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Archivio › Fuori Binario n. 239 · Aprile 2022 › pagina 10

RESTIAMO ANIMALI

Le altre vittime dimenticate

La "bestialità" della guerra colpisce anche le "bestie". Servono corridoi per questi profughi incolpevoli.

Redazione · Fuori Binario n. 239, Aprile 2022, pagina 10

Marco Revelli, in un articolo per il sito "Volere la luna", ha ricordato l'eco di discorsi e memorie familiari suscitato dalle notizie drammatiche sulla guerra in Ucraina. Fatti di oggi, nei luoghi di ieri: gli stessi attraversati da suo padre Nuto, tenente degli alpini scampato alla disastrosa avventura bellica del Duce fascista, poi partigiano sulle montagne piemontesi. La valle del Don, il Donbass: le zone percorse da un'armata spedita a sostenere l'invasione tedesca della Russia, presto distrutta e dispersa in una scia di dolore e di morte che non si è ancora estinta. Figli e nipoti dei fanti di allora non hanno smesso di soffrire per i congiunti morti o magari dispersi, coi corpi rimasti sotto la neve o chissà dove, mai identificati, in una "morte presunta" forse più dolorosa della morte accertata; soffrono anche figli e nipoti di chi riuscì a salvarsi.

Marco Revelli nell'articolo racconta del padre Nuto: "Ogni guerra, anche la più 'giusta', persino la guerra partigiana, che pur ebbe per lui un effetto catartico, di riscatto dei tanti morti lasciati nella steppa e dalla sensazione umiliante di sentirsi 'un vinto', persino quella - mi ripeteva - porta in sé un'ombra, ti lascia dentro cicatrici che fanno male. Perché la guerra trasforma gli uomini. Tira fuori il peggio che hanno dentro. Usava l'aggettivo 'bestiale', come antitesi dell''umano'. Bisogna evitarla ad ogni costo, perché una volta scoppiata, il suo effetto di perversione non lo fermi più, negli altri, e anche in te stesso..."

La guerra in Ucraina è vicina a noi non solo per geografia, dunque, ma anche per storia. Ed è una guerra "bestiale" soprattutto in un altro senso rispetto all'accezione di Nuto Revelli, perché le guerre sono tutte e solo umane: le "bestie" non fanno guerre. Le subiscono. La spedizione fascista in Russia fu un'ecatombe di uomini e anche di animali: le nostre divisioni portarono con sé migliaia e migliaia di muli, asini e cavalli, impegnati nel trasporto di soldati, vettovaglie, armamenti. Anche per loro fu una sofferenza, e una mattanza. Un'umanissima mattanza.

Dall'Ucraina oggi arrivano notizie che riecheggiano altre vecchie storie, storie "bestiali", stavolta per l'esodo che si tenta di organizzare per asini, muli, cavalli. Le tecnologie di guerra sono cambiate e le milizie guerreggianti non usano più gli equidi per i loro trasporti, ma molti animali vivono e lavorano nelle zone di combattimento e perciò si stanno organizzando "corridoi animalitari" - se il neologismo è consentito. Dall'Italia un gruppo di associazioni animaliste ha chiesto supporto ai ministeri degli Esteri e della Salute per facilitare i trasferimenti, offrendo ospitalità in Italia per gli animali che saranno portati in salvo. Altri profughi che potranno arrivare, altre tracce di un passato che ritorna; è il virus della guerra che porta, per dirla ancora con Revelli, "la doppia angoscia che deriva dalla sovrapposizione di due temporalità coesistenti nello stesso territorio".

Pagina 10 del numero 239 Uscito sul numero 239 (Aprile 2022), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero