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Se 13 ore vi sembran poche
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 278, Novembre 2025, pagina 16
!Se 13 ore vi sembran poche
Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti
La Grecia vota le 13 ore al lavoro. È schiavitù. Così titolavano alcuni giornali nell'ottobre scorso, quando il parlamento greco ha approvato una legge sugli orari di lavoro, al centro di una mobilitazione sociale che ha visto anche il paese bloccato da due scioperi generali.
In realtà la Grecia è, purtroppo, in buona compagnia perché una legge del tutto simile c'è in molti altri paesi, Italia compresa. Risale alla direttiva europea 88 del 2003, recepita dal governo Berlusconi l'anno stesso in cui è stata adottata. La normativa italiana non parla espressamente di giornate di 13 ore, ma ci si arriva per sottrazione. Sparisce il limite di 8 ore giornaliere e viene indicato un obbligo di riposo giornaliero di 11 ore. Il tutto nell'ambito di un orario massimo settimanale di 48 ore in media, calcolata con riferimento a un periodo non superiore a 4 mesi. Non è molto diversa la legge greca approvata nell'ottobre scorso, anch'essa giustificata dal bisogno di flessibilità per affrontare la crisi del lavoro e i salari bassi.
Ma è davvero così? Le statistiche sembrano dire il contrario: dove si lavora meno l'economia va meglio. Secondo i dati Eurostat del 2024, le settimane lavorative più lunghe sono state registrate appunto in Grecia (39,8 ore), Bulgaria (39 ore), Polonia (38,9 ore) e Romania (38,8 ore), mentre la media cala nei Paesi Bassi (32,1 ore), Danimarca, Germania e Austria (tutti a quota 33,9 ore).
Del resto, le 13 ore di lavoro non sono una novità nel distretto tessile tra Firenze e Prato, nei doppi turni della ristorazione, nei pronto soccorso così come nelle strutture socio-assistenziali. Solo che finora ci siamo potuti appellare ai contratti nazionali e pretendere il rispetto dei diritti. Ricordiamocelo, quando ci dicono che i contratti nazionali non servono, che è inutile scioperare per il loro rinnovo, che meglio affidarsi ai contratti aziendali. Ricordiamocelo, perché, quando verranno a prendere noi, non ci sarà più nessuno per protestare.
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Uscito sul numero 278 (Novembre 2025), a pagina 16. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
