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Archivio › Fuori Binario n. 261 · Aprile 2024 › pagina 10

ATTUALITÀ

RSA, un mondo a parte

Anonimo · Fuori Binario n. 261, Aprile 2024, pagina 10

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Sezione: ATTUALITÀ | Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Anziani e fragili spostati come pacchi per lavori urgenti alla struttura. In una lettera tutta l'amarezza di chi ci lavora curando "farfalle grigie"

Lavoriamo al padiglione 10 di una qualsiasi città. Al piano terra c'è un centro diurno, al primo una RSA. Al centro diurno vengono, da mattina a sera, persone di una certa età che hanno qualche problemino con la memoria, demenze e Alzheimer, su cui si innestano come parassiti una miriade di altre cose.

In RSA ci sono persone un po' di tutti i tipi, non necessariamente anziane: come quelli che neanche sono vecchi, ma hanno "difficoltà socio-sanitarie poco inquadrabili" e nessuno sapeva dove sistemarli "codesti pacchi" (sono parole di Lucia, che è proprio una di "codesti pacchi" che non "si inquadrano").

E poi i grandi classici, ovvero "le teste", che poi sono quelli che capiscono meglio di noi e di voi come va il mondo ma sono in sedia a rotelle o hanno altre cose fisiche invalidanti. E ancora, l'evergreen dei "mattacchioni", che comunque, a nostro avviso, capiscono anche loro come va il mondo molto meglio di noi e voi messi insieme, ma hanno un modo di starci, nel mondo, troppo fragile e sopra le righe.

Ecco, questo è lo scenario e dentro ci stanno mille cose da raccontarvi. Ma non c'è abbastanza spazio. Cosa possiamo dirvi di nostro? Noi al padiglione 10 siamo operatori, infermieri, educatori, OSS, terapisti. Abbiamo sempre concepito il nostro lavoro come la presa in cura delle radici del nostro paese, quelle a cui il tran tran quotidiano non consente di stare dietro, di innaffiarle, di curarle. Anzi, spesso abbiamo anche avuto l'impressione di dover sostenere dei rami abbandonati, rami secchi che si sono allontanati dal tronco originario.

In questi anni abbiamo visto la struttura in cui lavoriamo cadere a pezzi piano piano. Abbiamo visto il triste gioco dello scaricabarile tra cooperative vecchie e nuove, Asl, prefetti, dirigenti, tutti bravissimi a parlare, tutti con un linguaggio sofisticato, asciutto, burocratizzato, ma soprattutto escludente e ai limiti del disprezzo nei confronti di OSS e altre figure di primo sostegno. È così facile per i vertici dire male di un operatore, dargli tutte le colpe. Addossare alla presunta ignoranza delle ultime ruote del carro i problemi di tutto. Non piace andare alla sostanza, è troppo faticoso riconoscere in un modo di fare che a prima vista può sembrare burbero quella concretezza che manca in tanti bei progetti d'appalto.

Così, ci chiudono "per un po'". Tanto siamo ruote. Intercambiabili. Ha deciso la ASL: ce lo ha detto ieri, per una cosa che avverrà in un paio di settimane, veloce. Finalmente qualcuno si è accorto che caschiamo a pezzi e c'è da fare dei lavori che forse durano sei mesi, forse nove. L'RSA, in un batter di ciglia, smembrata: gli utenti, con gli amministratori di sostegno bravi, saranno spostati nell'ala in cui non si fanno lavori, o in "struttura adeguata". Gli altri, i rami secchi, chissà… Poi ci sono le farfalle grigie del piano terra. Per loro sono importanti le cose minuscole, la routine, i luoghi fisici. E fargliele accettare, queste cose, è un lavoro che dura mesi e non è neanche detto che vada a buon fine: il cicchino in giardino per uno, apparecchiare la tavola per un'altra, le amicizie che si creano come miracoli tra utente e utente come un ultimo commovente regalo della vita. Loro, pure, li spostano come pacchi nel corridoio di qualche altra altra struttura per sei-nove mesi, che per noi e voi è una baggianata, per loro è una cosa gigantesca.

E se su un giornale a caso, una persona a caso legge tutto questo, quella persona si può forse dispiacere, anche commuovere. Ma alla fine ha i suoi problemi a cui pensare: dai figli senza futuro, al pianeta che forse implode, al lavoro quasi sicuramente di merda che fa, sempre che un lavoro ce l'abbia. Ma la notizia non c'è. Perché in uno Stato in stato d'emergenza, si pensa alle priorità. E le farfalle grigie, e i mattacchioni e le teste, sono l'ultimo dei nostri e dei vostri problemi.

Ma queste persone sono le nostre, le vostre radici, i nostri rami: noi avevamo bisogno solo di dirvelo. Di scrivere una cosa inutile come questa lettera. Anche se la notizia non c'è. La notizia non c'è. Non c'è.

Pagina 10 del numero 261 Uscito sul numero 261 (Aprile 2024), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero