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Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 4

DIRITTI SOCIALI

Assistere chi ha bisogno: priorità o concessione?

La crisi, lo stato sociale e i limiti del Comune di Firenze. Intervista a Dmitrij Palagi, consigliere a Palazzo Vecchio per Sinistra Progetto Comune.

Barbara Imbergamo · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 4

"La povertà non è una colpa, scaturisce da politiche che hanno eroso i diritti sociali. Con questi livelli di diseguaglianza non si può lasciare il volontariato da solo a tappare le falle".

Luz (nome di fantasia) è peruviana, ha un figlio di 19 anni che studia in un istituto tecnico fiorentino. È in Italia da 13 anni e lavora come badante o addetta alle pulizie. Vive col figlio in un appartamento condiviso, senza contratto e dunque senza residenza, e per la stanza paga 450 euro al mese. Con la pandemia ha perso il lavoro, non ne trova un altro e così ha difficoltà a sostenere l'affitto e anche a fare la spesa. Quando è venuta allo Sportello solidale della Biblioteca Riccardo Torrigiani di Via Palazzuolo abbiamo provato a vedere se poteva far richiesta per il buono spesa del Comune di Firenze ma il bando si era appena chiuso. Per capire cosa è possibile fare in frangenti come questo per dare delle risposte a chi, come Luz, vive situazioni difficili, abbiamo pensato di intervistare Dmitrij Palagi consigliere comunale per Sinistra Progetto Comune, da sempre attento ai diritti degli ultimi.

Come funziona il buono spesa erogato dal Comune?

Nasce in seguito alla pandemia per supportare chi subisce di più la crisi. Ne hanno fatto richiesta soprattutto persone tra i 25 e i 50 anni con un Isee inferiore ai 6.000 euro (per l'80%) e coppie con figli minori di tre anni (il restante 20%) ed è finanziato esclusivamente da risorse statali ed europee per 3,5 milioni di euro. Grazie ad una mobilitazione dal basso l'ultimo bando ha criteri di accesso più larghi e il buono può andare anche a chi è privo di iscrizione anagrafica.

Quante persone ha raggiunto?

Con l'ultimo bando la Giunta Nardella ha dichiarato di aver raggiunto circa 7.000 nuclei familiari. Pare ci siano state meno domande respinte, anche se purtroppo tante persone sono rimaste fuori, anche per aspetti burocratici.

Mentre scriviamo, inizio aprile, non paiono esserci altri bandi all'orizzonte. A chi si devono appellare le persone in difficoltà?

Hanno deciso di limitarsi ad amministrare le risorse che arrivano, quando arrivano, senza nessuna seria programmazione. Dove destinare i fondi del bilancio comunale è sempre una scelta politica e, a quanto pare, per Palazzo Vecchio i poveri non sono una priorità. Nel 2020 si è diminuita in parte la spesa per "sviluppo e valorizzazione del turismo" che resta però una cifra alta: 2.129.000 euro. Avevamo chiesto di confermare almeno lo stesso minore importo (- 141.000 euro) per il 2021, ma neanche questo è stato accettato. Per il solo potenziamento delle telecamere di piazza Brunelleschi (le cui condizioni di pavimentazione sono note) si sono spesi 26.000 euro e Sindaco e Giunta si vantano di aver già installato 1.240 telecamere in città. Chi ha bisogno cerchi altrove, è il messaggio, nel frattempo sarà videosorvegliato.

Hanno negato altri fondi perché non si può fare "assistenzialismo".

Il centrosinistra, pur di non realizzare politiche a favore dei più fragili, afferma, a nostro avviso strumentalmente, che non si debba "assistere" la persona ma lavorare sulle cause delle diseguaglianze, lasciando poi al volontariato la "mitigazione" delle conseguenze. In linea teorica è corretto intervenire sulle cause, il problema nasce quando a dirlo è la parte politica responsabile proprio di quelle condizioni! Basti pensare alle tante riforme del mercato del lavoro che hanno eroso salari e diritti. Non battono ciglio però quando si vantano di come hanno distribuito i "buoni spesa" erogati grazie alle risorse della fiscalità europea.

Cosa dovrebbe fare allora chi subisce la crisi?

Rivolgersi al volontariato e al terzo settore, trattati come enormi bacini elettorali, trasformati nell'unico Stato sociale da loro immaginato, tradendo così la Costituzione. Non riescono a concepire un futuro in cui la dimensione pubblica torni centrale e capace di rispondere ai nuovi bisogni. Sono rinchiusi nel passato, del tutto subalterni alla retorica, smontata da economisti tra i più accreditati, secondo cui nella seconda metà del '900 - quella del welfare state - avremmo vissuto "al di sopra delle nostre possibilità".

Beneficenza e filantropia non sono per tutti e veicolano il messaggio "accontentatevi di quello che i ricchi sono disposti a concedervi".

Il privato in genere non dovrebbe garantire i diritti sociali, cioè ciò che è un bisogno fondamentale per la vita di ognuno di noi. Nell'aumento delle disuguaglianze degli ultimi decenni sono cambiati bisogni e abitudini. Mentre i patrimoni di pochi sono cresciuti a dismisura i salari sono crollati, se non scomparsi. Sono state tagliate le tasse ai ricchi mentre poveri e classe media se le sono viste aumentare grazie al ripudio dell'articolo 53 della Costituzione, che obbliga alla progressività fiscale. A Firenze Sindaco e Giunta si vantano di tenere al minimo le tasse locali, senza distinzione di reddito. Ci hanno raccontato che se aumenta la ricchezza, anche in poche mani, poi qualcosa arriva anche "in basso". Mentivano, sapendo di mentire. Oggi è sotto gli occhi di tutte e tutti.

Come è possibile scardinare questo modello?

Partirei da una domanda. Perché accettare quei livelli di disuguaglianza che facilmente possono essere smascherati nelle nostre "società dello spettacolo" che celano e giustificano i rapporti sociali di produzione vigenti? L'unico modo per rompere questa logica è costruire spazi di solidarietà e di pratiche condivise, partendo dalle necessità che si affrontano nel quotidiano, per scoprire quanto di più si possa ottenere insieme e quanto sia politico il sentimento di bisogno che si vive, quello sì individualmente.

L'idea che la povertà sia una colpa e che chi riceve assistenza sia "in debito" è molto diffusa nel sentire comune.

Chi governa le nostre società ha convinto le persone di essere sole di fronte al mercato. Un mercato che pervade ogni anfratto della nostra esistenza. Basti pensare al tema perverso della "meritocrazia" o anche a quello dell'abitare. A chi lavora, nei decenni passati, è stato proposto di acquistare un piccolo immobile, così da identificarsi con i grandi proprietari, invece che con chi non può permettersi un mutuo. Oggi però il precariato rende non percorribile questa strada, mentre gli affitti costano troppo, rispetto ai salari. Non vale solo per la città di Firenze, ma per tutta l'area metropolitana. Su questo tema registriamo una divisione e un'incomprensione tra le stesse classi lavoratrici, una vera e propria guerra tra poveri. Le case pubbliche sono considerate carità, non un diritto da rivendicare. Abbiamo ottenuto la richiesta di un nuovo Piano casa in questi giorni, in Palazzo Vecchio, vedremo se seguiranno azioni.

Pagina 4 del numero 229 Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero