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LAVORO
I corpi degli operai
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 260, Marzo 2024, pagina 5
!Lavoro
Sezione: LAVORO | Autrice: v.b. (Valentina Baronti)
Caporalato, operai a nero, maestranze che cambiano di continuo, muratori con contratti da metalmeccanici. Subito dopo il crollo, dal cantiere dell'Esselunga di via Mariti sono iniziate a uscire notizie inquietanti. Certo sono da verificare e saranno gli inquirenti a dirci cosa è successo quel giorno. Intanto però arrivano i dati dell'ispettorato del lavoro che, nella sua informativa al governo, parla del 76% di cantieri irregolari, con un incremento dell'11% rispetto all'anno precedente. È come se quel solaio, crollando, avesse scoperchiato il vaso e lasciato uscire fuori un quadro inimmaginabile di sfruttamento e dolore. Un po' come è accaduto con la campagna 8X5 (otto ore per cinque giorni) e lo sciopero dei facchini di Mondo Convenienza, che ci hanno fatto scoprire la schiavitù a due passi dalle nostre case.
Nel caso di via Mariti il rumore è stato più forte e quei corpi martoriati era impossibile non vederli. Ma sono gli stessi corpi, fiaccati, logorati, uccisi con un unico obiettivo: il profitto. Sono i corpi degli operai che si frappongono alla barbarie. La stessa che nel 2021 ha licenziato con un'email i 500 lavoratori e lavoratrici della Gkn e che, proprio nei giorni della strage dell'Esselunga, ha cancellato 80 anni di storia sindacale di Firenze con un'altra email, quella con cui l'attuale proprietà della fabbrica ha disdetto tutti gli accordi interni. Ossia tutti i diritti ottenuti dagli scioperi della Fiat di Novoli e poi dalla Gkn di Campi Bisenzio, una sorta di scudo contro la barbarie, che si tramandava da contratto a contratto, da operaio a operaio, da corpo a corpo. Fino a che "un piccolo stupido privato", per dirla con Don Milani, non ha deciso che quella storia era finita. Che quei corpi andavano rimessi al loro posto: sotto il giogo, sotto le macerie. Passato il rumore del crollo, rimane la rabbia di una classe intera, che mette la speranza al posto delle lacrime di coccodrillo delle istituzioni, una fabbrica recuperata al posto dei licenziamenti, un parco al posto di un supermercato.
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Uscito sul numero 260 (Marzo 2024), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
