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DIRITTI
Terrorismo delle parole
Ilaria Di Biagio · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 6
!Diritti
Sezione: DIRITTI | Autrice: Ilaria Di Biagio
A metà gennaio la vita di Seif Bensouibat è improvvisamente cambiata.
Educatore per oltre nove anni allo Chateaubriand, prestigioso liceo francese a Roma, quella sera d'inverno si è visto perquisire l'abitazione dalla Digos alla ricerca di esplosivi e armi: non verrà trovato niente. Cosa era successo? Il dirigente scolastico del suo istituto aveva segnalato all'ambasciata francese e alle autorità italiane alcuni post pro-Palestina, che Seif aveva condiviso sul profilo Instagram privato.
È stato immediatamente sospeso e poi licenziato la settimana successiva. Convocato quindi in Prefettura lo hanno informato di un'indagine penale a suo carico, per istigazione all'odio etnico, religioso e razziale, e del procedimento di revoca dello status di rifugiato politico. Seif, algerino, lo aveva ottenuto nel 2013.
Sono seguiti tre mesi di limbo, durante i quali Seif è rimasto senza lavoro, finché il 16 maggio la polizia lo ha prelevato da casa dicendo di seguirli per una notifica. Il giorno prima c'era stato un presidio davanti alla sua scuola, in occasione del quale il vicedirettore aveva chiuso l'istituto a causa di una generica manifestazione, come si legge nell'email inviata al personale e agli studenti. Nonostante la volontà della scuola di tenere lontana la vicenda, infatti, la solidarietà di genitori e studenti verso Seif, che conoscono da anni, è arrivata numerosa. Tanto da aver portato al presidio del 15 maggio.
Ma torniamo a Seif. Il 16 maggio viene condotto prima all'ufficio immigrazione e di lì a qualche ora portato in uno dei peggiori Cpr, quello di Ponte Galeria. Il giorno successivo, gli viene notificata la revoca dello status di rifugiato, decisa in realtà il 6 febbraio senza però farglielo sapere. Seif passerà quattro giorni nel Cpr, fino al 20 maggio, quando il giudice di pace non convaliderà la detenzione.
Una decisione, quella del giudice di pace, che conferma l'assoluta illegittimità delle misure adottate nei suoi confronti.
Durante tutti questi mesi Seif Bensouibat non ha mai potuto esprimersi, essendo stato giudicato senza processo e adesso, seppur libero, rischia comunque l'espulsione immediata e il ritiro dello status di rifugiato. In merito alla questione è intervenuta anche Amnesty International parlando di «decisione grave». La difesa ha presentato a metà giugno il ricorso presso il tribunale di Roma, contro il provvedimento di revoca di asilo; verrà percorsa ogni via a tutela dei suoi diritti, che sono garantiti sia dalla Costituzione che dagli obblighi internazionali che l'Italia è chiamata a rispettare.
Mentre si aspetta di conoscere l'esito dell'appello sul suo status di rifugiato, si è creata una rete di cittadine e cittadini in sua solidarietà, di cui fanno parte tanti genitori e studenti dello Chateaubriand, che sta raccogliendo firme e contributi economici a sostegno delle spese legali.
La vicenda di Seif è esemplificativa dell'approccio che le autorità di pubblica sicurezza stanno avendo da mesi nei confronti di chi esprime idee filo-palestinesi. Da Firenze a Venezia, Pisa, Bologna, Roma, Napoli, Padova, un modus operandi che mira al silenzio o, forse ancor più, ad un conformismo ideologico.
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Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
