Archivio › Fuori Binario n. 227 · Marzo 2021 › pagina 5
SALUTE MENTALE
A rischio l'equilibrio psichico di un italiano su tre
Ansia, stress, incubi: il trauma da pandemia può cambiare la vita. Intanto strutture e centri di aiuto restano sottofinanziati.
Beatrice Montini · Fuori Binario n. 227, Marzo 2021, pagina 5
Secondo l'ultimo rapporto della Società Italiana di Psichiatria il Covid ha messo (e mette ancora) a rischio la salute mentale di 1 italiano su 3. Insonnia, depressione e anche disturbi più gravi sono le manifestazioni di quello che gli psichiatri definiscono il nuovo "trauma da pandemia". Il rischio più diffuso è manifestare il cosiddetto disturbo post-traumatico da stress (PTSD), con sintomi cronici o persistenti che vanno dall'ansia agli incubi notturni. I più colpiti, ovviamente, sono quelli che si sono infettati, i familiari delle vittime, gli operatori sanitari. E le donne sono più a rischio degli uomini.
Tutte le epidemie, ci spiegano ancora psicologi e psichiatri, sono uno choc e quindi fonte di traumi e stress. Ma per il Covid ci sono stati fattori specifici che hanno amplificato l'effetto delle nostre paure. Il lockdown, l'isolamento, l'incertezza economica hanno stravolto vite sociali, lavorative, familiari. E l'impatto maggiore è stato proprio sulle persone che già vivevano situazioni di difficoltà.
Eppure - e questo è forse uno degli aspetti più contraddittori di questa emergenza - la prima ondata del virus ha colpito e ridotto in maniera evidente anche le attività dei servizi di salute mentale nel nostro Paese. Sempre secondo i dati della Sip il 20% dei centri ambulatoriali è rimasto chiuso e il 25% ha ridotto gli orari di accesso. È accaduto così che, alle consuete difficoltà di funzionamento di questi servizi indispensabili (da tempo messi a dura prova dalla carenza di personale e dai tagli delle risorse) si siano aggiunte anche quelle del Coronavirus. Le visite psichiatriche programmate - si legge nel rapporto - sia a domicilio sia in studio, sono state garantite solo per i pazienti più gravi, in molti casi sono state sostituite da colloqui a distanza.
Tutte le attività hanno avuto una significativa diminuzione: i consulti psichiatrici ospedalieri (-30%), le psicoterapie individuali (-60%), le psicoterapie di gruppo e gli interventi psicosociali (-95%), il monitoraggio di casi nelle strutture residenziali (-40%). Inoltre il numero dei posti letto negli SPDC degli ospedali (dove vengono attuati trattamenti psichiatrici volontari ed obbligatori in condizioni di ricovero) è sceso del 12% a causa della conversione delle unità per pazienti positivi al Covid, o per garantire una maggiore distanza fisica per i pazienti. E infine, come nelle altre discipline mediche, si è registrata una riduzione complessiva dei ricoveri (-87%).
Ma non si tratta solo di un problema italiano. Già prima del Covid, i problemi di salute mentale in Europa colpivano 84 milioni di persone, 84mila le vittime (anche a seguito di suicidi). Le statistiche ci dicono anche che il 5% degli europei ha sofferto di disturbi depressivi e che - si stima - entro il 2030 questi diventeranno la principale causa di disabilità nei Paesi ad alto reddito.
Secondo gli esperti un passo, fondamentale, per cercare di affrontare e migliorare la situazione è quello di superare pregiudizi e stigma sociale verso chi è affetto da disturbi mentali (lievi o gravi che siano). Ma sono soprattutto le risorse economiche messe a disposizione che non bastano. Come è stato evidenziato in un recente rapporto della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) oggi sulla carta i centri di salute mentale dovrebbero ricevere il 5% del budget sanitario totale, ma nella realtà siamo ampiamente al di sotto, attorno al 3,5%: "È giunto il momento di allinearci al resto dell'Europa - è la richiesta - che destina alla salute mentale anche oltre il 7 o l'8% del Pil".
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Uscito sul numero 227 (Marzo 2021), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
