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FIRENZE
Volevo parlare di questa città
Fraska · Fuori Binario n. 237, Febbraio 2022, pagina 12
Volevo parlare di questa città.
Volevo parlare di questa città e parlarne bene, come un poeta. Volevo scrivere di occhi lucidi di sentimento e profumo intenso. Volevo scrivere che tutto può succedere di notte a Firenze, anche innamorarsi per sempre e così sia. La luna sui ponti. Volevo raccontare le piazze piene di risate e vino e chitarre e ragazze bellissime. Volevo ripassare ogni amico e ogni sguardo e ogni saluto, scivolare tra i ricordi e ricordare solo il meglio, il meglio di tutti noi.
Volevo, ma non voglio più…
Non dopo un'altra ragazza succhiata via dalla vita.
Non dopo un'altra vita schiacciata giù in una strada.
Non dopo questa solitudine, questo morire prima e poi, ma anche un po' durante.
Non si può. Perché gli occhi sono lucidi di pianto e di intenso c'è solo lo stridere delle attenuanti che questa città ha perso nei confronti della mia generazione.
Non posso, a meno di scegliere di girare la testa altrove e scacciare la realtà del quotidiano rifugiandomi in romanticherie fuori tempo e luogo.
Le labbra dei baci caldi sono una bocca gelida su Firenze e sento passi furtivi alle spalle. Il blu dipinto di blu è un grigio merda secca di giorni e l'aria sa di muco nella gola. Quando la mattina presto, sui mezzi, c'è solo gente che si ripara dal freddo e non va da nessuna parte che non sia nient'altro che altri due minuti via dalla brina. Quando cammino per strada e non c'è né visi né facce, ma solo ombre ed occhi spioni.
I vigliacchi ormai possono anche guardarsi allo specchio, perché gli specchi non hanno più teste per cui riflettere. Il testimone è scomparso. Lo specchio è un vetro cui guardare attraverso e dove lo sguardo può, attraversando ormai scarsi contenuti, rimirare un'altra patetica immagine dell'ennesimo tradimento di sé.
Volevo scrivere un'altra storia divertente e riderne con qualcuno che mi conosce bene e può anche prendersi gioco di me. Volevo, ma ormai quel qualcuno è più nessuno ed io sono rimasto con la penna schizzata sul foglio e la trama inceppata. La paura nel sangue.
Questo posto ha una responsabilità: il municipio, i cittadini, la questura, le scuole, le ASL, etc.
Questa città aveva una storia ed era una bella storia. Io avevo una storia ed era una bella storia da raccontare. Ad entrambi è rimasto solo un appiglio da cui stiamo scivolando.
Ruote panoramiche per sputare dall'alto in basso sulle teste di chi è rimasto senza ticket.
Sì, una volta era tutto maledettamente sexy. Ora è tutto molto McDonald con le brache calate, una Coca oscena davanti occhi innocenti, occhi feriti da un'insostenibile assenza.
Manca l'anima.
Quando si perde l'anima si perde la vita, si perde la vita, si perde la voglia, passa l'attimo; le circostanze si sono fatte circospette.
Ho la fortuna di poter dire d'essere ancora da questa parte della barricata (del resto si crepa da vivi e non da morti…), ma non è più una benedizione. Tutti ganzi a fare il poker face. La tristezza mi succhia l'uccello.
Così stavolta niente storie allegre, posso solo dire: in bocca al lupo!
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Uscito sul numero 237 (Febbraio 2022), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
