Archivio › Fuori Binario n. 227 · Marzo 2021 › pagina 9
URBANISTICA
Lupi ecosostenibili ma affamati di suolo
La campagna tra Firenze e Scandicci al centro di una grande operazione edilizia. Non esente da critiche.
Radio Wombat · Fuori Binario n. 227, Marzo 2021, pagina 9
L'ex caserma Lupi di Toscana è un'area dismessa tra Firenze e Scandicci. Se ne parla quando la giunta di turno ha bisogno di accrescere la propria autostima e di credere nella propria capacità progettuale.
Recuperare quella zona risponde infatti ai requisiti di una "piccola" Grande opera, con quello che ne consegue. Soprattutto se utilizzata per proseguire l'espansione dell'urbe fiorentina, ormai da decenni satura di cemento ma sempre appetibile per chi del mattone ha fatto il suo business. Radio Wombat ha dedicato una puntata di Stampa Rassegnata proprio a questa vicenda (http://sr135.vado.li/).
La giunta Nardella ha spiegato come il progetto di recupero sia pronto per la Valutazione ambientale strategica (Vas). Ci ha colpito la forma adottata nel comunicato, le parole d'ordine, la retorica utilizzata che abbiamo provato ad analizzare criticamente. Le prime due righe chiariscono già molte cose: "Un 'quartiere' nuovo, contemporaneo, ecosostenibile e incentrato sull'housing sociale".
Anzitutto un "quartiere", il che denota la dimensione dell'opera, ma anche l'intenzione di costruire un insediamento urbano con strade, infrastrutture, case, negozi, a lato di una zona densamente popolata come Scandicci. L'intervento annunciato consuma molto suolo: d'altra parte è il quartiere che dovrà essere nuovo, non certo il modello di sviluppo applicato. Segue poi l'aggettivo "contemporaneo", un riempitivo che non aggiunge nulla. Con "ecosostenibile" si entra nel vivo del discorso. Per prevenire le critiche è meglio tirare fuori le parole scomode per primi, per mettersi dalla parte del giusto: dalla quantità di suolo consumato potrebbe infatti pensare che si tratti di una colata di cemento contemporanea sì, ma molto "vecchio stile".
E ancora: "La parte dell'intervento, che riguarda la costruzione degli edifici, prevede la demolizione di gran parte dell'attuale ex Caserma (circa 33mila mq) e la realizzazione di un nuovo insediamento con un mix funzionale articolato in diverse destinazioni d'uso: residenziale (social housing per 36mila mq), commerciale (4mila mq), direzionale (6mila mq), turistico-ricettivo (5mila mq) e industriale/artigianale (2mila mq), per una superficie complessiva di circa 53mila mq".
Si demoliscono quindi 33mila mq per edificarne 53mila: 20mila in più. Bisognerebbe forse intendersi sul significato di "ecosostenibile". Per noi sostenibile è ciò che non consuma suolo. In verità se volessimo essere virtuosi dovremmo dire, ciò che restituisce suolo, quindi addirittura ne consuma meno. Se con "ecosostenibile" si intende invece che gli edifici saranno costruiti secondo criteri di risparmio energetico, possiamo essere contenti per i futuri abitanti, ma resta l'impatto sul consumo di suolo e la cementificazione.
I 20mila mq in più erano presenti già nel bando di idee lanciato qualche anno fa. Nella descrizione della gara si leggeva: "Il progetto deve prevedere l'utilizzo di SUL in trasferimento, attraverso il meccanismo della perequazione previsto dal RU, fino ad un massimo di 20mila mq". Al di là del lessico urbanistico/burocratese si noti come "fino ad un massimo" si sia tradotto esattamente nel massimo. E come l'aumento del suolo consumato fosse già stato preventivato e giustificato attraverso il meccanismo della perequazione urbanistica, ovvero quel gioco dei bussolotti per cui può costruire di più subito in un certo luogo e recuperare poi da un'altra parte.
In ultimo "social housing": locuzione dalle mille sfumature, nelle intenzioni delle amministrazioni di solito sostituisce il termine "edilizia popolare", che ricorda anni di fallimenti istituzionali e risulta molto poco "cool". È stato ampiamente utilizzato fin dai tempi della giunta Domenici che proprio sull'urbanistica ha perso ogni reputazione, travolta dagli scandali legati all'industria del mattone. Si riferisce a una vasta gamma di situazioni: si passa dagli affitti calmierati con strutture pubbliche o private, fino a forme di autorecupero. Da sottolineare come con "social housing" negli anni sia stata anche etichettata edilizia privata costruita con largo uso di finanziamenti pubblici: in cambio di affitti a prezzo calmierato per alcuni anni, soggetti privati con pochissimo capitale hanno edificato decine di migliaia di metri quadri di suolo.
Analizzando il comunicato del Comune insomma non riusciamo a vedere sostanziali novità. Persiste in noi il dubbio che sullo sfondo rimanga la solita e malsana idea di edilizia, poco intenzionata a abbandonare le vecchie, pessime, abitudini.
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Uscito sul numero 227 (Marzo 2021), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
