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ATTUALITÀ
Le stragi sul lavoro figlie dello sfruttamento
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 261, Aprile 2024, pagina 5
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Sezione: ATTUALITÀ | Autrice: Valentina Baronti
"Controllare i cantieri è come svuotare il mare con un bicchiere". Santoro, Altro Diritto: "Il progetto Soleil offre tutela ai lavoratori"
"La sicurezza non si fa solo con i controlli, che comunque sono scarsissimi. Senza una presa in carico sociale il problema non si risolve. Per togliere gli incidenti, bisogna eliminare lo sfruttamento e quindi lo stato di bisogno, altrimenti va a finire che le vittime solidarizzano con chi li sfrutta, perché l'alternativa è anche peggiore". Sul tema degli incidenti sul lavoro, dopo la strage dell'Esselunga, abbiamo intervistato Emilio Santoro, di Altro Diritto, associazione che coordina il progetto Soleil per il contrasto allo sfruttamento lavorativo a livello regionale.
Santoro, perché i controlli non bastano?
Intanto perché sono pochi. Mancano mille ispettori in tutta Italia e mancano persone di alta qualifica, i tecnici per intendersi. Ma i controlli da soli non bastano, c'è bisogno di una presa in carico sociale. Prendiamo il caso del cantiere dell'Esselunga di via Mariti: le quattro vittime straniere che venivano dal bresciano dove dormivano? Venivano tutte le mattine da Brescia? Dormivano in baracche o furgoni? E gli altri, quelli che sono sopravvissuti, dove sono spariti? Che vita fanno adesso? Sicuramente qualcuno li prelevava, li organizzava in squadra, li portava qui e forniva un qualche tipo di alloggio, facendosi pagare per questo. Saranno le indagini a chiarirlo, ma il sistema del caporalato nei subappalti è diffuso.
Come funziona il sistema dei cantieri?
Quello dell'edilizia è il settore più pericoloso e noi abbiamo un numero di incidenti sul lavoro superiore a qualsiasi altro paese europeo. Chi ha un'alternativa sceglie un altro lavoro. Spesso chi vince un subappalto non ha una squadra pronta e si mette a cercare operai da portare in giro per l'Italia. A volte dormono nei cantieri, a volte in capannoni o in alloggi di fortuna, a volte fanno avanti e indietro viaggiando di notte, anche perché non possono certo permettersi un affitto in città come Firenze. Per questo, l'alloggio decente è uno degli indicatori del reato di sfruttamento lavorativo.
Quindi c'è bisogno di un paracadute sociale?
Se vuoi combattere lo sfruttamento devi togliere lo stato di bisogno e accompagnare verso un nuovo posto di lavoro. Altrimenti non c'è controllo che regga. Se la conseguenza è la perdita di lavoro e il rimpatrio, è chiaro che la vittima di sfruttamento non collabora al controllo ed è, paradossalmente, solidale con chi lo sfrutta. Dobbiamo costruire un sistema che sia in grado di affiancare ai controlli una tutela dei lavoratori a tutto campo ed è quello che vogliamo fare con il progetto Soleil.
In cosa consiste il progetto Soleil?
È un progetto di livello regionale, al quale collaborano associazioni del privato sociale e sindacati. Prendiamo in carico le vittime di sfruttamento dal punto di vista sociale, per la regolarizzazione del soggiorno o per l'alloggio, oppure per l'accompagnamento verso altri lavori. Il problema è il budget, che non è basso, ma che ci consentirà di prendere in carico 50-60 persone in due anni. Solo nel cantiere dell'Esselunga ce n'erano di più.
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Uscito sul numero 261 (Aprile 2024), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
