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Archivio › Fuori Binario n. 274 · Giugno 2025 › pagina 8

PALESTINA

Unicoop Firenze, non ci siamo

Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 274, Giugno 2025, pagina 8

!Palestina

Sezione: PALESTINA | Autore: Camilla Lattanzi

L'inganno della "libertà di scelta" davanti al genocidio del popolo palestinese. Il ruolo dei soci che rivendicano scelte più coerenti

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COSA FA UNA MAMMA GAZAWI DURANTE UN RAID ISRAELIANO NOTTURNO

Raccoglie tutti i figli attorno a sé, nel letto come uno raduna libri e vestiti e li mette in valigia prima di lasciare l'hotel. Conta le orecchie, le bocche, i nasi, poi li guarda negli occhi e ve lo giuro, sorride. Canta una ninna nanna, per coprire il suono delle bombe, per far scomparire il ronzio dei droni e rispedirlo su nelle nuvole. Abbraccia ogni figlio di quelli rimasti dopo ogni bomba e se sa che una bomba sta per far esplodere il cielo e la stanza copre loro gli occhi e chiede ad alta voce: "Cosa vedi quando hai gli occhi chiusi?" sperando che la sua voce tremula riesca a coprire il suono distruttore della bomba.

Mosab Abu Toba

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"Questo genocidio viene commesso a causa della terra, per la terra. Israele vuole la terra senza i palestinesi. Ecco perché lo chiamiamo genocidio di cancellazione coloniale": è uno degli slogan della campagna "No ai Prodotti Israeliani nella Grande Distribuzione", sostenuta da una rete di più di 160 associazioni distribuite in 5 regioni tra le quali la Toscana. Si chiama consumo critico ed è una forma di pressione che conosciamo da quando Francesco Gesualdi, allievo di Don Milani, col suo Centro Nuovo Modello di sviluppo s'inventò la Guida al consumo critico, un manuale che valuta eticamente i prodotti più venduti cosicché ciascuno possa orientare le proprie scelte e il proprio potere di "consumatore". Nel 1999 Gesualdi organizzò la campagna "Diciamo NO all'Uomo del Monte" affinché Coop pretendesse dal produttore Del Monte un miglioramento delle condizioni di lavoro nelle piantagioni di ananas. Coop venne sommersa da cartoline prestampate e reagì immediatamente, inviando una commissione in Kenya. Gli ispettori confermarono le accuse e Coop minacciò Del Monte di non acquistare più gli ananas: l'esito fu un successo.

È quel che si spera anche oggi: Israele può ancora ritrovare una dimensione di legittimità e di rispetto del diritto internazionale, ma fino ad allora si insisterà affinché Coop rinunci a proporre prodotti alimentari israeliani, particolarmente simbolici perché "il sistema agricolo israeliano è totalmente e organicamente complice dei crimini dello stato israeliano. Si tratta di un progetto di colonizzazione basato sulla sottrazione di terra e di risorse idriche alla popolazione palestinese. Ma la terra e l'agricoltura sono fondamentali per la resilienza e resistenza del popolo palestinese e rappresentano un elemento fondante dell'identità palestinese, come per tutti i popoli colonizzati".

Mentre in Palestina si muore, nello statuto di Coop si leggono parole bellissime su valori e diritti dei bambini, delle donne e dei lavoratori. Ma i palestinesi che lavorano in Israele vivono una condizione effettiva di apartheid, come sostenuto dalle maggiori organizzazioni per i diritti umani e in alcuni casi è bastato un post che esprimesse pietà per essere sospesi, bullizzati, aggrediti. Se è vero che "la Coop sei tu", e che contiamo qualcosa come consumatori e soci, allora Coop deve tener conto delle richieste di coerenza e giustizia che arrivano dalle assemblee. I promotori hanno tentato con ogni mezzo di essere ascoltati, attraverso volantinaggi e presidi, hanno fatto chiamare i direttori responsabili per fare domande sui prodotti e sulla loro origine, hanno usato i megafoni davanti agli scaffali dove sono ancora in vendita prodotti che potrebbero provenire dai terreni rubati ai palestinesi nelle occupazioni illegittime e il personale stesso ha ammesso di essere disinformato e ha solidarizzato con i manifestanti. COOP ha infine pubblicato una lettera pilatesca nella quale sostiene che non boicotta perché ciascuno è libero di fare le sue scelte. "Ma chi entra alla Coop pensa di trovare prodotti eticamente migliori di quelli che si trovano in altri supermercati – replicano i soci promotori - e poi che significa lasciare al singolo la scelta? Se il singolo volesse un prodotto che finanzia un genocidio forse che Coop glielo metterebbe a disposizione?"

A chi pensa che non sia giusto sovrapporre le aziende israeliane con il governo Netanyahu, risponde un parere della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024, al Paragrafo 278 dove la Corte esplicita "l'obbligo di astenersi da relazioni commerciali con Israele che possano contribuire o consolidare la situazione illegale nel Territorio Palestinese Occupato". Le entrate fiscali che derivano da quelle aziende vengono utilizzate dal governo per comprare armi e finanziare la guerra. Si chiama "finanziamento indiretto della guerra": per molto meno l'Europa e gli USA hanno posto sanzioni alla Russia o a Cuba. La Coop deve rispondere della sua incoerenza e assumersi le sue responsabilità.

Firma per sostenere la campagna: https://www.change.org/p/diciamo-no-ai-prodotti-israeliani-nei-nostri-supermercati-fermiamo-il-genocidio

Per comunicare con l'organizzazione: retecampagnagd@gmail.com

Pagina 8 del numero 274 Uscito sul numero 274 (Giugno 2025), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero