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Archivio › Fuori Binario n. 287 · Settembre 2026 › pagina 12

MILLE FOGLIE

Un Highlander chiamato gelso

Valentina Nicastro · Fuori Binario n. 287, Settembre 2026, pagina 12

Stavolta andiamo nel quartiere 4 di Firenze per incontrare un highlander che ha attraversato la Storia rimanendo apparentemente indenne. Visitiamo il gelso del parco di San Bartolo a Cintoia, che insieme ad altri due esemplari, dei quali uno purtroppo è morto recentemente, è stato testimone del tempo agricolo di questo quartiere, a ovest di Firenze tra il Cavallaccio e via Simone Martini, drasticamente cambiato negli anni, passando da zona agricola a residenziale.

Al posto di file di ortaggi, viti e alberi da frutto, sono cresciuti palazzi e centri commerciali e il verde si è ristretto notevolmente. Quel che resta del paesaggio è un parco con tante alberature nuove, area a disposizione dei cittadini umani e non umani, animali e vegetali. Ultimamente si sente parlare anche del progetto di una piscina pubblica e non so dire se questa sia una notizia buona o preoccupante, dato che si va sempre più disperdendo l'identità del territorio dove un tempo c'erano tanti gelsi, presenze arboree per la bachicoltura ma anche foraggio per gli animali e buona entrata di sostentamento per gli agricoltori.

Tutto ormai è cambiato intorno a questi alberi, i progetti urbanistici hanno preso il sopravvento, ma almeno ci resta il gelso di cui parlo, al centro del parco, dove si erge solitario con la sua forma irregolare, un gelso bianco (Morus alba) che tra aprile e maggio fiorisce e le sue foglie esplodono tutte insieme: grandi, cuoriformi, di un verde così vivo da sembrare lucide di rugiada perenne.

Quest'albero non produceva solo ombra: custodiva un patto segreto con i piccoli bruchi bianchi che i contadini allevavano nei graticci di canna. L'albero offriva le sue foglie migliori, accettando di farsi spogliare dai contadini e in cambio di quel nutrimento verde e aspro, i bruchi filavano fili d'oro e d'argento, trasformando il respiro dell'albero nella seta più preziosa del mondo.

La sua corteccia rugosa e vissuta presenta ancora una cavità al centro del tronco e chissà quanta vita accoglie su di sé, dagli insetti agli uccelli! Tuteliamo il gelso, preserviamolo come testimone storico di un quartiere e delle genti che lo hanno attraversato.

Pagina 12 del numero 287 Uscito sul numero 287 (Settembre 2026), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero