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FIRENZE RIBELLE
Guerra in Europa: che ne direbbe Alex Langer?
Riccardo Michelucci · Fuori Binario n. 241, Giugno 2022, pagina 11
Chissà cosa penserebbe oggi Alex Langer di questa nuova guerra in Europa. Quando decise di andarsene, in quel mattino di inizio estate del 1995, nella sua auto parcheggiata sopra il Pian dei Giullari fu ritrovato un biglietto con un'esortazione a chi restava, uno struggente invito a portare avanti anche in suo nome le battaglie sotto il cui peso lui era rimasto schiacciato. "Non siate tristi. Continuate in ciò che era giusto". Poche parole che rappresentavano il testamento politico di un uomo appena 49enne che aveva consumato la vita a ritmi forsennati, senza mai risparmiarsi per i suoi ideali di pace e di convivenza tra i popoli, per l'utopia di un mondo migliore.
Originario dell'Alto Adige, era arrivato a Firenze negli anni dell'università, vivendo per un periodo nella parrocchia dell'Isolotto, e poi non se n'era più andato. Fin da subito il suo percorso politico improntato al dissenso critico ruotò intorno ai temi della nonviolenza, del rifiuto del nazionalismo e della convivenza tra le comunità linguistiche. Sembrava quasi impossibile che quel ragazzo magrissimo, dal viso aguzzo e i denti sporgenti, potesse diventare uno dei più innovativi leader politici della sua epoca. Nei primi anni '80 fu tra i promotori e i principali esponenti europei del movimento dei Verdi. Nel 1989 divenne il primo presidente del gruppo al Parlamento europeo, dove concentrò il suo impegno in un'infaticabile missione di pace nei territori della ex-Jugoslavia. Nei mesi in cui si consumò la tragedia bosniaca e il genocidio in Ruanda, Langer lavorò sempre per una politica estera di pace, per relazioni più giuste tra il Nord e il Sud del mondo, per la conversione ecologica della società, dell'economia e degli stili di vita.
Oggi è infinitamente triste vedere che i suoi eredi politici siano diventati i più convinti sostenitori della necessità di rifornire di armi Kiev e considerino l'escalation militare l'unica soluzione plausibile al dramma ucraino, il solo modo per mostrare solidarietà agli aggrediti.
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Uscito sul numero 241 (Giugno 2022), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
