Archivio › Fuori Binario n. 240 · Maggio 2022 › pagina 12
ATTUALITÀ
Amore e fumogeni
Racconto semiserio di un pomeriggio periferico un po' inquieto.
Fraska · Fuori Binario n. 240, Maggio 2022, pagina 12
Questa è una storia senza inizio né fine. Una di quelle situazioni in cui ci si ritrova dentro all'improvviso e non si ha il tempo per riflettere sulle proprie azioni se non col senno di poi.
Stavo camminando per la via e poco ci manca che mi prendessi un fumogeno in bocca, al posto della sigaretta che mi proponevo di fumare.
"Cazzo succede qua?" - mi chiedo mentre già cominciano a bruciare gli occhi e ad appannarsi la vista. Non riesco a raggiungere la cabina telefonica per trasformarmi in supereroe (cazzo non se ne trova più una, non ho idea di come faccia Spiderman ultimamente) e quindi mi becco la burrasca in faccia come un qualunque moscone di queste parti.
Vengo trascinato al bordo della strada da due soggettoni che inizialmente fanno quasi simpatia perché sembrano i playmobil con cui giocavo da bambino. Tanto di casco e piedoni piatti. E quasi penso "fico!", ma il dolore delle bastonate sul groppone mi inibisce l'iniziale cordialità. Purtroppo ho anche già sgozzato due Tennent's e il mio stomaco si ribella all'esercizio fisico imposto e al mio scarso tentativo di difesa, così mi spiaccico a terra. Unica soddisfazione è vomitare il mio odio sugli scarponi che mi pestano.
Ma sono un ragazzo fortunato e forti braccia mi salvano da quell'intrico istituzionale portandomi via (devo dire di peso) e non ho pena per quei tutori dell'ordine al momento disorientati e incapaci di proteggermi. I miei santi protettori sono comunque molto più simpatici, smilzi e stilosi (fuck the police), sanno il fatto loro in queste situazioni anche senza essere addestrati ad ubbidire a spese dei contribuenti.
Tuttavia, quando mi rialzo e acquisto equilibrio sulle gambe, ho poco da compiacermi: avverto il classico calore del sangue quando scivola sulla testa da una ferita aperta e sento puzza di kebab andato a male sul petto. Mentre mi osservo noto un capello attaccato addosso alla mia felpa. Lungo, bruno e bello. È un suo capello. Reperto di ciò che stringevo prima di essere catapultato tra la marea delle scorrettezze cittadine. "Quel che conta è l'amore" - mi dico, e l'amore è per me questo filo proteico tra le dita. Cose preziose a guardia del baratro in cui quotidianamente rischio di cadere, mettere cose belle a difesa del mio benessere interiore è ciò che mi salva.
Nel dopo sera alla teleinvasione hanno raccontato follie da reality show. Nessuno che abbia avuto il coraggio di dire mezza verità. Il manicheismo di Stato è penoso e le vittime sono civili come in ogni guerra. Ma se questa è guerra cosa dobbiamo aspettarci da questi militi che marciano e pestano nella loro stessa nazione. Ci guardiamo le terga... solo rispettate l'amore.
- racconto
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- media
Uscito sul numero 240 (Maggio 2022), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
