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ATTUALITÀ

Nino e Bettina, una storia d'amore

Cecilia Stefani · Fuori Binario n. 241, Giugno 2022, pagina 11

Il giudice Caponnetto e la moglie ritratti dal figlio Massimo in un libro pubblicato da edizioniPiagge

Un amore che incrocia la storia italiana in uno dei suoi capitoli più drammatici, quello fra Antonino Caponnetto e sua moglie Bettina. Ce lo racconta il figlio Massimo nel suo nuovo libro, a metà tra biografia e romanzo. "Ho raccolto ricordi e testimonianze, cucendoli insieme. Qualcosa ho dovuto immaginarla, lavorando di tenerezza, commuovendomi spesso per queste due persone, i miei genitori, che si sono sostenute a vicenda per tutta la vita. Erano due timidi, c'era tra loro una complicità che ha superato ogni ostacolo".

Il libro inizia con Nino in bicicletta sulle colline di Pistoia, dove vive da qualche anno al seguito del padre militare. È un giovane riservato e studioso, ma anche inquieto. Bettina lo colpisce subito, ma guerra e timidezza lo bloccheranno, finché non sarà lei a farsi avanti. Poi, il matrimonio, i figli, il concorso in magistratura, anni tranquilli. Fino al 1982. "Mio padre aveva sempre avuto un legame forte con la Sicilia, un legame interiore, come con un parente che non vedi mai, ma sai che sta male e vuoi aiutare in qualche modo".

L'occasione, tragica, viene dall'uccisione di Rocco Chinnici, che rende vacante il posto all'Ufficio Istruzione di Palermo. Nino fa domanda, senza dire nulla a nessuno. "Forse per scaramanzia, ma anche perché la mamma non l'avrebbe presa bene!". E così il giudice parte per la Sicilia, dove resterà cinque anni. Sono gli anni della "mattanza", della guerra tra le cosche e allo Stato, sono gli anni del pool antimafia creato proprio da lui, che scelse per farne parte Falcone e Borsellino. "Palermo per il babbo fu la svolta della vita: era la cosa grande, la missione che cercava per sentirsi completo, riconosciuto. E lo cambiò anche tanto: era una sorpresa per noi vedere l'amicizia confidenziale che era nata con i colleghi, l'abbandonare certe abitudini che scandivano le sue giornate, per non parlare di quando si candidò con la Rete di Orlando, lui così schivo, mettersi in gioco in politica. Io ero molto orgoglioso della sua scelta e del suo lavoro, fu una stagione importante, centinaia di arresti e poi il maxiprocesso".

Per ricostruire la cronaca di quegli anni l'autore ha consultato chi c'era e il "riassunto" digitalizzato di decine di faldoni, appunti, quaderni. In quelle pagine compaiono anche tre personaggi di fantasia - "Sono figure che danno voce ai diversi sentimenti della gente siciliana verso la mafia, lo Stato, il destino" - ma soprattutto incontriamo Nino, Paolo, Giovanni, Peppino... E Bettina? "La mamma in quegli anni era spesso preoccupata, forse sentiva la solitudine, ma non ha mai mancato di dare supporto al babbo. La chiamava ogni sera e parlavano di niente, di pensieri, di sensazioni...".

Nel 1992 gli attentati di Capaci e via D'Amelio sono un colpo durissimo per il giudice, che è già in pensione. "Aveva perso i suoi amici più cari, era la fine di una stagione, sembrava un passo indietro, invece poi ci fu un risveglio della città, un segnale di speranza". E per Nino una missione nuova. "Quando tornò dai funerali di Borsellino era molto stanco, si buttò sul divano senza parlare. Arrivò una telefonata per lui, da un ragazzo - il numero era sull'elenco. Ci parlò a lungo, non so di cosa di preciso... ma poi disse: è questo che devo fare, parlare ai giovani". Comincio così a girare le scuole di tutta Italia, parlando di mafia e di legalità, diventando per molti ragazzi "nonno Nino", portando solidarietà anche alla comunità delle Piagge dopo le minacce di stampo mafioso a don Santoro. Non per caso oggi è proprio edizioniPiagge a pubblicare questo libro, scritto per non perdere la memoria di un grande uomo e di una stagione forse irripetibile.

Massimo Caponnetto, "C'è stato forse un tempo", edizioniPiagge, Firenze 2022

Pagina 11 del numero 241 Uscito sul numero 241 (Giugno 2022), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero