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Archivio › Fuori Binario n. 242 · Estate 2022 › pagina 5

DIRITTI

A Firenze percorso a ostacoli che di fatto preclude un diritto

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 242, Estate 2022, pagina 5

Le dure parole di Enrico Gargiulo - sociologo esperto di cittadinanza - descrivono l'"ostilità esplicita" della burocrazia e il "paternalismo" dei servizi sociali.

"A Firenze si è venuto a creare un meccanismo che di fatto esclude i cittadini che non riescono ad ottenere la residenza. Un meccanismo che coinvolge sia il livello burocratico che quello politico". Va dritto al punto Enrico Gargiulo, professore di sociologia all'università di Bologna e uno dei massimi esperti in Italia di cittadinanza e politiche di integrazione. Lo abbiamo intervistato in merito alla sentenza della Corte di Appello - ne parliamo qui accanto -, con la quale è stato riconosciuto il diritto di iscrizione anagrafica a un nucleo familiare che vive in un alloggio occupato a Firenze.

Prof. Gargiulo, lei nel 2019 ha partecipato alla stesura del rapporto sulle residenze invisibili a Firenze, curato da Medici per i Diritti Umani, quale situazione ha trovato?

Una cosa così, in termini di meccanismi burocratici, atteggiamenti stigmatizzanti, ostilità esplicita, non l'avevo mai vista, considerando inoltre che Firenze offre di sé un'immagine piuttosto "progressista". Mi hanno molto colpito i meccanismi con cui si nega l'iscrizione: rimandare all'infinito gli appuntamenti, temporeggiare, far stancare le persone, rendere i percorsi incomprensibili a chi non ha un certo grado di istruzione o di conoscenza della lingua. Al nucleo familiare che poi ha vinto la sua battaglia in tribunale, si contestava il fatto di non aver accettato di essere seguito dai servizi sociali. Attraverso i servizi sociali in realtà si esercita una forma di controllo. Fino al 2009 si poteva avere la residenza in due modi, o perché si aveva una dimora abituale oppure tramite il criterio del domicilio, ossia dichiarando che ci si trovava abitualmente in quel comune, senza però dover fornire un riferimento, semmai un indirizzo per la corrispondenza. Con il pacchetto sicurezza di Maroni però si introduce il dovere di fornire le prove di questo domicilio e qui entrano in gioco i servizi sociali, incaricati di verificare che quella persona si trovi effettivamente lì. Per fare questo i servizi sviluppano un atteggiamento paternalistico, con l'obiettivo di "assistere" quasi forzatamente il cittadino, dicendo che deve presentarsi ai servizi un certo numero di volte altrimenti viene cancellato, dando l'appuntamento dopo tre mesi e altri atteggiamenti che potrebbero essere interpretati perfino come vessatori.

E riguardo all'iscrizione anagrafica nelle case occupate?

Qui interviene una nuova norma, il piano casa del 2014, il decreto Renzi/Lupi, che all'art. 5 sancisce che non si possa prendere la residenza all'indirizzo di una casa occupata abusivamente. Queste persone quindi dovranno chiedere l'iscrizione secondo il criterio del domicilio, cadendo nella trappola del pacchetto sicurezza e quindi nell'orbita dei servizi sociali che li controllano.

Cosa cambia la sentenza di Firenze?

La aspettavo da anni una sentenza così. Perché scrive nero su bianco che non è legittimo costringere le persone a rivolgersi ai servizi sociali. Consideriamo che senza l'iscrizione anagrafica non si può avere il servizio sanitario, né sostegno al reddito, non si può firmare un contratto di lavoro né aprire un conto in banca. Questa assurdità si è denunciata a livello accademico, a volte anche in ambito politico, ma dirlo a livello giudiziario può fare la differenza.

Abbiamo chiesto al Comune di Firenze una posizione in merito alla sentenza, ma non abbiamo avuto risposta.

A chiarirci invece ulteriormente i contorni di questa vicenda è stato Paolo Morozzo della Rocca, professore di diritto privato all'Università di Urbino, autore di numerosi testi sul tema della cittadinanza: "La residenza è un diritto ma anche un dovere. Conoscere la residenza della popolazione è un'esigenza dello Stato ed essere esclusi dalla residenza significa essere esclusi dalla comunità, dalla cittadinanza. Questo comporta la negazione di diritti soprattutto sociali e per i cittadini italiani anche politici. Ma prima di ogni diritto si perde il diritto di esserci, di avere il proprio nome all'interno della comunità. Per questo la Corte Costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità della norma che impediva l'iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, sancendo così un principio di carattere generale: chiunque vive stabilmente in un territorio ha il diritto/dovere di risultarvi".

Pagina 5 del numero 242 Uscito sul numero 242 (Estate 2022), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero