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CONTENZIONE
Il diritto in camicia di forza
Guido Leoni · Fuori Binario n. 265, Settembre 2024, pagina 7
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Sezione: CONTENZIONE | Autore: Guido Leoni
"Ho chiesto aiuto e mi hanno legato": la testimonianza di un paziente psichiatrico, punito per aver notato una mancanza
Agosto. La mia gatta mi guarda spaventata mentre mi infilo nervosamente le scarpe, non so neanch'io cosa sto facendo. Sono agitato, questa è l'unica cosa sicura. Un principio di panico, sto di nuovo pensando al suicidio. La statistica dice che le persone affette da disturbo bipolare hanno una probabilità 15 volte maggiore del resto della popolazione di farsi fuori. Anche su questo, una sola cosa evidente: una sofferenza impossibile da gestire da soli.
Nella mia ventennale carriera di paziente ho incontrato operatori con cui mi sono trovato bene o meno bene, ma non sono mai arrivato a dubitare della loro buona fede.
Cinque anni fa ho chiesto il solito Trattamento Sanitario Volontario. Il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dove mi trovavo era gestito dalla mia stessa dottoressa. Era molto brava, mi aveva cucito addosso una robusta terapia farmacologica. In un anno non mi ha mai chiesto come stavo.
Reparto rigorosamente 'restraint', vale a dire tutto chiuso a chiave (non è scritto da nessuna parte che debba essere così), gocce a iosa per addormentarci anche di giorno, nessuna parola di conforto, presenti anche operatori aggressivi a prescindere. Novità: perquisizione e sequestro sistematico delle sigarette. Se volevi fumare dovevi fare il/la bravo/a.
Un pomeriggio ho notato una porta finestra spalancata. Il corridoio era vuoto, non mi vedeva nessuno. Ho dato un'occhiata fuori. Sono andato a riferire il tutto a un infermiere, che mi ha condotto dallo psichiatra di turno, il quale ha stabilito che avevo spezzato i tre lucchetti con le mani. Non sapevo di essere nipote di Houdini!
Questo "medico dello spirito", per non prendersi la responsabilità di quanto accaduto, ha decretato la mia contenzione.
Sono stato trasferito in un altro SPDC tramite ambulanza, con i soldi dei contribuenti, e legato stretto per tutta la notte.
Io sono rinomato per la mia adesione ai trattamenti, ovvero non mi ribello alle terapie farmacologiche (ho un fegato in steatosi a 40 anni per questo). Vengo definito un ESP (paziente esperto). Eppure, senza una ragione valida, mi hanno legato e si è abbattuta su di me la sospensione dello stato di diritto.
Tutto questo è successo cinque anni fa. Da allora ho perso il mio unico rifugio d'emergenza, lo SPDC appunto. Di mia volontà non ci tornerò di certo. Non chiederò ancora aiuto, se questo è l'aiuto.
Altro capitolo è lo stigma interno, quali sono le mie colpe per ricevere un simile trattamento? E dove è finita la cura con le parole?
Anche la mia gatta sarebbe curiosa...
Ringrazio questo periodico che dà voce a chi dovrebbe averla e di solito non ce l'ha.
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SPDC, cosa sono
Spdc è una sigla che sta per Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. In estrema sintesi si tratta di un reparto ospedaliero dedicato ai pazienti psichiatrici: qui vengono ricoverate le persone che hanno una crisi, un tracollo psicologico o si trovano in una fase psicopatologica acuta.
Si accede agli Spdc in due modi: volontariamente (i ricoveri volontari sono detti TSV) o in maniera obbligatoria (con il TSO, trattamento sanitario obbligatorio). In questo secondo caso, per procedere al TSO è necessario un provvedimento emanato dal sindaco del comune dove si trova la persona da ricoverare, certificato da due medici (di cui uno dell'Asl), con l'ok del giudice tutelare.
Gli Spdc in Toscana sono trenta, di cui tre a Firenze (S. Maria Nuova, S. Giovanni di Dio, Ponte Nuovo). In questi reparti, come si può leggere sul sito della Regione dedicato alla salute mentale, si effettuano (o si dovrebbero effettuare) "terapie farmacologiche, di sostegno psicologico, attività di gruppo di tipo psicoeducativo". (b.m)
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Uscito sul numero 265 (Settembre 2024), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
