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Archivio › Fuori Binario n. 232 · Settembre 2021 › pagina 13

IL RACCONTO

Un giorno in occupazione. La fattura

Fraska · Fuori Binario n. 232, Settembre 2021, pagina 13

Stavo rientrando a casa boicottando il bridge del sindaco in Santo Spirito e scansando via via le fioriere che mi intralciavano il cammino. Arrivato davanti al portone di casa, Benjaman mi blocca repentino gridandomi "Fermo, fermo!".

Qui ci sta una parentesi.

La mia, lo capirete, è una casa occupata. Anche i miei lavori li svolgo in nero, non ho reddito, non esisto in nessun nucleo familiare, non ho residenza né altro. Sono un fantasma del nulla, nel nulla della mia città. Eppure, vivo qui… da quando nacqui in una via del centro 40 anni fa. Lo so per certo, da racconti seri e goliardici. Il primo pannolino me lo cambiò un trans nel bar sotto casa perché io e mia madre non avevamo acqua calda.

Comunque stavo dicendo…

Arrivo a casa e Benjaman mi blocca. "Non entrare!".

Sentendomi gridare queste parole mi allarmo un poco perché c'è da tenere conto che da queste parti bisogna sempre tenere un occhio aperto.

Benjaman mi fa notare che davanti al portone del nostro appartamento ci sono mele, finocchi e castagne più dei segni scalfiti sul portone. "Cattivo presagio, malocchio!" mi dice.

Altra parentesi.

Dobbiamo capire che ormai siamo in un paese multiculturale. Ciò nonostante, anche mia nonna era animista. Dava importanza agli spiriti della casa, ai simboli.

Per questo capisco appieno il dramma del mio coinquilino. Ma che fare? Decido di prendere in mano la situazione. Assicuro il mio coinquilino che avrei risolto il problema e certamente levato la fattura.

Come ho detto sono un tuttofare. E devo confessare che non è la prima volta che mi succede una cosa del genere, tant'è che tengo un manico di scopa accanto alla porta. Dico a tutti che è il mio bastone magico. Un regalo di un amico potente… che è stato benedetto! Ne sparo tante, ma nemmeno troppe. Con tal bastone scanso i frutti del maleficio. Recito una preghiera, che è una mezza bestemmia, e così possiamo entrare infine in casa.

Stanco, entro e mi siedo per riposarmi dallo sforzo immane. Ma niente… dopo poco mi chiama la Giustina dal piano di sopra, una compagna in età che mi chiede ogni tanto qualche favore.

Rispondo al telefono e mi sento chiamare per nome.

"Oh Leonardo!"

"Si?"

"Stamani ero venuta a bussare da te, accidenti!, col bastone ti ho graffiato anche la porta!"

"Fa niente!"

"Il problema è che ero venuta a chiederti un favore, ma mentre bussavo mi si è rovesciata la spesa!"

"Ah ecco! Erano mica delle castagne o roba così…"

"Per l'appunto!"

Come dicevo non è la prima volta che affronto cose del genere.

Viviamo a stretto contatto. Condividiamo più di quello che vorremmo e ognuno ha il suo bottino culturale. Siamo diversi, ma spesso con gli stessi problemi.

Bianchi, neri, vecchi e operai pure precari, o disoccupati. Tutti con lo stesso cappio al collo. Come sopravvivere? A cosa ci dobbiamo costringere? Perdere la dignità?

Abbiamo deciso di condividere un'anima e non solo la casa. La dignità è un bel valore da spartire, secondo me. Con tutte le nostre differenze è una cosa che non potranno mai toglierci: siamo donne e uomini di questa terra. E questo è il nostro mondo.

Restiamo umani!

Pagina 13 del numero 232 Uscito sul numero 232 (Settembre 2021), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero