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Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 7

ROTTA BALCANICA

Accusato di terrorismo perché cura i migranti

Conversazione con Gian Andrea Franchi: "Accogliere è un atto politico oltre che un dovere". In piazza a Trieste coi volontari di Linea d'Ombra.

Cristiano Lucchi · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 7

I migranti affamati dal liberismo economico e dalla crisi ambientale si raccolgono sul Bosforo da tutto il Medio Oriente e oltre, per incamminarsi, letteralmente a piedi, verso l'Unione Europea. Lo fanno per tentare il 'game', come lo chiamano, riuscire cioè a varcare il confine che separa la terra dei 'barbari' da un continente pieno di opportunità agli occhi di chi fugge da guerre, dittature, territori politicamente e socialmente devastati. Quando arrivano in Europa, la polizia croata non ha pietà. Se sei fortunato ti spoglia e ti leva le scarpe prima di respingerti a sud, in Bosnia, fuori dall'Unione. Se ha voglia di divertirsi ti picchia fino ad arrivare alla tortura. Magari con il supporto di squadre paramilitari fasciste che ti sprangano le giunture di ginocchia e piedi e ti ustionano con ferri roventi affinché tu non possa più 'giocare' nei boschi dei Balcani alla ricerca di una vita migliore. Sono molti a morire, sopraffatti dal dolore, dalla sofferenza, dalla fame.

A raccogliere i cocci umani che sopravvivono e giungono in Italia, umiliati e feriti dalle politiche di Bruxelles, ci pensano i volontari della Ong Linea d'Ombra di Trieste. Curano le loro piaghe, accarezzano i loro piedi martoriati, tentano di ricucire le ferite più profonde, anche quelle dell'anima. Abbiamo incontrato Gian Andrea Franchi, uno dei protagonisti della primavera triestina, uno di coloro che è riuscito a riconoscere un po' di dignità ai migranti. Ha 84 anni ed è indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e terrorismo internazionale.

Terrorismo internazionale o reato di solidarietà?

"La Digos ha suonato all'alba e mi ha sequestrato computer e cellulare. Sono accusato di aver accolto per due notti una famiglia iraniana composta da padre, madre e due bambini e di averli accompagnati il giorno dopo ad un money transfer per cambiare 800 euro", racconta Gian Andrea. "Poi la magistratura ha messo insieme le due notti a casa mia con una terza in cui hanno dormito presso un'organizzazione di passeur curdi che traffica esseri umani per lucro, legata, pare, al terrorismo internazionale. Da questa semplificazione arriva l'accusa più grave che mi colpisce per aver compiuto un semplice atto di umanità, accoglienza e solidarietà".

Questa inchiesta ha però avuto il merito di illuminare come non mai le attività di Gian Andrea e degli altri volontari. Tg e giornali nazionali hanno raccontato la storia e tutti hanno capito che si tratta di un mero "reato di solidarietà" che ha il merito di aprire un dibattito sulle vergognose politiche migratorie europee. "Questo è il lato positivo della vicenda - ammette Gian Andrea. Molti ci hanno espresso fattivamente la loro vicinanza e così a uscirne rafforzate saranno le nostre attività".

I volontari triestini hanno compiuto anche una ventina di viaggi in Bosnia, proprio al confine con la Croazia. "Volevamo toccare con mano la situazione in cui si muovono i migranti e vivere la loro odissea mentre accade. Inoltre sono viaggi utili a portare ai protagonisti del 'game', grazie alle tante donazioni che riceviamo, scarpe, vestiti, medicinali e soprattutto telefoni, unica ancora di salvezza per chi è costretto a marciare nei boschi per settimane".

Prima gli italiani?

Gian Andrea Franchi ha molto chiaro qual è il ruolo del migrante nell'altro 'game', quello che la politica degli Stati europei gioca sulla pelle degli ultimi. "Difendere i confini, mettere al centro il concetto identitario di nazione, andare avanti a forza di slogan come 'Prima gli italiani', attaccare i più poveri e gli esclusi, in un mondo interconnesso e complesso come l'attuale, serve a nascondere quelli che sono i reali problemi: dalla crisi economica al grande aumento di diseguaglianza che abbiamo vissuto a partire dagli anni Ottanta". Un meccanismo, quello del capro espiatorio, vecchio di millenni ma che ancora oggi affascina decine di milioni di europei privi di strumenti di interpretazione.

Il sistema di potere dell'Europa e i respingimenti

"L'Unione Europea è una costruzione gerarchica con cui gli Stati gestiscono dei blocchi di potere. Tutto ciò non ha nulla a che fare con i diritti della persona", approfondisce Gian Andrea. "Quando si parla di Costituzione Europea e di diritti, lo si fa per gettare fumo negli occhi, per nascondere il cuore di questa struttura di potere che è economico e non politico. Basta andare in Bosnia, mettere mani e occhi sulla realtà e capire cos'è l'Europa oggi: costruzione di campi di concentramento nei Balcani e in Turchia, di veri e propri lager in Libia. Il tutto finanziato con la nostra fiscalità, con i soldi degli europei. Digeriamo senza problemi decine di migliaia di morti nel Mediterraneo".

Nel loro stare in piazza Gian Andrea, sua moglie Lorena e i volontari di Linea d'Ombra, le giovani laureate in medicina di La Strada Si.Cura, sono d'esempio per un popolo, quello italiano, ormai imbolsito e incapace di difendere la lunga stagione novecentesca della conquista dei diritti sociali e civili. "Oggi subiamo la militarizzazione della società, le polizie possono praticare abusi di potere senza problemi", dice Gian Andrea. "L'avvocata che segue il mio caso è la stessa che ha messo in moto il meccanismo, grazie ad un ragazzo pakistano, che ha portato alla storica sentenza del Tribunale di Roma che ha dichiarato illegali i respingimenti dei migranti dall'Italia alla Slovenia".

La sinistra, i migranti e i diritti negati

Gian Andrea sembra avere 30 anni meno della sua età anagrafica, se lo incontri in piazza o nei suoi viaggi in Bosnia pensi che abbia trovato l'elisir di lunga vita. "Questa esperienza crea un tipo di rapporto diretto con le persone bisognose, ma senza che si trasformi in semplice carità. Stare in piazza ad accogliere e curare corpi carichi di sofferenza è un atto politico che passa sopra tutte le differenze, culturali in primo luogo".

Un messaggio forte, soprattutto per quella sinistra parlamentare che oggi si è trasformata quasi in un'istituzione totale, in un corpo malato della democrazia in cui pare insuperabile il dogma liberista del profitto d'impresa che vince sul diritto della persona. "E poi tutto il mondo è ormai entrato in una dinamica terribile, basti pensare alla crisi ambientale che tra non molto vedrà migrare oltre la metà della popolazione mondiale".

Per sostenere le azioni di Linea d'Ombra e la copertura delle spese legali, tutti i dettagli sul sito: www.lineadombra.org/

Pagina 7 del numero 229 Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero