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ATTUALITÀ

Più che minimo, dignitoso: solo così il salario può combattere la povertà

Fuori Binario · Fuori Binario n. 242, Estate 2022, pagina 7

La Campagna Abiti Puliti lancia una proposta per il settore moda pubblicando un prezioso dossier che analizza la situazione e suggerisce misure ad ampio raggio.

Tra il 2000 e il 2020 le retribuzioni italiane hanno subito una contrazione in termini reali, determinando un'erosione del potere di acquisto dei lavoratori. Ulteriore preoccupazione è determinata dalla recente impennata dell'inflazione spinta dai prezzi dei beni energetici e in misura minore da quella dei beni alimentari. Nel 2019, Eurostat rilevava per l'Italia un tasso di rischio di povertà lavorativa per i lavoratori di età compresa tra 18-64 anni dell'11,8%, ovvero 2,8 punti percentuali al di sopra della media UE-27.

In questo contesto il dibattito sul salario minimo è finalmente sbarcato sui media. Scontata l'opposizione di Confindustria e dei padroni in genere, lo sfruttamento di chi lavora può infatti far comodo a molti imprenditori senza scrupoli. Chi invece pensa ai loro diritti, come ad esempio la Campagna Abiti Puliti, da anni attiva sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del tessile, studia e approfondisce il tema. E lancia nell'arena mediatica il rapporto "Il salario dignitoso è un diritto universale. Una proposta per l'Italia, a partire dal settore moda" - scaricabile qui integralmente https://bit.ly/3bUnZzk - che Fuori Binario vuol far conoscere. Si tratta infatti di un dossier prezioso, che mette a fuoco la povertà lavorativa, un fenomeno sociale complesso, che va oltre la pura questione salariale e che comprende diversi fattori (individuali, familiari, istituzionali) e che, per essere affrontata e aggredita, ha bisogno di misure diverse e complementari di politica economica e fiscale, di natura legislativa e contrattuale, a livello sia nazionale che internazionale.

In questo rapporto viene affrontato il tema del salario quale prima, ma non unica, questione urgente su cui intervenire per aggredire il problema della povertà lavorativa e della diseguaglianza in Italia, a partire dalle filiere della moda. In particolare, sulla scia della proposta di salario dignitoso nel settore avanzata dall'European Production Focus Group relativamente ai paesi dell'Europa centrale, orientale e sudorientale, Abiti puliti ha calcolato un valore del salario minimo dignitoso pari a €1.905 netti mensili (ipotizzando una settimana lavorativa standard di quaranta ore settimanali, tale salario equivale a 11 euro netti all'ora).

Il concetto di salario minimo dignitoso a cui si riferisce il dossier, diritto umano riconosciuto nel diritto internazionale e nella nostra Costituzione, è definito come il valore della retribuzione base netta in grado di garantire al lavoratore e alla sua famiglia il soddisfacimento dei bisogni primari e condizioni di vita dignitose. Si differenzia dal salario minimo legale perché non si basa su valori di mercato. Sono considerati bisogni primari il cibo, il vestiario, i trasporti (abbonamenti ai trasporti pubblici), l'alloggio (spese per l'affitto o rate del mutuo, manutenzione ordinaria della casa), utenze domestiche (elettricità, riscaldamento, acqua, raccolta rifiuti, telefono, internet), istruzione, cultura e tempo libero, spese mediche ordinarie, vacanze (un viaggio della durata di una settimana per tutta la famiglia all'interno del proprio paese).

Il calcolo del salario dignitoso si basa su una metodologia piuttosto semplice, in modo da essere replicabile e aggiornabile nel tempo. L'idea centrale è quella di suddividere la spesa complessiva delle famiglie in due grandi componenti: spesa per generi alimentari e altre spese. Una volta definito il valore monetario della spesa alimentare familiare e assumendo che questa rappresenti una certa quota percentuale della spesa complessiva, otteniamo il valore del salario dignitoso come somma della spesa alimentare e della spesa non alimentare a livello familiare.

"Il pagamento di salari dignitosi a tutti i lavoratori della filiera, diritto umano e sociale fondamentale, rappresenta un passo determinante poiché obbligherebbe le imprese a produrre meno e meglio, con impatti potenzialmente positivi sul benessere dei lavoratori, sull'ambiente e sulla stessa economia. Si potrebbe così finalmente virare verso un nuovo modello di organizzazione di impresa più sostenibile, democratico e basato su un ripensamento dei tempi di vita e di lavoro", ha dichiarato Deborah Lucchetti, coordinatrice della Campagna Abiti Puliti.

È noto che la povertà lavorativa è un fenomeno complesso e multidimensionale e richiede pertanto una molteplicità di strumenti e di misure, di carattere economico, legislativo, contrattuale e culturale. Per questo, a corredo del salario dignitoso di base e per incentivare rapporti di lavoro stabili, sicuri e duraturi, nel rapporto la Campagna auspica l'attuazione di altre misure che potrebbero essere sperimentate a partire dal settore per poi essere estese all'intera economia: l'introduzione di strumenti di integrazione e sostegno dei redditi da lavoro più bassi, il cosiddetto in-work benefit e l'avvio di un percorso pluriennale e graduale di riduzione collettiva degli orari di lavoro, a parità di salario dignitoso di base, in un'ottica di netto miglioramento della qualità della vita per i lavoratori.

Le raccomandazioni alle istituzioni politiche e alle imprese dettagliate nel rapporto sono volte ad affrontare in maniera sistemica e strutturale il problema della povertà lavorativa nonché della urgente transizione verso una industria della moda sostenibile, che potrà dirsi tale solo se inclusiva, equa e democratica.

www.abitipuliti.org

Pagina 7 del numero 242 Uscito sul numero 242 (Estate 2022), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero