivelano, infatti, un aumento costante della spesa su tutti i canali di gioco, sia quelli fisici che quelli on-line, negli ultimi tre anni.
La Toscana è la nona regione per volume complessivo di gioco (circa 10 miliardi), dove si è registrato un aumento percentuale a doppia cifra per ogni categoria di gioco. Gli anni della pandemia non hanno invertito queste tendenze: la chiusura forzata dei luoghi del gioco fisico ha fatto esplodere il gioco on-line.
L'invito al gioco d'azzardo è costantemente intorno a noi. Si può giocare ovunque: dal tabaccaio, al bar, in stazione, in autostrada. L'azzardo è pubblicizzato su molti canali con grande seguito: in televisione, sulle maglie degli atleti, sui siti di testimonial famosi. Solo tre giornali nazionali non pubblicizzano qualche forma di gioco: il Manifesto, Avvenire e Famiglia Cristiana. Alcune sale da gioco sono aperte ininterrottamente giorno e notte. Viviamo in una immensa sala giochi.
Nel tempo si è coagulata una cultura falsamente positiva del gioco concepito come possibilità di dare una svolta ad una vita difficile. È un'illusione, che funziona solo perché i rischi del gioco patologico e della dipendenza vengono deliberatamente nascosti. La realtà, infatti, è che il gioco può generare sofferenza. Non sono rari gli sportivi, soprattutto calciatori, che si sono rovinati con le scommesse, ma in questi casi si colpevolizza l'individuo e mai il contesto. Sono molti gli attori che guadagnano da questo stato di cose. I gestori della filiera del gioco incassano direttamente dalle giocate: si tratta di una lobby così forte da riuscire ad ottenere dal Parlamento, nel 2019, il divieto della diffusione dei dati sul gioco fisico, come denunciato da Federconsumatori e CGIL nel "Libro nero dell'azzardo".
Anche lo Stato ci guadagna attraverso gli introiti erariali. Si tratta, però, di somme ingenti ma non irrinunciabili, che ammontano a circa dieci miliardi l'anno. Derivano soprattutto dalla filiera del gioco fisico; nel caso, molto probabile, che il gioco on-line cresca in futuro, questi introiti si ridurranno considerevolmente. La CGIL ha fatto notare che comunque questo gettito andrebbe riconsiderato alla luce della spesa degli interventi sia clinici che sociali, a carico dello Stato, provocati dal gioco patologico. Una parte della somma raccolta viene destinata anche a tamponare i bilanci degli enti locali, che spesso si trovano a fronteggiare il paradosso di varare misure di prevenzione e contenimento del gioco patologico mentre hanno bisogno degli introiti che esso genera. Infine, le mafie sono estremamente interessate alle dinamiche del gioco d'azzardo, soprattutto on-line, perché sono uno strumento efficacissimo di riciclaggio. Durante l'evento di Firenze, Andrea Bigalli, referente di Libera, ha sottolineato che la cultura della ricchezza facile, come quella che può derivare da una vincita, è criminogena di per sé; è l'obiettivo perseguito dalle mafie, anche se queste si fidano più delle pistole che del bingo!
Questa rete di interessi spesso sovrapposti non ha nessuna intenzione di ridurre l'offerta e le occasioni di gioco per un pubblico che comprende tutte le età. Uno studio coordinato dalla dottoressa Sabrina Molinaro del CNR ha rivelato che non meno di 150.000 giovani fra i 15 e i 25 anni sono giocatori problematici: la metà di loro è minorenne; fatto sorprendente se si pensa che il gioco con vincite in denaro è vietato ai minori di 18 anni. Si tratta di giovani che sono stati risucchiati nella consuetudine del gioco quasi inconsapevolmente, non essendo stati oggetto di nessuna prevenzione, né di altre forme di controllo sociale. La fotografia presentata dalla Dr.ssa Molinaro è quella di giovani fondamentalmente abbandonati a sé stessi. L'atteggiamento timido, e spesso ambiguo, delle istituzioni contribuisce al dilagare del gioco d'azzardo, e alla conseguente crescita del numero dei malati di gioco patologico.
Le leggi in vigore riescono solo in parte a contenere l'epidemia, e sono inadeguate sotto molti aspetti. Nel passato si è osservato che l'adozione del distanziometro, cioè il divieto di installare punti di gioco in prossimità di luoghi sensibili (scuole, chiese), ha portato ad una effettiva riduzione delle occasioni di gioco. Il gioco on-line, però, rende del tutto obsoleto questo strumento visto che si può scommettere tranquillamente dagli scalini di una chiesa o dentro un'aula scolastica. C'è bisogno di imporre orari durante i quali sia impossibile giocare, tanto nelle sale fisiche che in quelle virtuali. Una riduzione dei tipi di gioco sarebbe anche una misura di dissuasione: oggi assistiamo alla proposta continua di nuovi giochi che solleticano la curiosità di nuovi e vecchi clienti. Certamente, avverte Avviso Pubblico, c'è bisogno di campagne di prevenzione e di informazione: in questo caso il messaggio sarebbe semplicissimo: non si vince mai!
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Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
