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Archivio › Fuori Binario n. 241 · Giugno 2022 › pagina 10

RESTIAMO ANIMALI

Il ritorno del lupo e della lupofobia

Restiamo Animali · Fuori Binario n. 241, Giugno 2022, pagina 10

Più di tremila in Italia secondo l'ultimo censimento. Predazioni e ibridazione sono reali problemi?

Tremilatrecento. Tanti sono i lupi che vivono in Italia, ben più dei duemila stimati finora. La cifra - anch'essa una stima, basata però su rilevamenti sistematici coordinati dall'Ispra, l'ente pubblico per la protezione ambientale - è un indicatore importante delle trasformazioni in corso nelle aree interne della penisola. La popolazione di lupi cresce perché sempre più vasti sono gli habitat congeniali a questi animali, così schivi e così legati all'esistenza di ecosistemi integri, con elevata biodiversità.

Quasi sterminato nel secolo scorso dalla paranoica avversione delle comunità umane, il lupo - che oggi è una specie protetta - ha ripopolato spontaneamente la penisola, grazie alla progressiva ricostituzione delle foreste e alla maggiore estensione delle aree di montagna poco popolate. Secondo il censimento dell'Ispra - realizzato con due anni di lavoro, impegnando più di tremila persone - circa 900 lupi vivono nell'arco alpino, gli altri 2400 nelle regioni peninsulari: "Il lupo - spiega il rapporto - occupa quindi una larga parte del paese e nelle regioni peninsulari ha colonizzato la quasi totalità degli ambienti idonei".

I tecnici non mancano tuttavia di segnalare alcuni punti critici, in particolare il conflitto fra la presenza dei lupi e le attività di allevamento, nonché l'insidia - giudicata pericolosa - dell'ibridazione fra lupi e cani. Le predazioni delle greggi sono all'origine della moderna avversione per il lupo: ogni anno molti esemplari sono uccisi da bracconieri, mentre le associazioni di categoria - è successo anche all'indomani della pubblicazione del rapporto dell'Ispra - non si stancano di chiedere misure di contenimento del lupo, cioè abbattimenti legali, nel tentativo di ridurne il numero. In verità il "conflitto" allevatori-lupi può e deve essere gestito in altro modo, ossia proteggendo le greggi con i cani pastore ed eventuali recinti; la "caccia al lupo", come dimostrano ormai innumerevoli ricerche, è una risposta sbagliata, ingiusta e anche inefficace.

Oltretutto gli enti pubblici, nell'ambito delle politiche di protezione della specie, garantiscono risarcimenti agli allevatori danneggiati dalle predazioni: la Regione Toscana ha appena incrementato il fondo ad hoc, fino a 668 mila euro.

I lupi e le loro condizioni di vita sono un buon indicatore della qualità delle relazioni fra animali selvatici e comunità umane: il censimento dell'Ispra dimostra che l'Italia è un paese per lupi, ma i bracconaggi, gli investimenti stradali (causa di morte di molti esemplari ogni anno) e la dichiarata avversione degli allevatori e degli amministratori che li sostengono fanno capire che un vero spirito di convivenza fra umani e animali selvatici in montagna è ancora da conquistare.

Quanto alla cosiddetta ibridazione fra lupi e cani, non è detto che sia una minaccia così grave come dicono gli "addetti ai lavori": dopo tutto la segregazione razziale non è propria della vita selvatica; l'avvenire genetico dei lupi è ancora tutto da scrivere.

Pagina 10 del numero 241 Uscito sul numero 241 (Giugno 2022), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero