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FEMMINISMI

Manifesto di rivolta femminile

Marta Benettin · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 13

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Rubrica: FEMMINISMI | Autrice: Marta Benettin

Nel luglio del 1970 viene affisso il "Manifesto di Rivolta femminile" sui muri delle città italiane, basato su un testo elaborato da Carla Lonzi, Carla Accardi ed Elvira Banotti. Convenzionalmente segna la nascita del movimento femminista italiano.

Sono passati 54 anni da allora e a leggerlo oggi mantiene una sorprendente attualità. Mi fa un po' pensare alla Costituzione Italiana, anagraficamente non più giovane ma che continua a risuonare nel presente per la sua capacità di affrontare questioni fondamentali e universali. Perché, nonostante i progressi significativi, molte delle questioni sollevate nel Manifesto rimangono rilevanti. Parla di lotta per l'equità salariale come "un nostro diritto" e poi rilancia "ma la nostra oppressione è un'altra cosa", come a dire che non sono (solo) i soldi, a liberarci. Ci vuole il riconoscimento del lavoro domestico, dell'esistenza al di là della maternità, del diritto di smettere di giustificare gli assunti, la cultura e la storia scritti solo dall'uomo in ogni ambito della sfera pubblica e privata.

Involontariamente le autrici riescono anche a dare dignità all'uomo: "non salterà il mondo se l'uomo non avrà più l'equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione." In altre parole, gli uomini saranno in grado di farcela, ne sono capaci.

Dopo oltre 50 anni il Manifesto sfida ancora le strutture patriarcali, dimostrando che la lotta per la parità di genere è un processo continuo e necessario.

Suggerimenti: leggete i punti del "Manifesto di Rivolta femminile" (si trova facilmente in rete) e adottatene uno. Fatelo diventare il vostro mantra dell'estate.

Pagina 13 del numero 264 Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero