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Archivio › Fuori Binario n. 240 · Maggio 2022 › pagina 10

RESTIAMO ANIMALI

Vera o finta, la carne è insostenibile

Gli allevamenti intensivi hanno un impatto enorme ma a salvare il pianeta non sarà il cibo di laboratorio.

Redazione · Fuori Binario n. 240, Maggio 2022, pagina 10

Il meno che si possa dire è che i consumi di carne devono calare drasticamente e da subito, se vogliamo lottare seriamente contro il surriscaldamento globale, giunto vicino se non già oltre i livelli di guardia. Gli scienziati del clima non fanno che ribadirlo, rapporto dopo rapporto: gli allevamenti di animali - sostengono - hanno un impatto ambientale enorme, in termini di consumo di acqua e di suolo nonché di inquinamento. La questione ecologica, dunque, si è affiancata a quella animale basata sul rifiuto dello sfruttamento e dello sterminio di vite senzienti a fini alimentari.

Ma come uscire dal "carnismo", cioè da un sistema materiale ma anche ideologico (il mangiar carne come pratica pretesa come "naturale" o come espressione di tradizioni da tutelare) che permea le culture umane e che si è esacerbato nella moderna società dei consumi? La via maestra, va da sé, è il progressivo passaggio a diete basate principalmente su proteine vegetali, ma ogni trasformazione collettiva, vista con gli occhi del business e dell'innovazione tecnologica, è anche una grande occasione d'affari. Non sorprende perciò che sia nato un nuovo filone d'impresa (specie a opera di grandi multinazionali) attorno a un nuovo prodotto: la carne sintetica, nelle sue varie formule.

In apparenza tutto torna: niente sofferenza animale, niente iperconsumi d'acqua e di suolo, e anche il gusto, a quanto pare (alcune versioni di "finta carne" sono già in commercio), è preservato. C'è un però. Anzi più di un però. Intanto, la qualità del cibo: la "carne sintetica" è per definizione un alimento molto elaborato, come e forse più di tutti i cibi industriali: non può dunque essere questa la frontiera dell'alimentazione futura. In aggiunta, una sua vasta diffusione darebbe un'ulteriore spinta alla colonizzazione e uniformazione delle abitudini alimentari, sommandosi alla tendenza dei grandi marchi a dominare i mercati.

Molti osservatori temono poi che la scomparsa degli allevamenti comporterebbe un dissesto economico per molti lavoratori e imprese familiari. Quest'ultima obiezione - certo sensata - vale anche per il più generale progetto, al momento in realtà solo un auspicio, di progressivo superamento degli allevamenti intensivi, ma può essere affrontata con opportune iniziative di conversione aziendale verso altre produzioni (conversioni che dovrebbero riguardare anche quei settori agricoli che producono alimenti destinati al bestiame). Restano gli altri problemi e rimane inevasa una questione più generale, cioè la necessità di ripensare il mondo in un'ottica aperta a tutte le forme di vita.

La "carne sintetica", in sostanza, non sembra la risposta giusta a una domanda sempre più pressante. L'alimentazione prevalentemente vegetale non solo è più sana, ma anche più vicina a tradizioni alimentari che solo negli ultimi decenni sono state abbandonate e inoltre prefigura un mondo nuovo, meno antropocentrico, più attento alle esigenze di Gaia, cioè della vita sul pianeta Terra. Un'altra alimentazione e quindi un'altra economia e un'altra società sono possibili.

Pagina 10 del numero 240 Uscito sul numero 240 (Maggio 2022), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero