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LAVORO
Sfruttamento ad arte
Mariella Marzuoli · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 5
!Lavoro
Sezione: LAVORO | Autrice: Mariella Marzuoli
Con la cultura non si mangia? Almeno un paio di ministri nel tempo hanno usato questa espressione, con o senza punto interrogativo. In una città d'arte come Firenze si può vivere lavorando nell'ambito dei beni culturali? Lo chiediamo a Vittoria e Sara del collettivo Mi Riconosci?, nato alla fine del 2015 dalla volontà di un gruppo di professioniste e professionisti del mondo dei beni culturali di cambiare la difficile realtà lavorativa del settore. Il loro sito è www.miriconosci.it.
"Sì - rispondono in modo articolato - c'è chi ci guadagna, ma non i professionisti della cultura che, a dispetto della formazione specialistica che li ha portati a essere bibliotecari, archivisti, storici dell'arte, archeologi, restauratori e molto altro, si trovano ad essere sfruttati, malpagati, precari, in un sistema in cui sia gli enti pubblici che le istituzioni private risparmiano sul costo del lavoro. Come e più che in altri settori c'è un abuso di personale volontario - continuano - per esempio nelle giornate del FAI, per ogni dipendente si arruolano 200 volontari e gli studenti prestano lavoro gratuito (o quasi). Si fa strada l'idea che sia sufficiente l'entusiasmo e la passione per fare didattica museale o fare da guida ad una mostra. Coloro che prestano il loro servizio a titolo gratuito, molto spesso senza una formazione specifica, vengono fatti passare come eroi e persone di buon cuore che si impegnano per far conoscere il patrimonio culturale del nostro Paese".
Ragionando emerge anche il problema dei contratti. "Ad aggravare la situazione vi è, inoltre, il diverso inquadramento dei dipendenti ministeriali rispetto ai dipendenti delle cooperative appaltatrici - dicono Vittoria e Sara. La stragrande maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici in appalto che erogano servizi culturali ha un contratto Multiservizi, quello per servizi di pulizie e mense, e non quello specifico per la categoria, il Federculture. Il fatto che esista un CCNL non è vincolante perché le normative permettono di applicare il contratto maggiormente presente sul territorio, che in molti casi è il già citato Multiservizi II livello e non quello Federculture".
I problemi relativi all'inquadramento sono però anche altri. "Una caratteristica spesso presente, inoltre, è quella di avere contratti di poche ore settimanali, part time involontari che, oltre ad avere una frammentazione delle ore lavorative che rende difficile l'organizzazione della vita, rende impossibile farsi una pensione. Peggiore ancora il caso delle partite IVA coatte, costrette a presentarsi come liberi professionisti, ma che di fatto hanno rapporti lavorativi con una sola azienda. Questo a parità di ruolo e mansioni, ma non di tutele. Le aperture straordinarie serali o nei giorni festivi, sono subordinate alla disponibilità di personale precario, purché sia garantita la presenza di un numero minimo prestabilito di personale ministeriale".
Chiediamo perché non ci sia un potere contrattuale maggiore in un settore centrale della nostra economia, che ormai considera il turismo così strategico da spingere le amministrazioni comunali a svuotare i centri storici dai suoi abitanti e dalle università. La risposta, ad un tempo sconsolata e combattiva, è che "in mancanza di tutele, i professionisti accettano condizioni di lavoro vergognose, per fare curriculum, per avere comunque un qualche reddito perché, se non accettano proposte di lavoro così umilianti, c'è qualcun altro che le accetterà. Mancano coordinamento e solidarietà all'interno della categoria".
È salita agli onori della cronaca degli ultimi mesi la situazione dei lavoratori delle biblioteche fiorentine: solo il 14% ha contratti a tempo indeterminato, gli altri contratti a termine, part time, o altre forme di collaborazione. La componente femminile della forza lavoro in questi settori è preponderante. "Per quanto sembri impossibile, le cose vanno peggio che altrove - ci dicono. Il 95% degli iscritti alle facoltà che formano operatori della cultura è costituito da donne. In questo settore appare ancora più chiaro il grado di sfruttamento delle donne nella società patriarcale: precariato e bassi compensi, ricattabilità, riguardano soprattutto loro. Man mano che si sale nella scala dell'inquadramento professionale, fino a ruoli dirigenziali, la percentuale delle donne diminuisce. Dirigenti e docenti sono per la maggioranza uomini. Pochissime tutele per le madri lavoratrici, molte sono costrette a cambiare mestiere".
Mi Riconosci ha lanciato inoltre un questionario sulle discriminazioni e molestie anche per rilanciare "il dibattito sulle questioni di genere e convinte della necessità di una lotta sempre più intersezionale e onnicomprensiva di tutte le categorie marginalizzate". Oltre a questo sarebbero molti gli argomenti di cui parlare, come l'apertura dello Sportello sindacale per l'archeologia in collaborazione con USB che offre consulenze sui contratti e assistenza legale.
Un'ultima domanda. Che cosa ne pensate della delibera recentemente approvata dal Comune di Firenze che stabilisce una retribuzione non inferiore a 9 euro l'ora lordi per tutti gli appalti comunali? La risposta è immediata e indignata: "Nove euro lordi per un lavoro specialistico sono pochi!" Ma come, non vi basta il fatto di lavorare in ambienti ricchi di bellezza, arte e di storia?
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Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
