Archivio › Fuori Binario n. 230 · Giugno 2021 › pagina 6
CIVILTÀ A DUE RUOTE
La strada è un bene comune, pedalando si migliorano le città
Una mappa per orientarsi con la bicicletta a Firenze. Il Comune sia più coraggioso e crei percorsi dedicati.
Graziano Predielis · Fuori Binario n. 230, Giugno 2021, pagina 6
"Sì, ma io ho paura!": se provate a chiedere ad un amico il motivo per cui non usa la bici, la prevedibile risposta che avrete sarà proprio quella. E se neanche voi la usate regolarmente, è molto probabile che il motivo sia lo stesso. Non è solo una sensazione umorale: lo dice il rapporto sulla mobilità ciclabile (anche se si dice ciclistica...) in Toscana, uscito nel dicembre 2018.
In mezzo a tanti dati molto interessanti, mi hanno colpito quelli che indicano gli ostacoli all'uso della bicicletta, soprattutto i principali: 48,9% il traffico; 32,4% le condizioni della strada; 24,3% la velocità dei veicoli e il 16,7% l'inadeguatezza o l'assenza delle piste ciclabili. È molto interessante vedere la grande responsabilità delle Amministrazioni pubbliche nell'incentivare l'uso della bicicletta: nella pianificazione e manutenzione delle infrastrutture e, soprattutto, nella regolazione del traffico, nel controllo e nella repressione dei comportamenti scorretti e pericolosi di chi guida veicoli pesanti e pericolosi.
No al razzismo veicolare
"E allora, i ciclisti contromano?" diranno in tanti... Non voglio giustificare nessuno, e d'altro canto non mi sembra opportuno fare del razzismo veicolare: un cialtrone resta un cialtrone, indipendentemente dal mezzo che usa: i ciclisti devono attenersi alle misure di sicurezza come gli altri, prima di tutto per non farsi male, perché sono vulnerabili.
Premesso che non si possono avere piste ciclabili ovunque, possiamo certamente auspicare una maggiore attenzione alla sicurezza stradale creando zone a bassa velocità nelle aree residenziali, modificando la sagoma della strada per facilitare gli attraversamenti pedonali e la riduzione della velocità, creando piccoli spazi senza auto dove potersi incontrare e passare: abbiamo mai pensato che anche la strada è un bene comune?
La bici dopo la pandemia
La terribile epidemia che ci ha colpiti ha fatto riflettere sulla necessità di iniziare a cambiare il nostro modo di vivere, cercando più semplicità. E cos'è più semplice di una bicicletta? Utilissima in questo periodo, quando si può provare ad utilizzarla per andare a scuola o in ufficio in libertà e senza rischio di contagio, magari se la propria destinazione è nelle vicinanze di un percorso ciclabile: sul sito dell'associazione Firenze Ciclabile (FirenzeCiclabile.it) è possibile scaricare una mappa autoprodotta che sovrappone la rete schematica delle ciclabili cittadine e la posizione delle scuole superiori, insieme alla distanza (in minuti) da un punto all'altro. Utile per i ragazzi, per chi lavora a scuola e, in generale, per tutti.
Come soddisfare allora tutta questa voglia (e necessità) di andare in bici? In Europa (e non solo) sono state create alcune ciclabili d'emergenza o "pop-up", corsie "leggere" a bassissimo costo e di rapida installazione. Sono arrivate anche in Italia, ed è stato modificato il Codice della strada creando le "corsie ciclabili". Le abbiamo viste spuntare dal nulla nei mesi scorsi: una corsia con vernice tratteggiata bianca e il simbolo della bici. Possono essere "occasionalmente" attraversate da altri veicoli, ma in concreto più che piste "pop-up" sono piste "post-it": come i foglietti gialli attaccati al frigo ci ricordano di comprare il pane, queste strisce ricordano agli automobilisti che lì passano i ciclisti, come hanno sempre fatto. Lo spirito con cui sono nate è lodevole, ma in concreto quanti potenziali nuovi ciclisti si sentirebbero sicuri pedalandoci sopra?
Serve coraggio
Il coraggio è la chiave in mano agli amministratori e ai cittadini: per i primi il coraggio di sfidare l'impopolarità iniziale di chi deve pensare e progettare nuovi percorsi modificando la viabilità e la sosta delle auto; per gli altri il coraggio di sfidare le proprie abitudini o la pigrizia inforcando la propria bicicletta per andare in ufficio o a scuola (o al cinema, al mercato...) pedalando.
La bici può cambiare il mondo? No, non da sola: può aiutarci a vivere le nostre città in modo più piacevole, più silenzioso, più pulito. Come punto di partenza può bastare, no?
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Uscito sul numero 230 (Giugno 2021), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
