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RICOMINCIARE
La poesia delle bambole
Ilaria Di Biagio · Fuori Binario n. 261, Aprile 2024, pagina 12
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Rubrica: RICOMINCIARE | Autrice: Ilaria Di Biagio
Il laboratorio dell'Associazione Pantagruel offre alle donne detenute l'opportunità di creare qualcosa di bello e ricucire il proprio vissuto
Tutelano i diritti dei detenuti e delle detenute, sono attivi nelle carceri di Firenze (Sollicciano e Mario Gozzini), e hanno un laboratorio e uno spazio espositivo in via di Mezzo. È qui, dove ci accolgono entrando le tante bambole fatte a mano che si affacciano dagli scaffali, che incontriamo Antonia Ruggeri, socia dell'associazione Pantagruel e referente del laboratorio esterno "La poesia delle bambole".
Cosa fate in carcere?
Operiamo dentro Sollicciano dalla sua fondazione a metà anni '80, prima con un piccolo gruppo di volontari, diventato poi sempre più esteso. Proponiamo corsi di formazione periodici, visto che il volontariato in carcere è complesso, devi imparare a conoscere e gestire una struttura che ti pone mille ostacoli. Ora per esempio rientreremo in carcere dopo un blocco di giorni dovuto ad un "rinnovo di documenti". Il volontariato in carcere è un attore molto importante, è quello che con la sua presenza tutela, vigila, che i diritti siano rispettati. Il carcere dovrebbe essere un entrare ed uscire di persone che non appartengono all'amministrazione penitenziaria, ci vorrebbe un'osmosi interno-esterno continua.
Come conciliate il lavoro fuori e dentro il carcere?
In diversi modi. Con il progetto "La poesia delle bambole", nato nel 2001, con il quale collaborano e hanno collaborato molte donne. Proprio questo laboratorio è quello che ha fatto da anello di congiunzione tra l'interno e l'esterno. Il laboratorio interno si articola in una-due volte la settimana. All'esterno cerchiamo di portare le donne che hanno accesso ai benefici, come può essere un art. 21, una semilibertà. Vengono qui da noi con delle borse lavoro per imparare a fare un tipo di lavoro che è un vero e proprio esercizio, perché per fare una bambola si devono rispettare tante regole. Il laboratorio diventa così un luogo dove tornare: si crea un ritmo, si parla, ci si racconta, si rielabora il vissuto.
Che regole vanno seguite per fare le vostre bambole?
Le regole sono tante, ciascun oggetto è fatto con materiali naturali, tagliato e cucito a mano. Bisogna essere molto precisi nel realizzare una bambola, per avere un risultato secondo gli standard che abbiamo deciso di applicare. Ci ispiriamo alla pedagogia steineriana quindi ad una filosofia di tipo umanistico che ha una funzione anche terapeutica. Le bambole hanno fisionomie diverse, la prima che viene fatta fare è la Ninetta, la bambola cuscino. Si inizia dal creare una pallina di tessuto, un ovulo, e quindi un feto che cresce piano piano. Anche i fili, che vengono passati e legati in una determinata maniera, rappresentano tutta una serie di linee energetiche; una ragnatela che poi è la ragnatela della nostra struttura cerebrale. La bambola si crea attraverso l'energia della persona che la fa. Possono essere caricate di un valore, di un pensiero, di una fantasia.
Qual è il destino delle vostre bambole?
Quelle prodotte "fuori" vengono vendute ai mercatini e ne ricaviamo delle donazioni. Le altre, prodotte "dentro" dalle donne detenute, offrono un ricavo a chi le fa. Spesso chiedono di tenere la prima bambola fatta, una Ninetta a volte è un vero e proprio parto, rinasce la vita dalle tue mani. Crearla richiede cura, precisione nel dettaglio, molta concentrazione, passione e dedizione. Caratteristiche che, trasferite nella vita fuori dal carcere, ti portano ad affrontare qualsiasi lavoro con la stessa cura e attenzione.
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Uscito sul numero 261 (Aprile 2024), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
