Archivio › Fuori Binario n. 236 · Gennaio 2022 › pagina 3
VIOLENZA DI GENERE
Contro la violenza i simboli non bastano
La rete di protezione e supporto per le donne va potenziata. Scarpe rosse, panchine rosse... ma sono rossi anche i bilanci di Centri e Case Rifugio per una cronica mancanza di risorse
Ornella De Zordo · Fuori Binario n. 236, Gennaio 2022, pagina 3
Il cuore del sistema antiviolenza italiano è costituito dai Centri Antiviolenza e dalle Case Rifugio che, data l'assenza di una risposta adeguata da parte delle istituzioni, per molto tempo sono state le uniche realtà a offrire supporto alle donne vittime di violenze. La loro nascita, da ricondurre al movimento femminista, ha di fatto anticipato l'azione governativa di un paio di decenni. Solo a partire dal 2013 i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio hanno infatti ottenuto un riconoscimento normativo e un finanziamento nazionale, anche se insufficiente. Sono strutture essenziali per contrastare la violenza sulle donne.
Alcuni dati: sono oltre 15mila - secondo i dati Istat - le donne che nel 2020 hanno iniziato il percorso di uscita dalla violenza presso i Centri. Per rispondere ai loro bisogni, i servizi più offerti dai Centri nel 2020 sono stati l'ascolto (97,1%) e l'accoglienza (82,8%).
Ma i Centri vanno sostenuti molto di più, in un Paese in cui nel 2020 – sempre secondo Istat - i femminicidi sono stati 106 (quasi 9 al mese) su 116 rilevati in totale, e dove – sarà bene ripeterlo - la maggior parte delle donne (77,6%) è stata uccisa da un partner o da un parente (dato stabile nel tempo); percentuale che nei mesi di marzo e aprile 2020 ha raggiunto rispettivamente il 90,9% e l'85,7%. Il 2021 ha visto un aumento di questo fenomeno dell'8%.
E di Centri e Case Rifugio ce ne vorrebbero molte di più. Stando ai dati diffusi, nel 2019 risultavano attivi in Italia 281 Centri antiviolenza e 257 Case rifugio. Il tasso medio di copertura nazionale è di solo 2 servizi offerti ogni 100mila donne di età superiore ai 14 anni, in misura diversificata sui territori.
Sappiamo che le donne senza mezzi e senza una rete di sicurezza sono più a rischio di violenza, e spesso più difficoltà a denunciare, e questo dato è particolarmente vero per le donne migranti. La prevenzione deve accompagnare l'intervento di emergenza.
Alla data di chiusura del rapporto di ActionAid, le risorse per l'annualità 2021 non sono ancora state trasferite alle Regioni, lo schema di riparto delle risorse è giunto in Conferenza Stato-Regioni solo lo scorso 3 novembre. A distanza di nove anni dall'entrata in vigore della legge, il Dipartimento Pari Opportunità continua ad emanare il decreto di ripartizione dei fondi nel secondo semestre dell'anno, generalmente attorno al 25 novembre (!). Considerato che le risorse sono regolarmente allocate a inizio anno nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si tratta di un ritardo ingiustificabile e inaccettabile, che si ripercuote sulla sostenibilità delle strutture antiviolenza e quindi sulla vita delle donne che vi ricorrono.
Sempre più forti si devono levare le voci di chi si batte contro discriminazione e violenza maschile e di genere, finché dalle piazze e da ogni luogo necessario arrivino forti e chiare nelle stanze del potere.
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Uscito sul numero 236 (Gennaio 2022), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
