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CONTROVENTO

Una questione di classe

Gian Luca Garetti · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 2

!Controvento

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Gian Luca Garetti

"L'istituzione negata" è il titolo di un libro per me fondamentale curato dallo psichiatra Franco Basaglia, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita. Edito nel 1968, il volume annovera anche un contributo di Franca Ongaro, che fu sua moglie. Racconta la storia di una realtà istituzionale in rovesciamento, oggi si direbbe in transizione, alla ricerca del passo successivo.

"Per molti anni firmavamo Franco e Franca Basaglia. C'era una totale identificazione nell'impresa di Franco. Anche se eravamo molto diversi (io sono più rigida), avevamo cose fondamentali in comune. Nella ripartizione dei ruoli la scrittura ero io, quindi mi è difficile dire o riconoscere quello che era dell'uno o dell'altra. Le cose nascevano insieme da un continuo confronto. Per questo ho difficoltà a parlare di Franco senza sentirmi coinvolta in prima persona" scriveva Franca Ongaro Basaglia, che mantenne un ruolo defilato ma autonomo rispetto alla personalità straripante del marito.

Insieme provarono ad aprire una finestra sull'impossibile: dall'utopia del rapporto uomo-donna, al sogno di spalancare le menti per assicurare una vita più umana agli ultimi. Il manicomio più difficile da abbattere è quello dentro le nostre teste, pensava Basaglia.

Nel 1961 diventa il direttore del manicomio di Gorizia. È il primo impatto col manicomio: "Un odore spaventoso che ti impregnava i vestiti e che non ti andava via neanche quando tornavi a casa, ti facevi la doccia e ti cambiavi. L'odore del manicomio. Odore di chiuso, di feci, di orine e di sofferenza". Ma non tutti i "matti" sono "matti", la maggioranza è ammalata solo di miseria. "La miseria si confondeva con la malattia, assumendone la faccia: era tutto qui il dramma umano di Gorizia", scriveva Franca Ongaro in "Salute/Malattia. Le parole della medicina".

Ci sono due tipi di psichiatria: la psichiatria dei ricchi e la psichiatria dei poveri. "Una società fondata, come la nostra, su differenze di classe, di cultura, sulla competitività, tende inevitabilmente a negare quella parte di se stessa che non sta al gioco; si creano aree di sfogo in cui si accumulano le contraddizioni, e il manicomio [ma non solo] esprime l'esclusione di ciò che ci fa paura e non comprendiamo", riportano in quegli anni gli operatori del 4° Reparto misto dell'Ospedale Psichiatrico di Firenze.

"Non penso che l'uomo sia fatto esclusivamente di psicologico o esclusivamente di un corpo biologico. Non credo nemmeno, d'altra parte, che sia fatto solo di sociale. Credo che l'uomo sia il risultato di una integrazione di tutti questi livelli e, prendendo in considerazione tutti questi fattori, noi medici dobbiamo essere allo stesso tempo biologi, psicologi, sociologi. Se non succede questo saremo sempre dei torturatori dei malati", scriveva Basaglia nelle "Conferenze brasiliane", di cui Franca fu curatrice.

Nel 1970 Franco diventò direttore del manicomio di Colorno, poi lo fu a Trieste dal 1971: "Abbiamo usato – spiega Basaglia a Ernesto Venturini, nel "Giardino dei gelsi" – tutti i mezzi che il sistema ci dava: dalla radio alla televisione, da Marco Cavallo al volo, alle infinite conferenze che siamo andati a fare un po' ovunque. Probabilmente abbiamo fatto molte cose che possono essere considerate propaganda, atteggiamenti da vedette, argomenti tanto cari ai nostri detrattori di destra e di sinistra".

La legge 180, nota come legge Basaglia, fu approvata nel 1978 nello stesso anno del diritto all'aborto. Abolì per sempre i manicomi, ma soprattutto eliminò il concetto di pericolosità per sé e per gli altri del malato di mente e collocò l'assistenza psichiatrica nel contesto dei servizi ospedalieri e sul territorio, ridefinendo il concetto stesso di malattia mentale e rimettendo al centro la cura della persona. La legge fu figlia di un compromesso politico e della fretta (incombeva un referendum di Marco Pannella), per questo non convinse mai del tutto lo stesso Basaglia, che si trovò costretto ad approvarla. Il governo e le stesse forze politiche che l'avevano approvata la tradirono subito, a partire dalla sinistra che non ne comprese la portata culturale. Tanto che la 180 a tutt'oggi non è mai stata applicata, deprivata da sempre delle strutture territoriali.

Basaglia morì prematuramente nel 1980, a soli 56 anni, e Franca Ongaro, dal 1983 al 1992, fu eletta per due legislature consecutive in Senato nel gruppo di Sinistra indipendente, dedicando la sua attività di parlamentare a difendere quella legge: dal 1978 al 1988 furono presentate alla Camera ben 12 proposte di modifica della 180 per affossarla. Si fece promotrice di altre importanti iniziative parlamentari: dalla riforma degli ospedali psichiatrici giudiziari al problema delle tossicodipendenze; dalle questioni bioetiche legate al dibattito sul fine vita fino alla modifica delle norme contro la violenza sessuale.

"La de-istituzionalizzazione - scriveva Ongaro - non poteva fermarsi semplicemente alle soglie del manicomio, ma doveva rappresentare un processo continuo contro tutti i muri di parole, contro i pensieri, i pregiudizi, le culture che potevano limitare la dignità degli uomini e delle donne".

Pagina 2 del numero 264 Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero