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CULTURA
Quando le parole non bastano
Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 282, Marzo 2026, pagina 10
Un lenzuolo di 25 metri con i nomi dei bambini uccisi a Gaza: un grido di dolore e testimonianza che diventa arte.
Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: "Dove abita Dio?". Quelli risero di lui: "Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?". Ma il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda: "Dio abita dove lo si lascia entrare".
Questa meravigliosa storiella ebraica di Martin Buber vale anche per l'arte: che è potenzialmente ovunque, ma di fatto è solo dove la si lascia entrare. Cioè dove si cerca di comunicare – attraverso il lavoro delle mani – qualcosa che le parole non potrebbero raggiungere: e così capita che anche non pensando affatto di 'fare arte', ci si trovi a realizzare impressionanti opere d'arte.
È il caso dell'enorme sudario realizzato dal collettivo Carnia per la Pace, un 'lenzuolo' lungo venticinque metri e largo otto, con sopra scritti i nomi dei 18.500 bambini di Gaza assassinati da Israele tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025: un'opera realizzata seguendo l'intuizione di Paola Caridi, che ha visto nei sudari di Gaza il segno più alto e straziante di questo genocidio ancora in corso.
Io l'ho visto srotolare da una folla in Piazza del Carmine, a Firenze, mentre un vento leggero increspava come onde quei piccoli nomi.
L'ho visto coprire le pietre dove camminarono Michelangelo e Leonardo, per andare a vedere i corpi dei poveri cui Masaccio aveva restituito un'altissima dignità nella Cappella Brancacci. Poche ore prima il segretario di Stato di Trump, Rubio, li aveva arruolati a legittimare il genocidio e l'imperialismo americano: ma l'unica civiltà cui davvero appartengono quei sommi artisti è quella umana.
L'ho visto stagliarsi contro la facciata del convento in cui, nel novembre del 1943, un gruppo di madri ebree furono scoperte, e quindi deportate in un campo di sterminio nazista, con i loro bambini. E accanto al sudario sbucava un cartello coraggioso, "Ebrei contro il genocidio", a legare quei fili invisibili.
L'ho visto lambire la pietra d'inciampo posta di fronte alla casa della piazza dalla quale, nel luglio del 1944, fu rapito e deportato, e quindi assassinato, Ugo Cambi, colpevole di essere antifascista. E l'ho visto circondato da persone pronte a disobbedire alle leggi spaventose che si preparano in Parlamento, invocando pubblicamente: "Palestina libera!". Quel grande sudario cura e denuncia, lega e scioglie, piange e condanna. Perché è sempre a Gaza il nostro cuore. E solo segni come questo riescono a dirlo davvero.
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Uscito sul numero 282 (Marzo 2026), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
