Archivio › Fuori Binario n. 235 · Dicembre 2021 › pagina 3
POLITICA
Non si scherza con la povertà
Pregi e difetti del RdC oltre la propaganda, le notizie gonfiate e i discorsi da bar. Di Tiresia per Fuori Binario.
Tiresia · Fuori Binario n. 235, Dicembre 2021, pagina 3
Se dietro quel nome, Reddito di cittadinanza (RdC), non ci fossero milioni di persone, coi loro volti, i loro corpi, i loro sogni, le loro aspirazioni e paure, insomma, con le loro vite, la ferocissima battaglia fra i favorevoli al provvedimento e i nemici giurati si potrebbe derubricare a una incruenta battaglia simbolica. Quei milioni di persone però ci sono. E la disputa, da simbolica, diventa reale. Per queste persone archiviare il RdC potrebbe avere esiti catastrofici. Non si può quindi analizzare la faccenda con superficialità e distacco. Serve partecipazione. Dalla parte dei beneficiari, quelli su cui la battaglia si sta consumando.
I simboli d'altronde ci sono. E contano molto. Il perimetro in cui infuria la battaglia è stato infatti tracciato da figure che poco o nulla hanno a che vedere con il reddito di cittadinanza così com'è. Vediamo un po'.
La propaganda criminale, sdraiata sul divano
I detrattori del RdC, in prima fila i renziani, prima nel Partito Democratico e poi in Italia Viva, hanno veicolato, e anche con un certo successo grazie alla compiacenza di testate giornalistiche nazionali, l'immagine del beneficiario come una persona dedita a una "vita in vacanza", con velati riferimenti alla concentrazione geografica dei percettori come tara imperdonabile della misura e con il divano come luogo di elezione. Una propaganda martellante sugli "abusi": i famosi "abusi", argomento forte dei discorsi da bar e sui social, scoperti grazie a un controllo efficace, sono stati 48.000; 48.000 su tre milioni, appena l'1,6 %. Ancora meno se consideriamo una platea di 1,25 milioni di famiglie. Tutto ciò in un crescendo di accuse, di titoloni sulle truffe, invero risibili rispetto agli abusi di chi arraffò ristori post lockdown, sino ad arrivare all'infame definizione di "reddito di criminalità" con cui Matteo Renzi ha etichettato il provvedimento pochi giorni or sono.
Eppure, a molti risulterà sorprendente sapere che sia Renzi che Maria Elena Boschi - quella a cui si deve l'espressione "una vita in vacanza" - sedevano nel Consiglio dei ministri che nell'agosto del 2018 varò il "Reddito di inclusione" (REI), la prima misura organica, non sperimentale, di contrasto alla povertà varata in Italia nel dopoguerra. Mutuato in buona parte dalla "Bolsa Familia" del presidente brasiliano Lula, il REI prevedeva un sussidio ai nuclei familiari oscillante fra i 187 e 539 euro al mese, per un massimo di 18 mesi. Finanziato con due miliardi di euro, contro i 7 del RdC, il REI è durato troppo poco per restare nella memoria collettiva. Tuttavia, due aspetti del REI andrebbero ricordati: a) era una misura di contrasto alla povertà, b) era una misura decentrata, prevedeva cioè una rete di "welfare di prossimità", in cui grande spazio avevano i servizi sociali dei comuni e le associazioni del terzo settore.
Se giudicassimo il REI con il metro Renzi-Boschi, lo dovremmo definire una misura più "assistenzialista" del RdC. Sì, perché l'obiettivo della misura era il "contrasto alla povertà" non aiutare i percettori a trovare un lavoro. Insomma, la vita in vacanza sarebbe stata più facile col REI che col RdC. Il REI scontava anch'esso un vizio per così dire "filosofico", ossia che la povertà fosse un fatto individuale e non un fenomeno di massa e sociale. La gabbia ideologica del progetto personalizzato e di realizzazione individuale ci imprigiona negli anni Novanta.
Un reddito per uscire dalla povertà
Il RdC invece non è una misura di contrasto alla povertà ma una "politica attiva del lavoro". In parole povere: nasce come strumento per aiutare i beneficiari a uscire dalla povertà attraverso il lavoro. Dal REI ha preso le parti meno positive, tipo un intricato e sadico impianto sanzionatorio - con l'idea sottintesa che il povero sia sempre un truffatore - ed è persino peggiore quando eleva a 10 anni, nel REI erano 2, il periodo minimo di residenza in Italia per poterne beneficiare. Criticabile è anche la sua natura di misura "calata dall'alto" che fa piazza pulita delle reti locali sostituendole con l'INPS e i centri per l'impiego nella figura dei "navigator". Tecnicalità, si dirà. Queste tecnicalità sono, tuttavia, ben chiare ai percettori, anche se non le chiamano così.
Per esempio, Umberto
Umberto, nome di fantasia, è un beneficiario sui 50 anni, abitante in una di quelle strade fittizie che i comuni assegnano a chi non ha una casa, ai circensi e ai nomadi. Umberto col RdC si paga una stanza in affitto, alimentando, sia detto en passant, il bacino elettorale dei locatori, miniera di consensi per chi invece vorrebbe abolire il sussidio. Umberto, senza conoscere i dettagli della legge, ne identifica il difetto principale; se da un lato la benedice perché gli ha permesso di avere un tetto sulla testa, dall'altro però lo ha svincolato da quella rete "locale" di assistenti sociali del comune e associazioni di volontari, lasciando come suoi unici contatti i navigator e gli addetti del Centro per l'impiego, che, seppur bravissimi, come ci tiene a sottolineare, per lui sono solo nomi o poco più. È il difetto dell'approccio "top-down" come direbbero quelli che hanno studiato, "e 'un so con chi parlare!" come invece dice Umberto.
Povertà ridotta del 2%, primi in Europa
Il RdC è riuscito ad abbattere del 2% il tasso di povertà assoluta nel 2020. Quasi tre volte la media europea. Un dato oggettivamente strabiliante. Il punto è che questo strumento non era nato per ridurre la povertà, ma per aiutare i percettori a trovare un impiego. In dettaglio, il RdC, che ha coinvolto circa tre milioni di persone, ha consentito al 5,7% circa di esse di trovare lavoro. È una cifra pari più o meno al triplo della media nazionale di chi trova lavoro grazie ai centri per l'impiego.
Si può dire quindi che, pur con risultati in assoluto mediocri, la possibilità di trovare lavoro per i beneficiari rifulge per efficacia (sull'efficienza è un altro discorso) nel confronto con la platea degli altri utenti dei CpI. In altre parole, costa molto e funziona poco in un contesto nazionale che costa poco e funziona pochissimo.
Per un'analisi più attenta sul reale impatto si dovrebbero vedere i dati di occupazione per settori di coloro che non hanno beneficiato del RdC, confrontarli con quelli di altre misure di incentivo al lavoro ecc. ma partendo da dati grezzi, in un contesto, a essere generosi, mediocre per risultati ottenuti, l'introduzione del RdC ha reso quei numeri un po' meno mediocri.
Prima le imprese, poi le persone
Un'altra frase che si sente spesso è che "anziché ai beneficiari il RdC dovrebbe essere dato alle imprese". Chi lo dice è in buonafede. E non sa che il Sussidistan è, in questo paese, più generoso con esse che coi percettori del RdC. In Italia le imprese possono avere sconti anche fino a 6.000 euro di contributi se assumono una donna iscritta ai Centri per l'Impiego da un tot di tempo o con più di una certa età. Lo stesso RdC è premiante per chi assume. Esistono i benefici della legge 68/99. Esiste Garanzia Giovani che finanzia i tirocini, esiste Giovanisì. E altre misure ancora. Insomma di modi per assumere le imprese ne hanno. Nello spaccato toscano le imprese tendono a sfruttare al massimo le agevolazioni esistenti. Soprattutto per professioni di livello medio alto. Il laureato si assume ma come tirocinante, praticante o appartenente a categorie protette.
In conclusione, come la relazione della commissione Saraceno ha sottolineato, le parti peggiori del RdC sono quelle più "rigoriste", tipo la sproporzione fra quanto si dà ai single e alle famiglie numerose, o la vergognosa lista dei beni ammissibili, veramente umiliante per chi lo percepisce. E che si tratta di difendere, più che lo strumento così com'è, i risultati positivi da esso raggiunti. Che sono molti, nonostante che raramente se ne legga sulle prime pagine dei quotidiani.
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Uscito sul numero 235 (Dicembre 2021), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
