Archivio › Fuori Binario n. 237 · Febbraio 2022 › pagina 6
LAVORO
GKN, la lotta non si ferma
Dopo la firma dell'accordo sindacale. Salvetti, RSU: "È un risultato importante, ma senza una vera politica industriale il privato ha mani libere per depredare".
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 237, Febbraio 2022, pagina 6
Laddove c'era pura speculazione, oggi c'è un accordo sindacale. Il 21 gennaio 2022, più di sei mesi dopo l'annuncio della chiusura della GKN di Campi Bisenzio, gli operai hanno approvato l'accordo quadro firmato al ministero dello Sviluppo Economico: 262 sì, 2 no e una scheda nulla. A votare è stato il 74% degli aventi diritto, una percentuale molto alta, considerando la situazione pandemica e le relative quarantene.
Dario Salvetti, delegato RSU GKN lo definisce un accordo sindacale avanzato in un contesto arretrato: "Siamo contenti dell'accordo in sé ma siamo scontenti del contesto. Il termine reindustrializzazione, da troppo tempo, viene usato per far scappare i vecchi proprietari e delocalizzare, dietro la promessa che arriverà qualcun altro. Noi abbiamo messo dei paletti a questo processo, ma la nostra speranza è che di questo tipo di rendustrializzazioni ce ne siano sempre meno. Avevamo una fabbrica dell'automotive che era riconvertibile in produzioni ancora migliori, ma sempre usando gli stessi macchinari e le stesse competenze, invece verremo depredati e delocalizzati".
La loro visione rimane un'altra, la stessa dell'assemblea cittadina al teatro Puccini dello scorso ottobre. Sia lo Stato a farsi carico di questo patrimonio industriale: "Banalmente, quello che ha fatto un privato, cioè arrivare e togliere la fabbrica dalle grinfie del fondo finanziario, lo poteva fare lo Stato e creare una filiera pubblica con le nostre produzioni. Questo sarebbe stato l'obiettivo e forse lo è ancora".
Il problema quindi è lo Stato, questo tipo di Stato, la mancanza di una politica industriale, di un reale piano di transizione ecologica, di strumenti che impediscano il sacrificio di una fabbrica sull'altare della finanza internazionale, di rapporti di forza che sono vistosamente sbilanciati. "Questo non è uno Stato pensato, studiato, modellato, nelle forme e nel personale politico, per prendere un'azienda in mano e farne bene pubblico – spiega Salvetti -. Qui è stata distrutta una storia industriale, non perché è stata fatta una scelta di politica industriale, non perché il paese ha deciso che era meglio produrre elettrolizzatori per fare idrogeno verde, qua è stata fatta una scelta di pura rapina capitalista. Questo è il punto". Eccolo, il contesto arretrato sul quale si innesta l'accordo sindacale avanzato.
I principali paletti che sono riusciti a mettere sono i tempi certi della reindustrializzazione; una clausola anti-logoramento, ossia l'obbligo per l'attuale proprietario di fare lui la reindustrializzazione, con altri investitori o con il capitale pubblico di Invitalia, se quei tempi certi non si verificano; la continuità occupazionale e di diritti, compreso l'obbligo per le nuove ditte di pulizia e logistica di riassumere gli ex-dipendenti in appalto; il controllo operaio su tutto il processo, tramite una commissione di proposta e verifica, di cui farà parte anche la RSU, che potrà proporre soluzioni e vigilare sui tempi e sull'utilizzo di eventuali fondi pubblici.
"A noi sembra un accordo che porta a casa il minimo sindacale – conclude Salvetti -. Eppure, è un accordo inimmaginabile senza questi sei mesi di assemblea permanente. Ogni singola parola è stata strappata con ogni singolo atomo di lotta, dalle manifestazioni, agli scioperi, alle trasferte, a chi ha cucinato, a chi presidiato, a chi ha mantenuto la fabbrica in ordine".
E allora la lotta non si ferma, il presidio si riorganizza, il collettivo di fabbrica e tutta la rete di solidarietà che in questi mesi è cresciuta continua a macinare idee, a stringere alleanze, ad allargare la lotta, a provare a praticare un altro rapporto di forza. Perché siamo ancora in una tappa del percorso, ancora un punto di partenza e non di arrivo.
Curva pandemica permettendo, è già ripreso l'Insorgiamo Tour in tutta Italia, con incontri e assemblee con le altre realtà in lotta, con l'obiettivo di costruire insieme un evento nazionale a marzo. Quali saranno i contorni di questo evento ancora non si sa, ma intanto #teneteviliberipermarzo.
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Uscito sul numero 237 (Febbraio 2022), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
