Archivio › Fuori Binario n. 234 · Novembre 2021 › pagina 8
SANITÀ E GENERE
La malattia non è uguale per tuttə
L'impatto delle differenze biologiche e socioculturali su salute e terapia
Isabella Mancini · Fuori Binario n. 234, Novembre 2021, pagina 8
Non è possibile seguire una chemioterapia se non si ha un tetto sulla testa e qualcuno a cui affidarsi quando saremo troppo deboli per prepararci la cena. Aina ha lasciato su questa terra una pentola per cuocere il riso, due valigie con alcuni vestiti e due borse di tela. Gli ultimi due mesi della sua vita il tetto sulla testa lo aveva, ma la cura per il tumore è arrivata senza portare con sé la speranza della guarigione.
Per poter tornare a lavorare Dashamira aveva bisogno di un macchinario per una dialisi notturna. Fa rumore, un po' ingombra, ha bisogno di uno spazio pulito e dedicato. È così che è tornata a vivere: tutta la sua vita ruotava attorno ai suoi reni, oggi, a 29 anni, può tornare a pensare anche al cuore.
Jasmine di anni ne ha trentasei, da quindici si prende cura dei suoi due figli, da sola. Ha dovuto trovare il modo di far curare il più grande: un tumore gli ha portato via l'uso delle gambe. Oggi è adolescente e non ha un minimo di autonomia per poter vivere la sua vita oltre la madre. E Jasmine oltre a lui.
Probabilmente Dorine aveva in testa i versi di Giacomo Noventa - "Un giorno o l'altro io tornerò, non voglio morire tra gente straniera, un giorno o l'altro io tornerò nel mio paese" - ogni volta che avrebbe dovuto salire sull'ambulanza per andare in ospedale per la dialisi ma invece si barricava in stanza ripetendo: "Devo prendere un volo per Dakar".
Luana ora guarda il vuoto vedendoci proiettati i suoi film. In quattro anni la sua salute psichica è precipitata attorcigliata al destino del diabete: qualcosa si è spezzato in lei e non si riesce a trovare l'artigiano che può aggiustare quel dolore senza voce.
Storie di donne che, per problemi di salute, sono inciampate nelle pieghe della vita e alcune volte sono riuscite ad alzare la testa e guardare oltre mentre altre son rimaste prigioniere di un loop che non le molla. Che ne è stato di loro durante il limbo pandemico che ci ha tenuti lontani da analisi specialistiche e cure preventive?
Per le donne anche l'ambito della salute è stato, ed è, un campo minato. Si è iniziato da poco a parlare di medicina di genere, di come le differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne influenzino lo stato di salute, e di malattia. Era il 1995 e alla IV Conferenza mondiale sulle donne a Pechino si discuteva di come fosse fondamentale inserire la prospettiva di genere in ogni scelta politica compreso in materia di salute fisica e mentale. Le differenze nella prevenzione, nella diagnostica e nella terapia di tutte le malattie sono ancora altissime e i bisogni sanitari delle donne non sono solo quelli riproduttivi. L'attenzione al genere è una scelta strategica di politica sanitaria capace di ascoltare le differenti modalità con cui i corpi reagiscono non solo alle malattie ma anche alle cure.
Nel mese appena trascorso, dedicato alla prevenzione del tumore al seno, tra donne ci siamo interrogate su come dobbiamo prenderci cura della nostra salute e di quella delle tante donne che hanno raggiunto il nostro paese da luoghi lontani, come coinvolgerle e coinvolgerci, come trovare nuovo spazio per noi altre e come occuparlo quello spazio per stare bene, stare meglio. I consultori sono stati per anni lo spazio dove esserci. Ci sono ancora. E noi?
In ricordo di Nancy e di tutte le donne che non hanno potuto concludere il loro cammino nel viaggio della migrazione e della vita su questa terra.
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Uscito sul numero 234 (Novembre 2021), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
