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CAPITALISMO ESTRATTIVO
Sciopero dei riders, prima i diritti: \"Stop alle app. Non ordinate la cena\"
26 marzo giornata di boicottaggio delle multinazionali. Lotta per i diritti fondamentali: contributi, ferie, malattia.
Fuori Binario · Fuori Binario n. 227, Marzo 2021, pagina 10
I rider tornano a mobilitarsi, proclamano un'altra giornata di sciopero nazionale il 26 marzo e invitano gli utenti delle app a solidarizzare con loro e a non usare i servizi di consegna a domicilio per tutta la giornata di protesta. I ciclofattorini della rete nazionale "Rider X i Diritti" hanno detto un chiaro e deciso "no" all'accordo Assodelivery-Ugl, considerato un accordo capestro in quanto conferma la natura autonoma del rapporto di lavoro tra rider e piattaforme.
D'altro canto, la loro battaglia è volta invece al riconoscimento del vincolo di dipendenza che permetta ai lavoratori dei servizi di consegna-cibo di godere di diritti fondamentali come quelli ai contributi e ai periodi di ferie e di malattia.
Lo sciopero è stato deciso in un'assemblea che si è svolta "a distanza ma partecipatissima", con 32 città connesse in tutta Italia, e "una copertura pressoché totale di tutte le piattaforme", nella quale è stato posto l'accento anche sui risultati dell'indagine coordinata dalla procura di Milano sui legali rappresentanti di Uber Eats, Glovo-Foodinho, Deliveroo e JustEat che ha stangato le società del food delivery con una sanzione amministrativa di oltre 700mila euro che prevede il recupero dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi nonché l'adempimento di tutti gli obblighi sulla sicurezza del lavoro.
Secondo gli inquirenti, infatti, i fattorini non possono essere considerati lavoratori occasionali in quanto inseriti stabilmente nel ciclo produttivo, seppur a distanza e attraverso l'uso di piattaforme. Dall'indagine, che ha preso in considerazione 60mila rider per circa tre anni, è emerso che la loro presunta autonomia è ridotta alla scelta delle fasce orarie sebbene, anche in questo caso, sia spesso condizionata dai punteggi che il sistema informatico attribuisce sulla base di puntualità, rapidità, accettazione degli ordini. Un circolo vizioso che porta il rider a non poter rinunciare, pena la retrocessione e, di conseguenza, minori opportunità di lavoro in seguito. Lo stesso vale per gli infortuni che, non essendo coperti, obbligano a lavorare anche in condizioni di salute non buone oppure a cedere temporaneamente il proprio account a terzi.
Se poi si considera anche come i fattorini siano costantemente geolocalizzati e come gli operatori intervengano durante le fasi della consegna, si comprende come la pressione sia continua. Una lotta, quella dei rider, che acquista un significato e un peso di rilievo considerato che durante questa pandemia sono stati equiparati ai lavoratori essenziali.
Le rivendicazioni passano anche attraverso una sempre maggiore consapevolezza di essere categoria, come dimostra l'elezione qualche mese fa a Firenze di Talem Parigi quale rappresentante per la sicurezza di Just Eat con seggi volanti allestiti davanti ai fast food.
La rappresentanza è un altro tema caldo nel mondo dei rider. Che vogliono che la loro voce venga ascoltata. Senza dimenticare la prossima emanazione della direttiva del Parlamento europeo sul salario minimo legale e il riferimento, sempre in sede europea, ai lavoratori atipici delle piattaforme digitali, con l'invito a migliorarne il quadro legislativo e a garantire maggiori tutele.
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Uscito sul numero 227 (Marzo 2021), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
