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Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 3

AUTORECUPERO

Dalle occupazioni fiorisce una casa

L'esempio virtuoso di Firenze. L'esperienza dell'ex Bice Cammeo di via Aldini e dell'ex Asilo Ritter di via Reginaldo Giuliani.

Sabrina e Monica (Associazione Un Tetto sulla Testa) · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 3

Avreste mai pensato che tinteggiare un muro o trasportare calcinacci con una carriola potessero diventare ponti che annullano le differenze economiche tra le persone e valorizzano le differenze culturali? Con l'autorecupero capita anche questo. Con "autorecupero" si intendono, in maniera generale, quegli interventi di recupero edilizio di un immobile ai quali partecipano direttamente e materialmente i soggetti che saranno i futuri destinatari degli alloggi e/o i futuri gestori. Nei due casi di cui parliamo, si tratta di un autorecupero prevalentemente abitativo, ma con aperture al territorio, che nasce a partire da due occupazioni storiche del Movimento di Lotta per la casa di Firenze e che coinvolgono i soci dell'associazione "Un Tetto sulla Testa" vincitrice del Bando regionale, parte dei quali saranno assegnatari di un appartamento per un periodo lungo ma limitato attraverso un comodato d'uso stipulato tra l'ente pubblico proprietario e l'associazione.

La portata politica di questi due progetti di autorecupero, l'ex Bice Cammeo di via Giovanni Aldini e l'ex Asilo Ritter di via Reginaldo Giuliani e i loro aspetti di proposta sociale, sono narrati a partire dagli squarci di vita vissuta che emergono da amichevoli "chiacchierate" con e tra alcuni soci impegnati nei cantieri. La "formula" dell'autorecupero non è solo un modo di risolvere emergenze abitative partendo da ristrutturazioni straordinarie di edifici che sono stati per decenni occupazioni da parte del Movimento di Lotta per la Casa di Firenze. I progetti rendono necessaria una partecipazione attiva delle persone coinvolte che in seguito saranno, per un periodo, i destinatari degli alloggi facenti parte dell'immobile, inizialmente abbandonato, poi occupato e - infine - entrato, proprio grazie all'autorecupero, nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica.

Nei cantieri dell'associazione, gli autorecuperanti affiancano le ditte preposte ai lavori più specializzati che necessitano di rilascio di certificazioni a norma di legge. Gruppi di persone si organizzano in assemblee a cadenza settimanale per le opere edili che si possono fare insieme. "Insieme" è la parola chiave per arrivare al fine comune: una casa dignitosa e "legale", cosa che è mancata per molti, troppi anni; e la dimostrazione che un modo equo di governare la città, e una risposta alla questione abitativa, è realizzabile a bassi costi e ad alto valore sociale.

Una casa che toglierà finalmente alle persone le ansie dovute al timore di essere sgomberate in ogni momento e di finire per strada. E che sta facendo da apripista per altre successive esperienze simili.

Accanto ai soci autorecuperanti nei progetti partecipano anche soci volontari, non direttamente coinvolti, in quanto non aventi i requisiti per poter ottenere la possibilità di abitare negli alloggi che verranno, ma che donano parte del loro tempo per una bella esperienza di lavoro collettivo. Ogni socio mette la propria opera, qualunque essa sia, a disposizione della collettività, secondo le proprie capacità e attitudini. Nascono "nuove figure", come chi organizza brogliacci per la contabilità dei lavori di cantiere, chi effettua scavi con pala e piccone, chi si occupa della pulizia e riordino dell'area di lavoro fino a vere e proprie opere edili come intonaci e imbiancature.

Con il tempo che passa ci si accorge di crescere, di migliorare, di saper fare cose che pensavi non ti appartenessero. Compresa la gestione di una associazione. Si comprende il valore di ogni tipo di lavoro, anche del più apparentemente "facile", in quanto necessario e preparatorio per i successivi interventi. Vista la eterogeneità di nazionalità e culture delle persone coinvolte nei lavori di squadra, si assiste a una graduale ma fortissima fusione di "usi e costumi" diversi: nelle pause pranzo si condividono cibi provenienti da vari paesi del mondo: "Si fa colazione con i datteri", come ricorda sorridendo Vanessa. Così come le grigliate all'ex asilo Ritter fanno da sfondo a momenti di festa comune. Ci si conosce e ci si apprezza anche attraverso i sapori, i profumi e i colori del cibo.

Di grande rilievo nei cantieri l'apporto delle donne che, oltre ai ruoli più "attesi" di mediazione, preparazione del cibo e pulizia, fattivamente partecipano ai lavori edili insieme agli uomini, aggiungendo energie lavorative necessarie. Nel periodo della pandemia, che ancora stiamo vivendo, i cantieri si sono dovuti adeguare alle nuove normative per il contenimento dei contagi e il lavorare insieme ha dovuto prendere "le distanze", ma è comunque proseguito in sicurezza per tutte e tutti. Nei cantieri di autocostruzione si riportano alla vita vecchie strutture e si recuperano anche rapporti umani e solidarietà. Tinteggiare un muro o trasportare calcinacci diventano così ponti tra culture diverse e capaci di annullare le differenze economiche.

Nelle foto: via Giuliani, i "Ritteriani"; via Giuliani, lavori in corso.

Pagina 3 del numero 229 Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero