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STAZIONE DI POSTA

Cosa c'entrano i diritti con il capitalismo?

Diego Vanni Macaluso · Fuori Binario n. 231, Estate 2021, pagina 14

Il sistema capitalistico non è democratico per sua natura. Postula la gerarchia (che chiama "Leadership") la cooptazione ("Merito") esalta l'ineguaglianza fra le persone. I diritti civili, umani e politici valgono al di fuori dell'azienda, se valgono, dipende in che parte di mondo si vive, e non dentro di essa, se non sotto le forme, di pura cosmesi, del "Pink washing", "Black washing" et similia, ossia nominare qualche dirigente appartenente a una minoranza e strombazzarlo ai quattro venti.

È ovvio poi che quel dirigente licenzierà, se necessario, dipendenti gay, lesbiche, neri ecc. Il sistema non cambia, si adegua. Se in Italia ancora qualcosa si può dire e fare si deve alla legge 300 del 1970 che è sempre più erosa. Gli apologeti del sistema diranno che il capitalismo ha aiutato milioni di persone a uscire dalla miseria. Il che è vero ma sempre escludendo una fascia, perché il capitalismo non è inclusivo e mai lo sarà, tende a creare differenziazioni e stratificazioni ovunque.

Quando leggete di un padrone che si lamenta delle "lungaggini" parlamentari è solo il ribadire l'incompatibilità fra quel sistema e il processo democratico. Il sistema capitalistico accetta, anzi "tollera", quello democratico-rappresentativo solo quando questo "facilita", "semplifica" e lo avversa in tutti gli altri casi.

Fino ai primi anni ottanta la natura antidemocratica del sistema capitalistico era patrimonio comune dei partiti di massa: comunisti, socialisti, cattolici. Il mutualismo, la cooperazione, la cogestione, le nazionalizzazioni erano tutti strumenti nati per contrastarne questa natura intimamente autoritaria. In quarant'anni tutto è stato spazzato via. La mentalità padronale ha stravinto, siamo consumatori ormai più che cittadini.

Lo si nota da dettagli apparentemente "minori" come lo schierarsi pavlovianamente dei tifosi dalla parte di un padrone di squadra di calcio quando questo vuole fare uno stadio, magari su un terreno pubblico. Ogni ragionamento critico è visto come "bastone fra le ruote" verso chi "vuol fare". La "politica" è sempre a "tramare" contro chi vuole solo il bene comune. Il capolavoro è stato questo, il superstite e debolissimo vestigio di sovranità popolare è visto come nemico dal cittadino-consumatore.

Diego Vanni Macaluso

Pagina 14 del numero 231 Uscito sul numero 231 (Estate 2021), a pagina 14. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero