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Archivio › Fuori Binario n. 239 · Aprile 2022 › pagina 7

LA GUERRA IN CASA

Morceaux di vita ai giardini di marzo

13 marzo

Sabrina · Fuori Binario n. 239, Aprile 2022, pagina 7

Il francese morceau significa frammento, pezzetto... a me piace molto utilizzare questa parola perché ha assonanza col nostro "morso". In questo caso i "morsi" di vita di cui si parla sono proprio strappi che riducono le persone a corpi da sacrificare. Vedo così gli ucraini - stritolati dalle follie imperialiste vecchio stampo della NATO e di Putin - ma sento così anche i russi che vivono nei paesi europei, demonizzati da un discorso unico e pericoloso, i cui meccanismi distruttivi abbiamo visto tante volte all'opera. Si tratta di una strisciante costruzione di un nemico contro cui ergere i supposti valori occidentali e, dunque, contro cui diviene giustificato usare qualsiasi mezzo per fermarne l'orda barbara. Sembra incredibile che il Novecento e il fascismo non ci abbiano insegnato a riconoscere quei meccanismi, che pure non solo siamo pronti ad abbracciare, ma contribuiamo ad alimentare con una retorica vergognosa e banale (ma il male è banale, come ci ha mostrato la Arendt).

Le vicende nella stampa appaiono quando fanno notizia, in un modo o nell'altro: fortunatamente veniamo a sapere del seminario annullato su Dostoevskij (e poi riammesso con "riserva"), ma non delle tracce d'odio che segnano la pelle delle persone nel loro vivere quotidiano.

Non veniamo a sapere che la signora L., russa, sposata con un signore italiano con il quale vive da decenni a Roma, i primi di marzo si è recata, come altre innumerevoli volte, all'ufficio postale e qui si è sentita dare ripetutamente della fascista dall'impiegata che la stava servendo.

E non sappiamo che, negli stessi giorni, alla signora S. è stato detto dagli stimabili proprietari di una abitazione fiorentina, di non recarsi più a fare le pulizie a casa loro perché la sua presenza era diventata "imbarazzante". La signora in questione, che pensava di non aver capito la parola "imbarazzante", ha chiesto agli occidentali signori - dai quali andava regolarmente da oltre tre anni (eccetto i periodi di lockdown) e che però ancora non le avevano fatto il contratto con la scusa che lavorava per loro poche ore la settimana - di spiegarle che cosa intendessero, e loro le hanno risposto "sei russa".

Non sappiamo che la signora V., romena, è stata chiamata da un'amica perché la vicina della famiglia presso cui lavora sta cercando una nuova persona che le tenga i bambini: "vogliono mandare via la ragazza che hanno perché è russa".

Fabbricare il capro espiatorio è diventato fin troppo facile, e solo in pochi anni abbiamo assistito ad una vertiginosa escalation: i musulmani (nel momento della caccia al terrorista), i cinesi (col coronavirus), ora i russi. Non è cosa solo "nostrana", ovviamente, anche in Francia dilaga la "russofobia": sempre ai primi di marzo una bomba molotov è stata scagliata contro il Centro culturale russo di Parigi e ci sono state minacce contro il Conservatorio Rachmaninoff di Parigi. Non c'è molta fortuna neanche negli Stati Uniti dove sono entrati di mira i ristoranti russi, deserti o vandalizzati. Mentre il portavoce di Meta (Facebook) dichiara che "A causa dell'invasione russa dell'Ucraina, siamo tolleranti verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole sui discorsi violenti come 'morte agli invasori russi'".

Ma torniamo agli "italiani brava gente", i cui figli incorporano subito la violenza trasmessa dal clima in cui crescono e la replicano contro un loro coetaneo russo, insultandolo o picchiandolo a scuola (siamo a Brescia); o appellandolo "russo di merda": sono io che sento quelle parole mentre passo dai giardini di piazza d'Azeglio a Firenze. Ragazzi "italiani" che ridacchiano mentre "il russo" si allontana a passo veloce, zaino in spalla, dito alzato.

Non entro nel dibattito mondiale e rimango all'altezza dell'erba dei giardini senza profumo, mentre i giovani studenti africani non possono varcare il confine con la Polonia e le università italiane votano per la convenzione con MedOr, la fondazione di cui è presidente Minniti.

L'invito alle persone, in questo sole freddo che ci divide dalla primavera, è non solo di non riconoscersi nei nazionalismi, ma neanche nei confini dello stato-nazione, altrettanto fabbricatori di odio, discriminazioni, armi e nessun futuro.

Pagina 7 del numero 239 Uscito sul numero 239 (Aprile 2022), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero