Archivio › Fuori Binario n. 241 · Giugno 2022 › pagina 2
CONTROVENTO
Da impiegata a operaia. Una scelta di dignità
Assunta per creare divisione tra i dipendenti della GKN e quelli degli appalti, si fa demansionare e si unisce alla lotta.
Valentina Baronti e Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 241, Giugno 2022, pagina 2
"Per i 50 anni ho voluto farmi un regalo e mi sono unita alla lotta. Per me è stato anche un riscatto personale. Non vedo tutto roseo, ma so che un posto di lavoro ce l'avevo ed era alla GKN. E allora non mollo".
Tiziana De Biasio è l'unica donna presente il 9 luglio 2021, quando un centinaio di operai della fabbrica metalmeccanica di Campi Bisenzio licenziati senza preavviso, forza i cancelli e occupa lo stabilimento. La sua è una storia di bisogno economico, pressioni psicologiche, soprusi e dubbi etici che diverranno insostenibili e la porteranno a fare una scelta di dignità. Tiziana entra alla GKN nel 2012 e anche se ha un ufficio all'interno della fabbrica, non è una dipendente, perché lavora per la ditta esterna che si occupa dei servizi appaltati: pulizie, logistica e controllo qualità. Trovare quel lavoro per lei aveva significato afferrare una zattera in mezzo alla tempesta: una coppia di disoccupati, un figlio di un anno e mezzo, il marito che sta uscendo da una grave malattia. Lei è una professionista preparata, con esperienza sia nella gestione di appalti che nella selezione del personale. Il suo però è un ruolo delicato e scomodo: "Il capo dell'ufficio personale di GKN mi spiegò che in fabbrica si stava creando troppa complicità tra dipendenti diretti e personale in appalto. Dobbiamo creare una divisione netta - mi disse - non vogliamo noie. Io avevo bisogno di quel lavoro e di quello stipendio, e fu l'unica cosa a cui pensai".
Dopo un anno e mezzo però, la situazione si fa insostenibile: il prezzo da pagare per mantenere quel rapporto gerarchico e distaccato è troppo alto, così Tiziana si fa demansionare, passa da impiegata a operaia e inizia a svolgere lavori manuali, conservando però le mansioni di coordinamento. Nel disagio, almeno, ha più garanzie di mantenere il posto di lavoro, dato che nei contratti di appalto, la clausola che prevede la riassunzione del personale da parte della ditta che subentra, vale solo per gli operai e non per gli impiegati. Tiziana sa che i cambi di appalto sono frequenti e spesso pilotati, perché chiudendo si intascano i soldi del TFR dei dipendenti e quelli dei debiti verso i fornitori, tanto poi il modo di tornare sul mercato si trova: basta una ragione sociale diversa e un altro prestanome cui intestare la nuova attività.
Nel 2014 cambia l'appalto e alla GKN entra Easy Group. Il management di GKN però non vede di buon occhio Tiziana, che in questi primi due anni non ha lavorato abbastanza per dividere i lavoratori; e la nuova società porta un'altra coordinatrice, Clelia, alla quale Tiziana dovrà passare le consegne. Le due donne però si coalizzano e al termine della formazione, Clelia comunica ai superiori che senza Tiziana non è in grado di svolgere quelle mansioni. Per questo viene spostata in un'altra fabbrica e al suo posto viene messo un uomo, anche lui affiancato da Tiziana. Stavolta la complicità non si crea e le vessazioni si fanno più pesanti: "Ero tra due fuochi: i manager della GKN che non mi volevano e gli operai degli appalti che ce l'avevano con me, perché ero comunque io a scrivere le contestazioni disciplinari. L'azienda mi aveva lasciato a me stessa. È stata dura".
Tiziana si dedica sempre più ai lavori manuali, compresa la pulizia dei bagni, nel tentativo di stare più lontana possibile dall'ufficio, anche per le continue, insopportabili, allusioni sessiste. Clelia torna a lavorare alla GKN, anche lei demansionata e destinata alle pulizie. Tiziana capisce che mantenere quel posto di lavoro non era più solo un suo problema, che è un sistema, non una questione personale e si avvicina al sindacato, per costruire un rapporto nuovo con il collettivo di fabbrica: "Inizialmente non ero vista bene, anche perché ero stata chiamata per creare una spaccatura, ma i ragazzi della RSU GKN non hanno mai perso di vista l'obiettivo vero, cioè che la lotta deve essere fatta a prescindere, per tutti i lavoratori".
> La presa di coscienza > "La RSU GKN non ha mai perso di vista l'obiettivo: la lotta deve essere fatta per tutti i lavoratori"
Da quel momento in poi la situazione si ribalta e Tiziana diventa una risorsa preziosa per le compagne di lavoro. È lei a scoprire, nel giugno 2021, che Easy Group aveva chiesto il concordato preventivo, preparando così l'ennesimo fallimento, e a contattare i sindacati confederali, che però non si muovono. La RSU GKN non può fare molto, perché trattandosi di ditta esterna i contratti nazionali applicati sono differenti, ma viene fissato uno sciopero, che avrebbe dovuto tenersi il 12 luglio.
La storia però, ha preso un'altra piega: il 9 luglio 2021 la GKN chiude, avviando la procedura di licenziamento per 500 persone. Da quel momento i lavoratori e le lavoratrici dei servizi appaltati entrano in una situazione paradossale: la ditta non è ancora stata dichiarata fallita e non essendo stati licenziati non hanno diritto a nessun ammortizzatore. A loro non spetta né l'indennità di disoccupazione, né la cassa integrazione. Ricevono in ritardo lo stipendio di giugno. Dopo qualche mese riusciranno ad avere l'integrazione Covid, di 600-700 euro al mese, ma solo fino alla fine dello stato di emergenza, ossia il 31 dicembre 2021. Da gennaio 2022, con la riforma degli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione viene estesa alle ditte multiservizi, ma passeranno ancora mesi prima che riescano a riceverla. In queste condizioni, sono pochi i lavoratori degli appalti che hanno resistito. Chi era monoreddito o aveva problemi particolari, progressivamente ha dovuto cercarsi un altro lavoro. Tiziana e Clelia però, sono ancora lì, insieme ad un altro collega e continuano a tenere pulito lo stabilimento in autogestione, facendo i turni insieme agli operai: "Il 9 luglio non ho avuto esitazioni. Chiamai le mie compagne e dissi: bisogna pulire la fabbrica, la fabbrica è nostra. Sono stata la prima a mettermi i guanti e a dire: andiamo a pulire i cessi".
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Uscito sul numero 241 (Giugno 2022), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
