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CONTROVENTO
Orso Tekoşer, una goccia nella tempesta
Il ricordo dei genitori: un partigiano di oggi, morto per la libertà
Alessandro e Annalisa Orsetti · Fuori Binario n. 240, Maggio 2022, pagina 2
Dopo la sua morte molte persone ci hanno chiesto: "Chi era Lorenzo? Cosa faceva? Dove viveva?...". Per scoprire chi fosse noi familiari riteniamo utile conoscere cosa desiderasse, cosa ancora lo emozionasse, se avesse ancora voglia di vivere e di lottare nonostante i suoi dolori, o se si era chiuso in se stesso. Se era ancora in grado di reggere il dolore e la sofferenza, se, malgrado la fatica, fosse ancora capace di sperare e di amare e per quell'amore sacrificarsi, se credeva nonostante tutto nella libertà come bene più grande.
Lorenzo era nato il 13 febbraio 1986 a Bagno a Ripoli, vicino a Firenze. Dopo gli studi, alla ricerca di autonomia e libertà, aveva lavorato come cameriere e poi come cuoco. In questi anni, a scuola e sul lavoro, aveva dovuto fare i conti con le ingiustizie quotidiane, le piccole e grandi prevaricazioni a cui molti di noi sono ormai abituati. Sappiamo tutti, ad esempio, come sia difficile trovare a Firenze una stanza ad un prezzo equo o un lavoro retribuito dove i diritti vengano rispettati; oppure disporre di uno spazio aggregativo dove, senza l'obbligo di consumare, potersi liberamente confrontare. Queste esperienze lo avevano portato a ricercare le cause più profonde delle ingiustizie sociali, e a scoprire che a far ammalare fisicamente e psicologicamente le persone sono il capitalismo, il neoliberismo che impera in questa società. Un sistema crudele che provoca disuguaglianze, inquinamento e che mette ogni essere umano contro un altro, in una competizione infinita.
Lorenzo era un idealista e credeva che il mondo potesse e dovesse essere un posto bello da vivere per tutti, dove la giustizia e la dignità fossero valori irrinunciabili. In quegli anni forse non aveva chiaro come si potesse costruire un mondo migliore. Sicuramente però rifiutava questa realtà e voleva che la vita fosse diversa. Non cercava però una soluzione individualista, non pensava solo a se stesso; voleva piuttosto una risposta politica per contrapporsi al sistema, rifiutando di adattarsi e rassegnarsi, pieno della speranza che anima chi lotta per gli altri e con gli altri.
Questo atteggiamento purtroppo appartiene a una minoranza, sono pochi quelli interessati a combattere discriminazioni, disuguaglianze, ingiustizie. Alcuni prosperano in questo sistema capitalista e neoliberista. Tanti si accontentano e chiudono cuore e occhi, accontentandosi delle briciole, che certo sono di più di quanto sia possibile ottenere nei paesi lontani. Lorenzo non ha voluto chiudere gli occhi e ha cercato una vita diversa, legando il suo desiderio di un mondo migliore al suo credo anarchico, fondato sulla libertà che non era disposto a barattare col benessere.
> La lettera-testamento > "Non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà"
Lorenzo pensava che l'unico modo per cambiare questa società consistesse non nella conquista del potere, ma nella sua dissoluzione e nella riscoperta di spazi di antipotere, alternativi al potere, legati alla partecipazione e non più ai partiti, ma alle ong, ai collettivi, ai progetti comunitari autonomi.
In questa ricerca di un'alternativa, Lorenzo ha conosciuto il progetto della rivoluzione curda: una democrazia che nasce dal basso, che rifiuta il concetto di Stati nazionali come fonte di oppressione e limite al cambiamento, in favore di un modello fondato sull'economia partecipata e su relazioni tra persone vissute secondo l'ecologia sociale.
Così il 22 settembre 2017 è partito per la Siria del Nord-Est, il Rojava. Intendeva dare il suo apporto al popolo curdo e al confederalismo democratico, che rappresenta tuttora l'unica possibilità di realizzare una società pacifica in quell'area del Medio oriente. Si tratta di un sistema animato dalle assemblee che costituiscono una democrazia fondata sul rispetto e la convivenza tra le varie etnie, sulla parità di genere tra donne e uomini, sull'ecologia sociale e l'economia condivisa. Principi teorizzati ma soprattutto praticati dai curdi e dagli altri popoli che vivono in quelle terre.
In questo secolo hanno dovuto difendere la loro esistenza e la loro cultura con le armi, in una lotta che è costata loro più di 13.000 morti. Si tratta infatti di zone il cui controllo è conteso da vari Stati e potenze: dalla Siria di Assad alla Turchia di Erdogan, dagli iraniani ai russi, dai francesi agli statunitensi, senza contare la costante minaccia dell'Isis.
Questa mobilitazione di popolo ha dato vita alle Unità di protezione popolare, le YPG. Al loro fianco sono intervenuti molti giovani provenienti da ogni parte del mondo, gli Internazionali, svolgendo compiti organizzativi e di supporto e anche militari, impugnando in prima persona le armi. Lorenzo è stato uno di loro. E così si è "salvato", unendo il bisogno di sentirsi soggetto attivo al bisogno di andare oltre la lamentela per realizzare un mondo diverso, facendo così della sua vita "un successo", come leggiamo nella sua lettera di addio.
La sua esperienza in Rojava doveva terminare dopo sei mesi, ma in quei mesi Lorenzo si è fortemente legato alle popolazioni di quei luoghi e alle loro vite. Nel popolo curdo ha trovato un sistema di relazioni in cui gli aspetti individuali e gli aspetti comunitari sono collegati, ha conosciuto persone che gli hanno consentito di realizzare i valori e gli ideali in cui credeva. E così il tempo di permanenza si è prolungato fino al 18 marzo 2019, un anno e mezzo in cui Lorenzo ha partecipato attivamente ai combattimenti.
In molte occasioni gli abbiamo chiesto se intendeva rientrare a casa, ma ogni volta ci rispondeva che la guerra all'Isis e la costruzione del Confederalismo democratico non erano terminate. Ha scelto di continuare a lottare fino alla fine contro il fondamentalismo islamico da partigiano, internazionalista e antifascista. Orso Tekoşer Piling, il nome di battaglia con cui oggi è universalmente conosciuto, ha dato la sua vita per gli ideali in cui credeva. Per questo merita che ne facciamo memoria.
(nella foto: Lorenzo Orsetti)
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Uscito sul numero 240 (Maggio 2022), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
