Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 5
CONTROLLO E REPRESSIONE
Videosorvegliati, ma meno liberi e sicuri
Sicurezza sociale dimenticata. A Firenze vincono le telecamere: che però sono inutili. Fermiamo chi criminalizza dissenso e povertà. Costruiamo reti mutualistiche.
Ornella De Zordo · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 5
di Ornella De Zordo / perUnaltracittà
Con il progetto chiamato "Firenze Sicura", secondo i dati del Comune nel gennaio 2021 sono salite a 1240 le telecamere di videosorveglianza installate in città. Nel maggio 2014, a inizio mandato, erano circa 150. E il sindaco Nardella nell'agosto 2019, inaugurando la telecamera numero 818, twittava con orgoglio: "L'obiettivo è rendere #Firenze la città più videosorvegliata d'Italia, perché la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto". Intanto le persone che nella nostra città si sono rivolte alla Caritas sono passate da 22.069 a 31.531 (+42,8%!) in un solo anno.
Diciamo subito che per noi la sicurezza vera è quella di avere una casa, un'assistenza sanitaria, un lavoro sicuro, strade sicure da attraversare per le donne. Detto questo, il parametro securitario caro a Nardella non regge neppure alla verifica dei dati. Da varie ricerche indipendenti emerge infatti che non esiste una correlazione diretta tra l'aumento della videosorveglianza in spazi pubblici e la riduzione della criminalità. Lo dice ad esempio una ricerca compiuta dal Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità e dall'Università di Cambridge, (ne ha parlato La Stampa del 21 agosto 2020) la cui analisi su Londra ha dimostrato che in un anno su 1.000 crimini documentati dalle telecamere ne è stato risolto solo 1.
Sempre restando all'interno della logica securitaria dei nostri amministratori, aggiungiamo che l'aumento delle videocamere non è neppure motivato dall'aumento della cosiddetta criminalità diffusa, perché si dà il caso che il suo andamento, secondo le statistiche ufficiali del ministero dell'Interno (edizione 2019), sia in flessione, con i furti che diminuiscono del 5,77% dal biennio 2017-2018.
Eppure, ingenti risorse pubbliche vengono destinate all'acquisto di telecamere in Italia: ben 17 milioni di euro nel 2020, che diventeranno 27 milioni nel 2021 e 36 milioni nel 2022. A peggiorare il quadro si aggiunga che il decreto legge 14 del 2017 prevede che all'interno dei Patti per la sicurezza urbana (a cui la videosorveglianza si collega) si possano inserire anche soggetti privati. E allora, come mai investire un'enorme quantità di denaro pubblico per l'acquisto e l'installazione di apparecchi che non risultano utili?
Non c'è dubbio che aumentare il numero di telecamere in città risponda alla logica della sicurezza che ha dominato negli ultimi decenni e dimostri la volontà di puntare su strategie dirette a rispondere (o aumentare?) alla percezione di insicurezza. E ad attuare un controllo sociale che dalla lotta al famigerato "degrado", passando per la difesa del cosiddetto "decoro" arriva al Daspo urbano, ledendo i diritti e criminalizzando dissenso, diversità e povertà.
E intanto si tralasciano interventi che vadano nella direzione opposta, quelli che possono favorire l'integrazione, la costruzione di reti sociali e mutualistiche e che consolidano un tessuto sociale disgregato, contribuendo davvero a rendere la città più sicura per tutti e tutte.
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Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
