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Archivio › Fuori Binario n. 232 · Settembre 2021 › pagina 7

MIGRANTI

Quei miseri diritti cancellati dalla burocrazia

Il labirinto a cui è costretto chi cerca protezione nel nostro paese. La denuncia del Forum per Cambiare l'Ordine delle Cose

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 232, Settembre 2021, pagina 7

Dopo aver attraversato il deserto ed essere passati dall'inferno libico, impiegando spesso anni per raggiungere una terra sicura in cui poter costruire la propria vita, i migranti si trovano invischiati nelle pastoie della pubblica amministrazione italiana, nel rimpallo di responsabilità, negli uffici "complicazione cose semplici".

Procedure incomprensibili che bloccano percorsi di vita faticosamente avviati, che fanno finire per strada anche chi si era ben integrato o che gettano nel limbo della legge intere famiglie, magari con figli nati qui e che qui hanno amici, studiano, si divertono, escono e giocano a calcio. La questura di Firenze per esempio, in piena pandemia, quando si facevano online anche le sedute del consiglio europeo, ha bloccato il sistema di prenotazione automatica degli appuntamenti, costringendo i migranti a recarsi di persona negli uffici. Con annessi gli inevitabili assembramenti, le attese iniziate a notte fonda per essere sicuri di trovare un posto, le code ripetute per giorni, dormendo in strada, con i figli al seguito.

Ci sono voluti presidi, proteste e una lettera aperta firmata da quaranta associazioni, per far ripristinare, alla fine di giugno, almeno la prenotazione online e il problema sembra essere risolto solo parzialmente.

Un primato di cui andare fieri, un vero Rinascimento fiorentino. E le cose non vanno meglio quando si tratta di vedere come viene applicato il decreto legge 130, emanato dal secondo governo Conte per superare i decreti "(in)sicurezza" di Salvini e in particolare per le richieste di protezione speciale. Firenze è rientrata nel monitoraggio svolto dal Forum per Cambiare l'Ordine delle Cose in 15 città italiane, intitolato proverbialmente "Paradosso all'italiana". Qui vengono riportate testimonianze inverosimili, rimbalzi continui nei muri di gomma della nostra burocrazia. Facciamo l'esempio di un cittadino migrante che, sulla base del nuovo decreto, presenta alla questura di Firenze la propria richiesta di protezione speciale: invia una pec, la questura la riceve, la accetta ma non lo convoca e non rilascia alcun permesso.

E qui sta il primo inghippo: a chi deve essere inoltrata la domanda, al questore o alla commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale? Il dl 130, infatti, prevede che la richiesta di protezione speciale venga presentata al questore, il quale però rilascia il permesso dopo aver sentito la commissione territoriale. Sulla base di questo primo paradosso, le questure non accettano la domanda, oppure la accettano ma non vanno avanti, con il risultato che non si riesce nemmeno a far partire la procedura. Dopo le ennesime barricate delle associazioni e la pioggia di ricorsi degli avvocati, il 19 marzo il ministero dell'interno invia una circolare esplicativa che però, invece di spiegare, complica ancora di più le cose.

Questa, infatti, dice esplicitamente che la domanda di protezione umanitaria non deve essere inviata al questore, rimandando di fatto alla commissione territoriale, già abbastanza ingolfata nell'esame delle richieste di asilo, in barba alla semplificazione prevista dal dl 130. Sul dossier del Forum è riportata questa testimonianza, da Pistoia: "Ho provato a presentare istanza di protezione speciale direttamente al questore, in due questure diverse, e in entrambi i casi mi è stato risposto che le domande sono irricevibili in base a una circolare del 19.3.2021 secondo cui tale permesso di soggiorno può essere rilasciato solo in due ipotesi: se la Commissione Territoriale rigetta la protezione internazionale ma riconosce la sussistenza dei presupposti per la protezione speciale, e se lo straniero presenta istanza per un altro motivo e la questura ritiene che possano sussistere i requisiti per il riconoscimento della protezione speciale".

Sì, avete capito bene, per richiedere la protezione speciale bisogna chiedere un'altra cosa, sperando che, non avendo diritto a quest'altra cosa allora ci diano quello che ci serve davvero.

Vi sembra farraginoso? Immaginate come deve sembrare a chi non è avvezzo alla burocrazia italiana. Non va meglio a chi la protezione umanitaria ce l'aveva o ora deve rinnovarla. Qui la varietà regna suprema: c'è chi lo nega facendo riferimento al decreto di Salvini; c'è chi chiede, a corredo della domanda, la documentazione prevista dal vecchio decreto: iscrizione anagrafica, contratto di affitto, dichiarazione di ospitalità, certificato di residenza ecc...

Forse che in questura non sanno che la legge è cambiata? Quello che è sicuro è che nel frattempo, mentre le questure si rimpallano le responsabilità, i dirigenti chiedono circolari, le bozze di provvedimenti si moltiplicano, ci sono migliaia di persone la cui vita è appesa a un filo, che rimangono nel limbo, non possono avere contratti regolari, né di lavoro né di affitto, finiscono per strada o in mano alla criminalità.

Non è certo con questo spirito che il dl 130 è stato emanato e così caldamente accolto dai migranti e da chi in Italia si prende cura dei loro destini. Un decreto atteso, cui è stato dato grande risalto mediatico come l'atto che cancellava le leggi scellerate della Lega, viene di fatto inapplicato. E il governo che fa? Invoca la santa dei pubblici uffici: la circolare correttiva. Siamo infatti in attesa di una circolare che permetta finalmente di applicare il dl 130. C'è una bozza, ma è bloccata. Intanto l'estate è finita, i licenziamenti sono iniziati e noi rimaniamo qui: stessa legge, stessa circolare. Una serie così madornale di paradossi può essere giustificata semplicemente dalla proverbiale inefficienza burocratica italiana? I decreti Salvini sono stati aboliti, ma le questure li applicano ancora. Del resto, Tomasi di Lampedusa ce lo aveva detto più di sessant'anni fa: bisogna che tutto cambi se vogliamo che tutto resti com'è.

Pagina 7 del numero 232 Uscito sul numero 232 (Settembre 2021), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero