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CONTROVENTO

In difesa dei palestinesi

Sara Benedetti · Fuori Binario n. 261, Aprile 2024, pagina 2

!Controvento

Rubrica: CONTROVENTO | Autrice: Sara Benedetti

Relatrice speciale dell'ONU sui territori occupati, è impegnata nella lotta per la pace e la giustizia

Gli occhi sono tutti puntati su di lei, Francesca Albanese, la relatrice speciale ONU sui Territori palestinesi occupati. Ricopre l'incarico dal 2022 e negli ultimi mesi il suo nome e il suo volto hanno fatto il giro del mondo per la tenacia che ha dimostrato nella difesa dei diritti della popolazione palestinese. I suoi detrattori sono molti, ma ancora di più sono i sostenitori: "Il vostro calore è davvero commovente, sono molto più abituata a fronteggiare i plotoni di esecuzione" ha affermato metaforicamente in risposta al travolgente applauso a lei dedicato che ha inondato il Salone dei Cinquecento durante l'evento Pace e Giustizia in Medio Oriente con focus sulla Palestina, tenutosi a Firenze in Palazzo Vecchio lo scorso 24 febbraio.

Albanese ha condotto un lavoro di indagine e di denuncia senza precedenti: lei, la prima donna a ricoprire il ruolo di Special Rapporteur oPt, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Ancor prima dei fatti del 7 ottobre, quando l'attenzione mediatica su Israele e Palestina è diventata massima, la relatrice speciale Onu aveva redatto tre fondamentali Rapporti internazionali – presentati rispettivamente nel settembre 2022, nel luglio e nell'ottobre 2023 – in cui con particolare enfasi viene evidenziato come il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione rimanga irrealizzato; come la privazione arbitraria della libertà nel territorio palestinese occupato non si limiti a un sistema di arresti e detenzioni ma costituisca un più complesso e corrosivo continuum carcerario che comprende diverse forme di confinamento, tra cui quelle fisiche, burocratiche e di sorveglianza digitale; come i bambini palestinesi, che costituiscono metà della popolazione palestinese – di cui il 30% ha meno di 15 anni – vivano costantemente traumi sia di tipo fisico che psicologico, caricati di paure e sfide molto più grandi di loro che nessun bambino al mondo dovrebbe sopportare, tanto che è stato coniato il termine unchilding in riferimento alla privazione della normalità, della leggerezza e dell'innocenza che dovrebbero caratterizzare anche l'infanzia dei bambini palestinesi.

"Dobbiamo fare attenzione alla censura e all'autocensura" mette in guardia Albanese. "In Italia non è semplice parlare dei territori palestinesi occupati, nonostante da oltre cinque mesi Israele commetta crimini atroci ed abbia ammazzato 30.000 civili palestinesi". Prova del clima intimidatorio è la violenza con cui la polizia ha represso le manifestazioni tenutesi a febbraio a Pisa e Firenze, manganellando gli studenti, molti dei quali minorenni, finiti anche in ospedale. "E questo per quale ragione, per aver chiesto un cessate il fuoco? Ma in quale mondo contorto ci troviamo a vivere?" chiede la relatrice speciale, lei stessa oggetto di molteplici attacchi per non aver omesso che esiste un prima 7 ottobre, rifiutandosi di ridurre la questione israelo-palestinese a un contesto bellico nato con e a causa dell'attacco di Hamas, senza alcun riferimento a decenni di brutale occupazione israeliana dei territori palestinesi. "Quanti 7 ottobre esistono nella vita dei palestinesi?". Albanese non giustifica quanto avvenuto il 7 ottobre, la sua solidarietà è rivolta alle vittime. Ma precisa: "Un crimine non ne giustifica un altro".

Oltre ad essere una brillante giurista e una docente specializzata in diritti umani, Francesca Albanese è una international lawyer, e proprio dal suo punto di vista di avvocato ciò che le procura maggiore sofferenza è la forma di violenza che deriva dal doppio standard nell'applicazione del diritto internazionale: "Il diritto internazionale non è qualcosa che si può scegliere arbitrariamente, gli Stati lo devono applicare, ed è universale solo se applicato in modo universale".

Dal 1967 Israele ha avviato quella che viene riconosciuta come l'occupazione più lunga della storia moderna e da cinque mesi sta perpetrando un genocidio, proprio "davanti ai nostri vigili occhi [...]. Come hanno detto i procuratori del Sudafrica, questo è il primo genocidio documentato in tempo reale dalle vittime che lo stanno subendo e a livello politico niente è stato fatto fino a questo momento". Quanto sta avvenendo a Gaza non ha precedenti: secondo Euro-Med Human Rights Monitor, su quella striscia di terra dove sono concentrate più di due milioni di persone sono state sganciate, dal 7 ottobre, più di 25.000 tonnellate di esplosivo, l'equivalente di due bombe nucleari.

Cosa ancora manca da vedere a Gaza? Stragi di civili ovunque si trovassero, dentro le proprie abitazioni, negli ospedali, nei campi profughi, nelle scuole, nei luoghi di culto, sulla strada in attesa di ricevere un sacco di farina dopo interminabili settimane di fame e miseria; sono stati presi di mira sanitari e giornalisti. Sono stati amputati arti senza anestesia e rimossi uteri alle donne partorienti a causa di gravi emorragie; interi nuclei familiari sono stati completamente cancellati. Sono stati perpetrati rapimenti, profanazione di corpi e furto di organi, stupri, torture ed esecuzioni. Non ha forse l'umanità fallito quando bambini gazawi dell'età di cinque anni esprimono il desiderio di morire, come riportato da Medici Senza Frontiere, perché vivere è ancora più spaventoso? Se non altro ci rimane una cosa da fare e Francesca Albanese ce lo ricorda molto bene: "È nostra responsabilità, proprio in quanto cittadini occidentali, utilizzare i nostri privilegi per correggere queste ingiustizie".

Di Francesca Albanese suggeriamo la lettura del libro J'accuse. Gli attacchi del 7 ottobre. Hamas, il terrorismo, Israele, l'apartheid in Palestina e la guerra, Fuori Scena editore, scritto con Christian Elia e contenente un ampio e importante saggio di Roberta De Monticelli.

Pagina 2 del numero 261 Uscito sul numero 261 (Aprile 2024), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero