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LA GUERRA IN CASA
Sui nazionalismi
Alessandro Simoni · Fuori Binario n. 239, Aprile 2022, pagina 3
Fuori Binario non è una rivista di geopolitica. In generale continuiamo a pensare che piuttosto che dire banalità il silenzio sia un'alternativa dignitosa. La sensibilità dei nostri lettori rendeva però inevitabile un segno di attenzione per la tragedia ucraina.
Mi limiterò a una riflessione a partire da sensazioni provate in un breve soggiorno a Kiev pochi giorni prima dell'aggressione russa, ma anche infinite volte in altri paesi che si affacciano alle frontiere orientali e meridionali dell'Unione Europea. Sensazioni generate dallo stesso tragicomico spettacolo: quello del nazionalismo identitario con le sue ossessioni volte a convincere che i popoli sono entità impermeabili, e che se sei parte di uno non puoi esserlo di un altro. Uno spettacolo con copioni sempre simili. Eroi nazionali a cavallo con gran spesa di bronzo, differenze linguistiche enfatizzate tra gente che si capisce benissimo, battaglie di secoli fa evocate manco ci fossero ancora i reduci a ritirare la pensione, gloriose guerre di indipendenza in cui se si va a scavare non si capisce mai chi era cosa e chi stava con chi. Intendiamoci: non sono vicende "monopolio" di paesi che abbiamo a lungo considerato animati da odi atavici. La stabilizzazione degli Stati nazionali è stata anche nell'Europa occidentale un processo sanguinoso, che solo alla fine ha prodotto un insieme di anticorpi culturali e di istituzioni che tengono sotto relativo controllo i demoni identitari.
L'Europa orientale e i Balcani hanno invece vissuto passaggi storici che hanno reso l'orgoglio nazionalista una materia viva che ancora oggi la politica sfrutta facilmente, rimanendone al tempo stesso prigioniera. Osservare come nella realtà quotidiana vengono alimentati i miti nazionalisti è molto utile. Aiuta da un lato a non semplificare tutto in termini di ricaduta di interessi economici e dall'altro a non considerare questo conflitto come una delle tante guerre che insanguinano il mondo, alla quale noi attribuiamo importanza solo per un nostro eurocentrismo razzista. La guerra russo-ucraina ha una sua terribile specificità proprio in quanto vicenda europea. L'Ucraina ha colpevolmente sviluppato un suo nazionalismo identitario concorrente con quello russo. Avvicinandosi all'Occidente dell'Europa e del mondo, ha però scelto di inserirsi in un sistema di simboli e valori che, pur con infinite ipocrisie, ha dimostrato dal secondo conflitto mondiale di essere capace di limitare i danni dei miti nazionali, con il rifiuto dell'uso della forza quale strumento di ridefinizione dei confini e - aggiungerei - con la tutela della libertà di stampa che garantisce il pluralismo di idee, che del nazionalismo è sempre il migliore antidoto. Almeno questi assunti sembravano in Europa consolidati, e l'esistenza di una società europea aperta e relativamente sicura era di beneficio per tutto il mondo.
Cosa sia possibile fare per fermare Vladimir Putin non lo dirà Fuori Binario. "Da che parte stare" non mi sembra invece questione di difficile soluzione...
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Uscito sul numero 239 (Aprile 2022), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
