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Archivio › Fuori Binario n. 230 · Giugno 2021 › pagina 3

ANNO SCOLASTICO 2020/21

Oggi interroghiamo! Ma tu, cosa ne pensi?

Si impone un ripensamento del ruolo della scuola: dalla "trasmissione" alla "creazione" del sapere.

Felice Simeone · Fuori Binario n. 230, Giugno 2021, pagina 3

C'è una domanda che vorremmo fosse fatta a chi sta per affrontare gli esami, o solo l'interrogazione di fine anno: ma tu, come la pensi? Che idea ti sei fatta? Il preconcetto che la cultura, il sapere, siano un monolite di informazioni verificate e selezionate da chi ne sa di più è emerso durante questo anno di didattica-a-distanza di cui ci ricorderemo le interrogazioni a studenti bendati dietro lo schermo del computer, una modalità di verifica del sapere che ha il suo doppio nei quiz televisivi, dove le cuffie rimpiazzano la benda ma con l'identica funzione: impedire che qualcuno suggerisca la risposta giusta. L'epidemia che stiamo attraversando ormai da più di un anno ci ha insegnato che neanche la scienza è in grado di darci una risposta, unica e definitiva, ma solo suggerirci un milione di strategie possibili con cui difenderci. Ma quale sarebbe, poi, la risposta giusta? Una data, una formula, un verso, o addirittura un concetto che bisogna memorizzare per poter poi essere in grado di ripeterlo. Più che erudizione, invece, pensiamo che la scuola dovrebbe trasmettere la dinamicità del sapere: vorremmo che i nostri studenti venissero esposti alle molteplici facce della realtà, alle loro interpretazioni possibili, ai limiti e alle contraddizioni delle scienze, e in questo mare instabile tracciare una rotta propria, che riprenda anche un po' il profilo del proprio vissuto; li vorremmo supportati nell'apprendimento degli strumenti necessari per arrivare a delle conclusioni proprie che nessun altro può suggerire: bende e cuffie sarebbero inutili.

In questo ultimo anno abbiamo subito la trasmigrazione delle lezioni dall'aula allo schermo: abbiamo imparato che cos'è la didattica a distanza (Dad), ma non cos'è la didattica on line. La Dad ha generato alienazione e disagio, in stridente contrasto con il successo milionario di aziende che vendono corsi on-line da più di un decennio.

Come si spiega la catastrofe dell'esperienza italiana? Uno dei motivi è il concepire l'insegnante come il punto da cui si irradia il sapere, in diretta! Il successo della didattica online si fonda, invece, sulla disponibilità continua di corsi registrati; non c'è un orario di lezione: chi vuole imparare on-line può farlo al proprio passo e nelle ore più congeniali; può riascoltare delle parti o saltare quelle superflue. Ma soprattutto, la lezione on-line è un supporto all'autoapprendimento, che avviene attraverso la proposta di materiali diversi che concorrono ad un elaborato proprio. Indipendentemente da dove e come si svolgono le lezioni, vorremmo che anche la nostra scuola, pubblica e gratuita, trasmettesse un metodo di apprendimento e non un sapere; insomma, vorremmo che fra i banchi ci si preparasse a rispondere ad una domanda semplice (ma non facile): ma tu cosa ne pensi?

L'epidemia ha fatto emergere le debolezze della scuola italiana, e soprattutto la fragilità delle sue fondamenta. Non si tratta, adesso, di correggere le troppe inefficienze, ma di superare una volta per tutte la concezione di una scuola che deve trasmettere erudizione, giustificando nei fatti le cattedre sui piedistalli (anche virtuali) e le bende sugli occhi. Noi auspichiamo una scuola che formi persone, individui capaci di pensare, allenati a porre un problema e a ricercare autonomamente le informazioni per risolverlo. La diversità le sarebbe un valore connaturato, e la consapevolezza democratica una caratteristica fondativa. E di questo approccio beneficerebbero sicuramente anche quelle aziende che richiedono solo una scuola che prepari al lavoro: a queste aziende ricordiamo che tecnici eruditi ed efficienti presto potranno essere rimpiazzati da robot. Se invece hanno bisogno di creatività, flessibilità intellettuale, proiezione all'innovazione, e perfino genio, allora dovrebbero pretendere, e finanziare, una scuola che insegna una sola materia: diventare persone. È una rivoluzione a portata di mano, che può anticipare leggi e riforme: comincia col domandare: ma tu, cosa ne pensi?

Pagina 3 del numero 230 Uscito sul numero 230 (Giugno 2021), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero