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ANNO SCOLASTICO 2020/21
Ai tempi del Covid la scuola è di classe
La didattica a distanza ha esasperato la diseguaglianza sociale. Chi parte svantaggiato spesso non arriva neanche al traguardo.
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 230, Giugno 2021, pagina 2
Compromessa la sua funzione di organo vitale, cosa resta del "sangue della democrazia" che nutre le nuove generazioni?
L'ultimo anno scolastico lo potremmo riassumere in tre parole: scuola di classe. Una deriva verso cui ci sta portando l'organizzazione della didattica al tempo del Covid, ma che in realtà era già iniziata da tempo. Piero Calamandrei nel 1950 parlava della scuola come di un organo costituzionale, con la funzione di creare "il sangue" per gli altri organi. È con questo obiettivo che dovrebbe essere organizzata, come un'istituzione che dà ai futuri cittadini gli strumenti per interpretare il mondo. Cosa è rimasto oggi di tutto questo? Ben poco, se si pensa a questo anno di Dad e al divario incolmabile che c'è stato tra i licei e gli istituti tecnici. Nei primi, dove la maggioranza degli studenti proviene da situazioni familiari non disagiate, si è riusciti in qualche modo a coinvolgere le classi nelle lezioni a distanza; nei secondi invece, dove convergono per lo più le classi popolari, compreso chi si iscrive solo per terminare i due anni di obbligo scolastico, la questione è stata più complessa.
La parola ai prof
A Fuori Binario lo hanno raccontato due insegnanti: Maria Beatrice Di Castri, Susanna Norbedo e Giovanni Fiesoli. "Questo secondo anno di Dad è stato pesante per gli studenti delle scuole superiori - racconta Di Castri -. Passavano anche sei ore al giorno davanti al computer, in un contesto inedito di isolamento. Nel liceo dove insegno hanno manifestato questo disagio con due scioperi e un'assemblea aperta a noi insegnanti". Il disagio si è manifestato in tutt'altro modo nell'istituto tecnico di provincia in cui insegna Norbedo, dove l'interesse e la motivazione sono letteralmente crollati: "Chi frequenta solo per l'obbligo non ha proprio acceso il computer. Sono alunni che avremmo perso comunque, ma venendo a scuola avrebbero avuto almeno la socializzazione. Per loro è stato un disastro. Quelli più motivati sono riusciti a seguire mentre i più penalizzati sono stati quelli di mezzo, che avremmo potuto recuperare se fossimo stati in aula. In presenza se c'è una difficoltà si capisce da uno sguardo, se c'è un calo di attenzione si può coinvolgere con una battuta, uno scherzo. In Dad, dove non si riesce nemmeno a far tenere accese le telecamere, sembra di stare in una classe di zombi".
Il "sangue della democrazia"
Una scuola ancora più selettiva, che rischia di escludere proprio chi ne ha più bisogno, quel "sangue della democrazia" di cui parlava Calamandrei. Un paradosso che risulta ancora più evidente quando si affronta il tema della valutazione, questione annosa che in tempi di Covid rischia di essere ancora più divisiva. Giovanni Fiesoli insegna in un liceo fiorentino: "Agli scrutini finali di giugno 2020, in base alla normativa scolastica, era praticamente impossibile che uno studente potesse essere bocciato. A mio avviso fu ragionevole. A settembre 2020 la scuola è ripartita con molti studenti che avevano accumulato carenze, ma soprattutto sfiducia di poter avere successo a scuola. Le verifiche sono diventate un tormento per tutti. Per i ragazzi perché si sono concentrate nei giorni di scuola in presenza. Per gli insegnanti perché temevano di essere ingannati quando queste si tenevano in Dad. Credo che questo aspetto riveli molto sulla qualità del rapporto tra maestro e allievo. La fiducia dovrebbe essere alla base della relazione educativa".
La maturità svalutata
In questo quadro generale si inseriscono gli esami di maturità: l'anno scorso ci fu una sorta di salvacondotto e tutti furono promossi; quest'anno invece sono state date indicazioni di trattarlo come un anno normale, con l'esame di maturità che però rimane in forma semplificata, quindi solo prova orale partendo da un elaborato su un argomento assegnato. "Nel 2020 aveva un senso ridurre l'esame di maturità - dice Di Castri -, ma la riproposizione di questa modalità nel 2021, quando gli ultimi mesi sono state fatte rientrare le quinte in presenza, fa scivolare la scuola lungo una china pericolosa, quella della svalutazione del titolo di studio. È una scelta dai connotati classisti, perché nel mondo del lavoro avrà una possibilità solo chi può presentare un curriculum spendibile professionalmente, magari perché ha avuto la possibilità di fare soggiorni all'estero o di acquisire certificati linguistici. Nell'esame di maturità completo invece si mettevano in gioco tutte le proprie competenze. Era uguale per tutti in tutta Italia ed era quindi un fondamentale presidio di pari opportunità e uguaglianza. Adesso sopravvive solo chi ha gli strumenti per farlo, chi invece parte svantaggiato lo rimane".
Servono fiducia e risorse
Una scuola classista, ben lontana da quell'organo costituzionale che auspicava Calamandrei. Una scuola che ha deluso le aspettative degli studenti, delle loro famiglie, degli insegnanti, di quella parte di società che nella scuola pubblica vedeva la possibilità di rigenerare il proprio sangue vitale, il proprio futuro. Per invertire la rotta servono riforme, servono investimenti pubblici, serve quella fiducia che abbiamo perso in questo anno di pandemia, serve la grinta e la voglia di rivalsa dei nostri giovani che tra pochi giorni si avvicineranno alla cattedra per la maturità: "Non accontentatevi - è il consiglio che dà Fiesoli agli studenti -, se la scuola vi annoia in tutte le discipline che vi offre allora è la scuola che è sbagliata, non voi".
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Uscito sul numero 230 (Giugno 2021), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
