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Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 2

AUTORECUPERO

La conquista del diritto all'abitare

Uno spazio di vita che si fonda sulle relazioni e la conoscenza reciproca. La proposta di un'assemblea comune.

Sabrina e Monica (Associazione Un Tetto sulla Testa) · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 2

> La realtà è complessa: per modificarla, superarla, occorrono attacchi precisi, in determinati punti e modi, con adeguati strumenti. E tutto è veramente difficile. Difficile vedere, difficile capire, difficile organizzarsi e lavorare insieme, difficile lottare in modo esatto, difficile migliorare: con quest'animo, con questa consapevolezza, presentando questi documenti, vogliamo contribuire all'incontro tra persone lontane, gruppi lontani e soprattutto tra le persone e i loro stessi problemi (Danilo Dolci, "Spreco: documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco nella Sicilia occidentale", 1960).

Nelle città contemporanee la questione abitativa assume una connotazione forte che ha a che vedere con luoghi sociali segnati da profondi processi di esclusione e da una iniqua ricchezza, i cui meccanismi di redistribuzione sono ampiamente saltati.

Firenze, definita da tempo città "vetrina", è un esempio della schizofrenia istituzionale che favorisce i meccanismi di turisticizzazione, di speculazione finanziaria e di espulsione, nel mentre timidamente tenta qualche risposta attraverso misure di "aiuto" spesso marcate da insufficienti risorse e da approcci vetusti, basati su dicotomie (noi/loro; uomini/donne; meritevoli; immeritevoli) e su etichette ("poveri", "esclusi", "marginalizzati"), nonché spesso su luoghi comuni ("guerra tra poveri", tra quelli più duri a morire).

Facciamo casa

La casa rappresenta il nostro posto materiale nel mondo, è la "materializzazione" stessa della nostra relazione con l'ambiente. Essa è collegata a tre idee fondamentali: la sicurezza, ossia sentirsi sicuri in questo rapporto con l'ambiente; la familiarità, la casa è legata ai nostri legami più intimi; il controllo, ossia sentire di agire in uno spazio di cui abbiamo il totale controllo. Dunque, potremmo dire: come "siamo corpi" e "abbiamo dei corpi", così "ci sentiamo a casa" e "facciamo casa". La casa, che è una delle principali costanti della condizione umana, è soggettivamente significativa, ma guardata dalla prospettiva della organizzazione di una collettività, dei suoi spazi di vita e delle sue differenze di potere fra i gruppi che abitano tali spazi, essa assume anche una forte rilevanza politica.

Una rete per l'autorecupero

Di autorecupero a Firenze se ne discute dalla fine degli anni '90. Per molto tempo ha rappresentato un futuro remoto, da prendere poco sul serio: alcuni, dall'esterno, dicevano "non ve lo faranno mai fare"; altri, dall'interno delle occupazioni, date le grandi difficoltà di realizzazione, stentavano a credere che avesse, un giorno, riguardato davvero loro. L'autorecupero, infatti, è stato principalmente promosso in città, ma potremmo dire anche a livello regionale, dal Movimento di Lotta per la casa (da cui, successivamente, l'associazione Hassan Fathy e, poi, l'associazione Un Tetto sulla Testa) e dalla Fondazione Michelucci. Soggetti molto diversi, ma che in vari momenti hanno trovato sul campo un'alleanza capace di "legare" storie apparentemente diverse, dare voce e riconoscimento a persone e gruppi di abitanti in una posizione fragile, e gettare le basi per rendere possibile il passaggio dall'"informale" al "formale", da "occupazioni" a "sperimentazioni politiche" di risposta reale, praticabile e replicabile al diritto alla casa e, insieme, risposta di natura e utilizzo sociale ai "vuoti" urbani (immobili abbandonati, dismessi, di proprietà pubblica lasciati a marcire o messi in vendita per mere esigenze di bilancio).

La conquista del diritto alla casa

La lotta per arrivare all'apertura, nell'autunno del 2017, dei cantieri dell'ex Asilo Ritter e dell'ex Bice Cammeo è stata lunga e non lineare, con supporti dal territorio spesso vacillanti ma caratterizzata dalla determinazione di chi vi vedeva una occasione imperdibile per tracciare a Firenze l'esistenza di ciò che da quel momento non era più negabile: il diritto alla casa si conquista, se non è riconosciuto, fino a trasformare le politiche. L'autorecupero di per sé sarebbe, infatti, una sorta di "scoperta dell'acqua calda": da una parte, immobili pubblici inutilizzati, dall'altra persone senza casa; da una parte, sempre più ristrette risorse economiche pubbliche per la costruzione di nuovi edifici (che non si saprebbe neanche dove erigere, vista la saturazione dei "pieni" urbani), dall'altra, persone pronte a mettere le proprie energie e forze nella ristrutturazione. Ma non c'è alcun paradosso nella mancata o timida volontà delle istituzioni locali nel far proprio l'autorecupero come prassi politica, anzi vi si scorge la rigorosa coerenza a conservare i rapporti di potere, contribuendo all'aggravarsi di situazioni di sofferenza sociale. Il potere, però, non è qualcosa di generico, esso è incarnato in determinati luoghi e persone, e proprio per questo siamo riusciti con passione, "attacchi precisi" e "adeguati strumenti" a rendere viva quella piccola utopia di cui la sera spesso si discuteva al Ritter e che animava le assemblee dell'associazione in via Aldini.

Un percorso difficile ma necessario

Autorecupero significa molte cose, dunque: una casa, un immobile pubblico recuperato e restituito alla collettività, l'uscita fuori da linguaggi e pratiche assistenziali o di moda come "i patti per l'autonomia", il riconoscimento, l'autodeterminazione, relazioni che provano a "fare" ed "essere" insieme. Vuol dire apertura alla fruizione comune, anche quando l'autorecupero è abitativo: all'ex asilo Ritter, per fare un esempio, si sta pensando a come il giardino possa essere impiegato per iniziative del quartiere. Significa tessere storie comuni come promuovere alleanze inedite o sollecitare responsabilità civiche (si pensi, in questo caso, al coinvolgimento di Banca Etica e dei "garanti esterni" per la fidejussione). È tutto "veramente difficile", ma la strada ormai c'è. Dobbiamo continuare a percorrerla, come con noi hanno fatto a Firenze gli amici del Cecco, del Melograno e delle Torri.

La proposta per un'assemblea permanente

Ci piacerebbe che la sede di Fuori Binario, oltre a lavorare specificatamente sulla questione residenze, come hanno proposto recentemente alcuni compagni, potesse costituire una "Assemblea permanente sulle pratiche di autorecupero", che tenesse attivi regolarmente una virtuosa comunicazione, una discussione e un confronto sull'autorecupero perché aumentino le esperienze e la loro comprensione nella società, oltre al sostegno reciproco.

Nelle foto: lavorare insieme all'autorecupero di via Aldini; via Aldini, lavori in corso.

Pagina 2 del numero 229 Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero