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FIRENZE RIBELLE
Alessandro Sinigaglia, vita e morte del patriota meticcio
Riccardo Michelucci · Fuori Binario n. 237, Febbraio 2022, pagina 11
Alessandro Sinigaglia, uno dei simboli della Resistenza fiorentina, era figlio di un ebreo originario di Mantova e di una donna nera da poco emigrata dagli Stati Uniti. I due si erano incontrati a Villa Smith, a San Domenico di Fiesole (oggi Villa La Fonte), dove lavoravano al servizio di una ricca famiglia di imprenditori statunitensi. Il loro passato di persecuzione e segregazione lasciò un segno anche in Alessandro, che fin dal primo dopoguerra si schierò decisamente sul fronte proletario e a difesa delle minoranze. Nel 1921, dopo la morte della madre, si trasferì in Santa Croce, in un piccolo appartamento in via Ghibellina. Mentre lavorava nella modesta officina del padre in via de' Macci, il giovane Sinigaglia si accostò prima all'organizzazione antifascista degli Arditi del Popolo, poi alle idee comuniste. E proprio nel partito da poco fondato da Antonio Gramsci assunse incarichi significativi che lo portarono in giro per l'Europa. Quando scoppiò la guerra di Spagna, Sinigaglia partì volontario per unirsi all'esercito repubblicano, mettendo a frutto l'esperienza degli anni del servizio militare in Marina. Al momento della vittoria di Franco finì in un campo di concentramento in Francia.
Nel 1941, nel pieno della Seconda guerra mondiale, i fascisti lo fanno uscire e lo inviano al confino nell'isola di Ventotene. Come tanti altri detenuti ed esiliati politici, riacquista la libertà solo dopo la caduta di Mussolini, nell'estate del 1943, e dopo quasi 15 anni può finalmente tornare a Firenze. Sceglie il nome di battaglia "Vittorio" e inizia a guidare i Gruppi di azione patriottica fiorentini rivelandosi un grande capo carismatico.
Ma la sua vita trova un drammatico epilogo il 13 febbraio 1944. Quella sera sta cenando in una trattoria del suo quartiere, in via Palmieri, quando viene riconosciuto da due fascisti della banda Carità. È disarmato e non può far altro che tentare la fuga. Esce di corsa dalla trattoria ma dopo pochi metri una scarica d'arma da fuoco lo fa stramazzare al suolo e gli impedisce di partecipare alla liberazione di Firenze, che arriverà sei mesi dopo.
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Uscito sul numero 237 (Febbraio 2022), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
